La pietà popolare – Angelo Rendo

A Ragusa hanno fatto FestiWall, figa incipriata, street art pregna. La Scicli pia celebra invece la sua santa patrona, Maria Santissima delle Milizie. Memento per l’automobilista distratto, lungo una strada che qualche anno fa fu teatro di un terribile incidente. 
Un grigio serbatoio fa da vedetta, la matrice, occhio ciclopico, benedice, un cavaliere col suo timido cavallo per caso assistono all’impennata del cavallo santo, Maria fende orribilmente l’aria con la sua spada. Ma non c’è più nessuno. Se non dentro quella casa o nei ghetti festivalieri.

Fesso – Angelo Rendo

Stavo dalla mia parte, sopra il pensiero, quasi mezzogiorno, quando, improvviso, un venticello fresco e liberatorio giunge; alzo la testa dal libro e getto occhi distratti dall’altra parte della strada. Subitanea la lettera cerchiata in rosso nella foto, iniziale dei proprietari del bar, attaccata al muro, all’entrata, una F colossale, chiama con nonchalance a sé la scritta Esso, impressa nella parte superiore della colonnina del rifornimento.

L’alloro – Angelo Rendo

Un nugoletto assai sguaiato di individui dall’accento comisano nel piazzale, sotto il balcone, alle 15:00, attende da mezz’ora altri simili. Quando, finalmente e fortunatamente, i ritardatari arrivano, uno del gruppo – che aveva fatto il tempo – svetta sul già greve vociare degli altri con un ottonario aureo : “Chi ti manciasti ‘nu squalu?” – per il nuovo arrivato. Meritava l’alloro. Ma è chiuso, essiccato in una boccetta, perfido lenitivo.

Erdogan il Ragno – Angelo Rendo

Il caro amico Alberto Mazza, ispirato dalla mia foto di profilo facebookiana, si è preso la briga di trovare il nome del mio alter ego. Che sarebbe NOEL ERDOGAN.
Non son cose che possano dirsi liberamente, innanzitutto!

L’unione del mio nome e cognome è così impressiva, suona così bene che sarebbe stato impossibile deturpare questo binomio perfetto, non ci fosse stata una mente andata, capace di sfruculiare negli anditi più pigramente abbandonati.

E il danno si è anche fatto più imponente, allorché, contagiato, sono andato in cerca di un motore di anagrammi. 

Il mio tertius ego, se volete, si regge su quattro paia di zampe: ARDO LE GONNE, DAL NEO REGNO, DAL NEON ORGE, DAL NEO RAGNO, DAL NEO RANGO, DONA LE ROGNE, LE ONDE RAGNO. Con LEDA ROGNONE, in pole position, zampa anteriore sinistra. Erma.

Il macallè di ricotta – Angelo Rendo

Lasciata la macchina con la moglie dentro poco più avanti, alla mia destra, lungo la via che porta al varco di accesso e uscita, dopo esser stato rifornito, furtivo – fra mio padre in visita alle mie spalle e un nuovo cliente che quasi pende dalla pompa, ha fretta – si riavvicina, e a bassa voce, a bruciapelo chiede: “Che ti piace il macallè di ricotta?”. Rispondo, disarmato, di sì, ma ho già fatto colazione, grazie. Se vuoi lo prendo, è in macchina. No, grazie davvero, grazie. Molle se ne va, con gli occhiali da sole azzurrati che gravi gli abbandonano la fronte e la paglietta all’aria. Non so cosa abbia fatto dopo.

Gesù di Nazaret è un ex finanziere – Angelo Rendo

​’Angelo, io sono un Gesù di Nazaret, lo vuoi capire o no? Se mi dessero l’Italia in mano, vi farei fischiettare e cantare tutti, tutti i giorni! Però…RIGORE e DISCIPLINA!’.

(Brivido alla schiena).
Così un cliente settantenne, ex finanziere – dalla schiena dritta a tal punto da destare preoccupazione – conclude la sua permanenza presso il rifornimento.
(Io tutt’orecchi, per venti minuti).

Riccardo Pedrini è uscito dai Pooh – Angelo Rendo

Ho letto poco fa (http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/con-ms-kakashnikov-wu-ming-perde-pezzi/) che Wu Ming 5 (Riccardo Pedrini) ha rotto coi Wu Ming. Pare abbia subito una dura reprimenda dai compagni per aver rinnegato quel marchio di fabbrica cheap. Ha scritto un ‘romanzo in prima persona’.
Si era stancato dei filtri, della fiction, dei meccanismi aziendali del collettivo.
Ha comunque scelto di mantenere disonorevolmente la spendibile maschera del Senza Nome 5.
Il monolitismo di questa frangia di illuminati inizia a vacillare, ma, al netto della polemica interna al politburo, questo avvenimento per me, morto di sonno stamane e nei secoli dei secoli, vale quanto la decisione di Riccardo Fogli di abbandonare i Pooh per Patty Pravo.

Sindaco – Angelo Rendo

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Ero lì lì per innalzare le due dita a V, ma per pudore mi trattenni, anzi, per indecisione. Non riuscivo a capire se bramassi ardentemente la vittoria o temessi un posto di blocco o se fosse, infine, intenso stimolo a sciogliermi in pipì.
Accadde quando il presidente Berlusconi, resomi l’onore di venire a Scicli per la presentazione della mia candidatura a sindaco, fece tutto un discorso perduto, che nessuno capì o ricorda ad oggi di aver mai ascoltato.
Solo io – accingendomi a ricostruire, in questo esatto momento, la crux praedatoria, ovvero la parte fàtica nella quale pur emettendo parola il presidente rimaneva affondato in una lacuna silente, in un lago astruso di stilemi aurei, in una bolla tremolante di sapone – posso ben affermare che la misericordia deprime per fortuna la giustizia.

Alba Talietti, o del tatuaggio – Angelo Rendo

All’improvviso compare davanti alla porta un uomo: Buongiorno, mi dicissi una cosa dove è Marina di Ragusa? Ah. E il castello di Donnalucata? Donnafugata. Ah. Dice che lì c’è un ristorante e si mangia bene. Ah. E mi dicissi un’altra cosa che c’è uno che fa tatuaggi a Marina di Ragusa, quanto mi ha detto che dista? 5 km. Ah. No, non c’è, per quanto ne so. Si deve fare un tatuaggio? No, me lo devo fare correggere. L’uomo viaggia in camper, è catanese, è panzutissimo e indossa una felpa nera con la scritta “Meglio un giorno da leone che cento da pecora”. Se la tira in alto di colpo: È questo – esclama. Mi lascia il tempo di interpretarlo. Una donna a seno nudo –  Alba sta scritto sopra la testa – che lui mi dice essere la Parietti, si mira in uno specchio, girato però verso chi guarda; alle sue spalle un mare slavato e appunto davanti lo specchio, a lato del quale leggo Talietti (“guardati” in siciliano). Se ne va senza salutare.