Bernard O’Donoghue, ‘Cos’è l’amore’ [trad. Angelo Rendo]

È strano. Quanti i versi sull’amore
e nessuno che abbia detto
dove esso più stringa:
non nel sesso né nel volere
che l’altro stia bene,
ma nel passare tutto
il tempo a cena,
apparentemente presi dal discorso,
in realtà a incitare la mano
a tagliare l’invisibile spada sulla tovaglia
a toccare un dito che su di essa trema.

A un giovane prete di una parrocchia nel West Cork
fu detto che sua madre era molto ammalata
e che lui doveva venire a casa a Boherbue
(era già morta: volevano
ammorbidire la botta). Guidò come un pazzo
per il Mid-Kerry. Si schiantò. Morì
nella bella valle di Glenflesk.
E fu così perché, stolto, immaginò
di toccarle le dita per l’ultima volta.

~

The Definition of Love

It’s strange, considering how many lines
Have been written on it, that no one’s said
Where love most holds sway: neither at sex
Nor in wishing someone else’s welfare,
But in spending the whole time over dinner
Apparently absorbed in conversation,
While really trying to make your hand take courage
To cross the invisible sword on the tablecloth
And touch a finger balanced on the linen.

A young curate of a parish in West Cork
Was told his mother was seriously ill
And he must come home to Boherbue
(In fact she was dead already; they had meant
To soften the blow). He drow recklessly
Through mid-Kerry and crashed to his death
In the beatiful valley of Glenflesk.
This was because he fantasised in vain
About touching her fingers one last time.

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Jett(er)atura – Angelo Rendo

1.

Io non mi raffreddo mai, ho il mio metodo. Farà parte della schiera di quelli che scompaiono di colpo? Speriamo di no, che siano gli altri a finire prima. Ma lei non deve avere paura della morte. Ma io non ho paura. Ma se è sempre vestito di nero, è il lutto in persona! No, io porto il lutto per gli altri che muoiono. È uno jettatore, l’orso in camper che ritorna al rifornimento, ecco cos’è!

2.

Mi illustra i suoi titoli in mail, inutili, come ogni titolo; mi blandisce: segue Nabanassar da tempo e lo trova assai interessante. Mi scrive perché vuole inviarmi due sue poesie, ma vuole vedersele pubblicate insieme a delle mie poesie, che facciano da controcanto alle sue, che vadano a trovare le sue, che le pungolino, dicano loro qualcosa, le rivolgano la parola, e che io dovrei scrivere per l’occasione. Gli è venuta questa idea.

Necrofilia – Angelo Rendo

Fassino pubblica per La Nave di Teseo “Pd davvero”, ovvero ‘Padre Davvero’. Mia Martini fa capolino. E l’apparente dislocazione concettuale non è che l’esatta nominazione del danno. Un padre reazionario certificato e morto.
Sorrentino, intanto, gira “Loro”. Titolo facile, tema trito. Non riformatori, ma profanatori di tombe.

Pupazzo tecnocrate – Angelo Rendo

A tempo perso, nessun tempo è perso,
porto
pollice indice e medio dentro il cavo:
un occhio mi tolgo. E lo getto
come se non m’interessasse.
Lì, nel punto.

Sono molto bravo, e orgoglioso me ne sto
per le prime e rime nascondo il fare
l’elemosina distratto come il secondo
occhio che quasi pure mi dolgo

se da posizioni alte ritaglio
la supremazia dall’esser presente
pur dissimulando.

