Goethe è una salsiccia! – Denis Montebello

[L’originale francese qui. Traduzione: Angelo Rendo e Denis Montebello]

Voglio parlare di un tempo nel quale fra poeti ci si sapeva insultare; quel tempo in cui non solo si poteva dare a Goethe della salsiccia (lo stesso che “dare dell’idiota a qualcuno”), ma anzi dire “Goethe è una salsiccia” costituiva un’azione rilevante di patriottismo, fra le più elementari, paragonabile, ad esempio, a quella di costringere un uomo che non si scappellava durante la Marsigliese ad ingoiare il proprio cappello (cosa che faceva il mio bisnonno Victor, il quale non volle scherzare con la bandiera).

“Tutto è salsiccia in Germania, una busta piena di cose disparate: la frase tedesca è una salsiccia, la politica tedesca è una salsiccia, i libri di filosofia e di scienza, con le loro note e i loro riferimenti, salsicce, Goethe, salsiccia! – Le colonne del casinò di Wiesbaden sono fatte di conchiglie agglomerate, salsicce!” (Paul Claudel, Journal, 1912, Vol. I, pag. 223).

Il pensiero di Claudel sulla Germania era condiviso da molti. Quelli che la vedevano come una “grande massa confusa di budella e interiora dell’Europa!” [« Saint Martin », dans Feuilles de Saints, Oeuvre poétique, p. 671] accoglierebbero con sommo piacere questa espressione familiare che Claudel avrebbe messo in bocca a uno dei personaggi di Pane duro: “Ganz Wurst! Tutto è salsiccia per me.” (Journal, 1913, t.I, p. 245, et Le Pain dur, acte III, scène 4, Théâtre, tome II, p. 85).

Goethe non fiatò. Come incassò il colpo, nessuno lo sa. Morto com’era, e da così lungo tempo, avrebbe fatto fatica a raccogliere il guanto di sfida. Ma esso non cadde nel vuoto. L’affronto non sarebbe rimasto senza risposta. La sua vendetta si sarebbe fatta attendere, ma sarebbe stata ancor più tremenda. A testimonianza le ultime parole di Paul Claudel, l’autore dell’insulto: “Dottore, voi pensate che sia stata la salsiccia?”.

A cosa si riferisce? A ciò che ha mangiato il giorno prima, evidentemente, rispondono in coro i medici. Non abbiamo le loro certezze. Non scartiamo alcuna pista, ma che si tratti di un nuovo colpo dei Surrealisti è pura fantasia.

Chi ha letto il loro opuscolo del 1 luglio del 1925, la Lettre ouverte à M. Paul Claudel, Ambassadeur de France au Japon: (“Cattolicesimo, classicismo greco-romano, noi vi lasciamo ai vostri vomitevoli gingilli religiosi; che vi giovino in tutte le maniere; ingrassate ancora, crepate sotto l’ammirazione e il rispetto dei vostri concittadini.”)? Chi può credere che una maledizione lanciata per gioco e da alcuni sconosciuti che avrebbero tutto di guadagnato a restarvi, si sia compiuta trent’anni più tardi e in modo così tragico e grottesco al tempo stesso? Piuttosto pensiamo – per il fatto che conosciamo la storia – che la salsiccia che soffoca Claudel, quel triste giorno di febbraio del 1955, non è quella che egli inghiottì durante la sua ultima cena, ma la salsiccia di Goethe. Quella che il grande poeta tedesco non ha trangugiato. Se l’ha inghiottita, costretto a forza, là dove era e nel suo stato, non l’ha digerita, ecco la prova.

Oggi i poeti, i poeti in erba se traitent (letteralmente si danno). Verbo intransitivo. Il pasto, cioè, non passa. O ils s’insultent de saucisse (letteralmente si insultano di salsiccia), a quel punto il boccone è difficile da ingoiare anche per un vecchio professore.

Fortunatamente ci sono, fra di loro, delle persone che si scambiano altre cose piuttosto che insulti. Angelo Rendo e io non ci conosciamo, non parliamo la stessa lingua, tuttavia dialoghiamo. In tempo reale e nel rispetto delle nostre specificità.

Questa mattina ci ha dato, tramite Facebook, La salsiccia di Claudel:

Pare che Paul Claudel, prima di spegnersi, si sia rivolto al dottore chiedendo se per caso non fosse stato il callozzo di salsiccia arrosto trangugiato la sera precedente a ridurlo in fin di vita.

Questa sera io, con questo testo, gli restituisco la gentilezza. E vi invito a casa sua.

***

[Denis Montebello est un écrivain français né le 12 mars 1951 à Épinal. Il fait ses études à Épinal puis à Nancy (hypokhagne et khagne au lycée Henri Poincaré, puis lettres classiques à la faculté).

Il habite à La Rochelle où il enseigne la littérature. Il anime aussi des ateliers d’écriture.

Auteur de récits et de romans, il procède en archéologue, cueille les traces, les fossiles qui s’incrustent dans notre présent. Des vestiges où mettre ses pas, ses mots. Mais le poète qu’il est cherche aussi la preuve par l’étymologie.

