Notizie da Atene – Angelo Rendo

Circola da stamattina su Facebook questa foto proveniente da Atene. E l’inferenza analogica lavora non cheta cheta ma vorace scalpita. Un ghiottone apre il suo canale e inghiotte.

In alto, da sinistra verso destra Pitagora (o Morrissey) e Ipazia, al centro Platone – che con una sbieca scrollatina si butta alle spalle Aristotele – col ‘varietur’ che fa traballare un poco l’attivazione analogica; infine Apelle. Intorno figuranti.

In basso il codice informatico inizia ad arrossire e a nascondere un civico consesso.

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Love Will Tear Us Apart (“L’amuri ni cunsuma”) – Angelo Rendo

[“Vedo la gente Joy Division” è una pagina arguta e intelligente, una pagina che sfocia nel merchandising.

Cosa è successo? È successo che il singolo (“Love Will Tear Us Apart”, 1980) più famoso dei Joy Division è stato tradotto in svariati dialetti d’Italia, passando anche la forca del latino e del greco antico. La situazione è degenerata, e ne è venuta fuori una cosa simpatica.

Io ho contribuito con la mia in dialetto sciclitano. Il siciliano non ha futuro.]

https://youtu.be/zuuObGsB0No

L’AMURI NI CUNSUMA

Quannu ‘a vita ni runa ka mazza
e nun avimu chiui pititta
e ‘u maluppilu n’ancupuna

a stuppagghiu

canciamu.

Pigghiamu strati diversi
cuomu facimu e facimu
l’amuri ‘u stissu n’ammazza.

Pirchini l’arcova eni cussì fridda?
Ma mi rasti ‘i spaddi??
Comu ‘a fazzu e fazzu è tinta,
mancu ni cacamu chiui?
Na mentri ancora ni facimu
sagnu na scurra ‘i rintra.

‘St’amuri ‘st’amuri ni pizzìa.

Ietti uci no suonnu e dici
ca sugnu persu?

‘U sacciu iu chi agghiu na ucca
cuomu ‘a risprazioni mi linzìa!

‘Sta cosa è truoppu bona
funonzia ma iu unni

Sogno?

Quannu si rìcia l’amuri,
l’amuri pî chieca?

La pietà popolare – Angelo Rendo

A Ragusa hanno fatto FestiWall, figa incipriata, street art pregna. La Scicli pia celebra invece la sua santa patrona, Maria Santissima delle Milizie. Memento per l’automobilista distratto, lungo una strada che qualche anno fa fu teatro di un terribile incidente. 
Un grigio serbatoio fa da vedetta, la matrice, occhio ciclopico, benedice, un cavaliere col suo timido cavallo per caso assistono all’impennata del cavallo santo, Maria fende orribilmente l’aria con la sua spada. Ma non c’è più nessuno. Se non dentro quella casa o nei ghetti festivalieri.

Fesso – Angelo Rendo

Stavo dalla mia parte, sopra il pensiero, quasi mezzogiorno, quando, improvviso, un venticello fresco e liberatorio giunge; alzo la testa dal libro e getto occhi distratti dall’altra parte della strada. Subitanea la lettera cerchiata in rosso nella foto, iniziale dei proprietari del bar, attaccata al muro, all’entrata, una F colossale, chiama con nonchalance a sé la scritta Esso, impressa nella parte superiore della colonnina del rifornimento.

L’alloro – Angelo Rendo

Un nugoletto assai sguaiato di individui dall’accento comisano nel piazzale, sotto il balcone, alle 15:00, attende da mezz’ora altri simili. Quando, finalmente e fortunatamente, i ritardatari arrivano, uno del gruppo – che aveva fatto il tempo – svetta sul già greve vociare degli altri con un ottonario aureo : “Chi ti manciasti ‘nu squalu?” – per il nuovo arrivato. Meritava l’alloro. Ma è chiuso, essiccato in una boccetta, perfido lenitivo.

Erdogan il Ragno – Angelo Rendo

Il caro amico Alberto Mazza, ispirato dalla mia foto di profilo facebookiana, si è preso la briga di trovare il nome del mio alter ego. Che sarebbe NOEL ERDOGAN.
Non son cose che possano dirsi liberamente, innanzitutto!

L’unione del mio nome e cognome è così impressiva, suona così bene che sarebbe stato impossibile deturpare questo binomio perfetto, non ci fosse stata una mente andata, capace di sfruculiare negli anditi più pigramente abbandonati.

E il danno si è anche fatto più imponente, allorché, contagiato, sono andato in cerca di un motore di anagrammi. 

Il mio tertius ego, se volete, si regge su quattro paia di zampe: ARDO LE GONNE, DAL NEO REGNO, DAL NEON ORGE, DAL NEO RAGNO, DAL NEO RANGO, DONA LE ROGNE, LE ONDE RAGNO. Con LEDA ROGNONE, in pole position, zampa anteriore sinistra. Erma.

Il macallè di ricotta – Angelo Rendo

Lasciata la macchina con la moglie dentro poco più avanti, alla mia destra, lungo la via che porta al varco di accesso e uscita, dopo esser stato rifornito, furtivo – fra mio padre in visita alle mie spalle e un nuovo cliente che quasi pende dalla pompa, ha fretta – si riavvicina, e a bassa voce, a bruciapelo chiede: “Che ti piace il macallè di ricotta?”. Rispondo, disarmato, di sì, ma ho già fatto colazione, grazie. Se vuoi lo prendo, è in macchina. No, grazie davvero, grazie. Molle se ne va, con gli occhiali da sole azzurrati che gravi gli abbandonano la fronte e la paglietta all’aria. Non so cosa abbia fatto dopo.

Gesù di Nazaret è un ex finanziere – Angelo Rendo

​’Angelo, io sono un Gesù di Nazaret, lo vuoi capire o no? Se mi dessero l’Italia in mano, vi farei fischiettare e cantare tutti, tutti i giorni! Però…RIGORE e DISCIPLINA!’.

(Brivido alla schiena).
Così un cliente settantenne, ex finanziere – dalla schiena dritta a tal punto da destare preoccupazione – conclude la sua permanenza presso il rifornimento.
(Io tutt’orecchi, per venti minuti).