Il collabore régulièrement à la revue L’Actualité Poitou-Charentes pour laquelle il rédige notamment la rubrique Saveurs en collaboration avec le photographe et écrivain Marc Deneyer et le dessinateur Glen Baxter. Ses textes ont été publiés notamment par les éditions Fayard et Le Temps qu’il fait(en 2004, Fouaces et autres viandes célestes, et en 2007, Le diable, l’assaisonnement).

Ouvrages publiés

  • Le Sentiment océanique, Rumeur des Âges, 1988 (texte « mouvementé » par Régine Chopinot et le Ballet Atlantique et présenté en 2002 à La Rochelle, Lübeck et Poitiers)
  • Richard Texier ou le droit d’épave, Le Temps qu’il fait, 1989
  • Champignons pour mémoire, La Licorne, 1990
  • Verrines, Hautécriture, 1990
  • Moi, Petturon, prince celte, éditions de l’Aube, 1992
  • Le Bateau de sauvetage, Cheyne éditeur, 1993
  • Bleu cerise, Le Temps qu’il fait, 1995
  • Contes et légendes du Poitou et des Charentes, Nathan, 1997 et 1999
  • Au dernier des Romains, Fayard, 1999
  • Filature et tissage, Fayard, 2000
  • Trois ou quatre, Fayard, 2001
  • Au café d’Apollon, Dumerchez, 2001
  • Archéologue d’autoroute, Fayard, 2002
  • Fouaces et autres viandes célestes, Le Temps qu’il fait, 2004. Prix Erckmann-Chatrian (bourse de la monographie),Prix du Livre en Poitou-Charentes ; Prix des Mouettes
  • Couteau suisse, Le Temps qu’il fait, 2005
  • Le diable l’assaisonnement, Le Temps qu’il fait, 2007
  • Mon secret de Pétrarque, lu par Denis Montebello, Le Cerf, collection L’abeille, janvier 2011.
  • Tous les deux comme trois frères, Le Temps qu’il fait, février 2012.
  • Aller au menu, Le Temps qu’il fait, mars 2015.

Édition numérique

  • Immobilier-services, publie.net, 2008
  • Calatayud, publie.net, 2008
  • Le cactus car il capte, publie.net, 2008
  • Lachambre voyage, publie.net, 2009

Pièce radiophonique

  • Le bonjour aux arbres, France Culture, 2002

Traductions

Du latin :

  • L’Ascension du mont Ventoux, de Pétrarque, Séquences, 1990
  • Lettre à la postérité, de Pétrarque, Le Temps qu’il fait, 1996
  • Le Jardin de Priape, trois textes tirés de l’Appendix Vergiliana, Séquences, 1997
  • Le dernier mot, organisé et présenté par Ana Rodriguez de la Robla, Le Cabinet de lecture, collection dirigée parAlberto Manguel, L’Escampette éditions, novembre 2012

De l’occitan :

  • La Mar quand i es pas/ Absence de la mer, Joan-Pèire Tardiu, Jorn, 1997
  • Las quatre rotas/ Les quatre routes, Joan-Pèire Tardiu, fédérop, 2009.]

 

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Pupazzi – Angelo Rendo

Quando vedo pupazzi, un’irrefrenabile agitazione mi prende. Li giro, li rigiro, li cambio di posto e postura, li costringo a sporgersi sui baratri, ad arrampicarsi sulle credenze. Oggi ero in un brico, e per poco questo topo non mi ha morso. Ah non fossi stato pronto a rivolgergli parola e rassicurarlo della sua importanza!

Una poesia di Carlos Drummond de Andrade – trad. Angelo Rendo

O BOLO

Na mesa interminável comíamos o bolo
interminável
e de súbito o bolo nos comeu.
Vimo-nos mastigados, deglutidos
pela boca de esponja.

No interior da massa não sanemos
o que nos acontece mas lá fora
o bolo interminável
na interminável mesa a que preside
sente falta de nós
                                                 gula saudosa.

LA TORTA

Su una mensa interminabile mangiavamo una torta
che non finiva
e improvvisa la torta mangiò noi.
Masticati, deglutiti da quella bocca
di spugna ci vedemmo.

Dentro l’impasto non sappiamo
cosa succede, ma là fuori
la torta interminabile
che governa sulla mensa interminabile
sente la nostra mancanza
                                                gola bramosa.

Angelo Rendo

Scale – Angelo Rendo

{La degradazione: dal cielo scale turbinose. Si allontanava, e il fuoco le inceneriva.
In un calderone, cotte al buio, svanivano; non restava altro che un pestilente alito.}

Chi è alla luce del sole mentirà e quanto più grande la sua menzogna tanto più vorrà rimanervi.

[Non vi dicono nulla e il velleitarismo avanzerà viepiù da oscurarle o farne un ripostiglio.]

Le parole grandi – Angelo Rendo

È quel punto, lontano dal quale tutto pare simile. A partire da esso non si può fare storia che non sia destino. Non c’è storia del destino, né è permesso insegnarla.
Queste parole – fattesi così grandi, quasi impronunciabili e alle quali con pudore ci si avvicina – vediamole piccole piccole, per come sono e stanno. Scritte. Chiuse, annerite, fumose nebbie in combutta col fuoco.

Angelo Rendo