Un orso fuori dal bosco – Angelo Rendo

Vive nel camper, e col camper gira per la marina. Parla siracusano. Barba rada bianca, capelli rasati. Orso. Vestito di nero, sempre, e con gli occhiali da sole, sempre. Tendenzialmente fastidioso: vuole parlare. Se l’altro lo voglia o abbia da fare, meno gli importa. Di tanto in tanto viene per essere gasato, talora, invece, dopo aver fatto tre o quattro giri dentro il piazzale, si ferma per le formiche, dà avanzi di pane alle formiche. Posso? Faccia, faccia pure. Ho acquistato – mi spiega – un anticrittogamico, e con una pompa a spalla ho disinfestato il camper, sai, ci sono dei moscerini.
Quando vedo quel camper singhiozzante affacciarsi, indeciso sul da farsi, mi avvicino alla colonnina, ma invano; mette la prima e beffardo riparte.
Accenna al Buddismo, ai suoi viaggi terreni e astrali, alla ruota e ai Rosacroce. Alla controinformazione e all’evoluzione consapevole. Alle verità nascoste. Dopo un quarto d’ora viene congedato. Gli dico attendo una telefonata, e devo bere, mi scusi. Vedi, tu non hai girato, sei sempre qua a Donnalucata, non conosci la verità. Quel che ti voglio dire è che. È vero non la conosco, e nemmanco ho questo prurito, tuttavia mi pare che la supponenza non sia amica della verità. Dove l’una avanza, l’altra si spegne. Ora vado, telefono. Bevo. Ah ok, scusa, vai a leggere? Telefono. Bevo. Arrivederci, sgasando a mille, senza balbuzie.

Manifesto (per Simone Stuto) – Angelo Rendo

[‘Canoro’, Tecnica mista su carta Ingres, 49×63 cm., 2017]

Questa scena canora di Simone Stuto è ghermita dal kairòs. Ed io che guardo, inizio a cantare. Qui, ognuno se ne sta andando lontano; chi dirige non c’è: dissoluti, bambini, morti, fantasmi, ectoplasmi, cani, gatti, serpenti, pesci, e foche e ritardati in una strategia compositiva travolgente. Al centro quattro sapienti more – l’abito bianco che attacca al cuore, la nuca nera che nulla può, i pantaloni e i pantaloncini neri, tenui segni d’umano – a silenziare le bocche. Ma è il manto rosso, che si sfrangia verso il basso, a tenere e comporre il predominio di quel che mai è avvenuto.

[Simone Stuto, 1991, pittore di Racalmuto]

Miliziani dell’interregno – Angelo Rendo

La psicologia applicata ha ragione di consistere in contesti nei quali il contenimento autoriale affonda, quando la ferma ostensione del progresso ristagna negli interstizi dentali dei ratti e il naturalismo non può che darsi in pasto alla ragione più infima, l’intima essendolo. Che non sia in gioco l’applicabilità di un sostegno linguistico rabbuia l’ospite. C’è solo una udienza limitata ai segni che l’accertamento comporta. Significa che l’apparato difensivo cova noia, la schifa, generando l’essere comune, il miliziano dell’interregno.

Altre due poesie di Charles Simic da ‘Hotel Insonnia’ – trad. Angelo Rendo

CAMICIA

Vi entro
mentre riposa
a pezzi sul pavimento.

Non faccio una piega.

Rispettoso
del modo in cui me la scrollai di dosso
la scorsa notte
di come toccò terra.

Un pilota: impossibile
l’avvitamento
da ripetere ora
attraverso una manica col nodo.

SHIRT

To get into it
As it lies
Crumpled on the floor
Without disturbing a single crease

Respectful
Of the wayI threw it down
Last night
The way it happened to land

Almost managing
The impossible contortions
Doubling back now
Through a knotted sleeve

**

LA PULCE DELL’AMORE

Staccò una pulce
dall’ascella della sua amata
per custodirla, averne cura

in una scatola di fiammiferi,
persino il dito facendosi pungere

di volta in volta
per ingrassarla
con gocce del suo sangue.

LOVE FLEA

He took a flea
From her armplit
To keep

And cherish
In a matchbox,
Even pricking is finger

From time to time
To feed it
Drop of blood.

Dolo e solo – Angelo Rendo

Nel sistema di mende che punteggia i miei testi, a ritornarvi, si scoprirebbe quanto ciò che sembra lacuna, nel reale non è altro che passaggio di stato; e come dietro una condizione di pregio e vanto che un nesso pare suggerire, in verità prema il fuoco, che non conosce nessuno, nessuna voce o parola concepita; quel fuoco che crepita e distilla gli ambiti attraversati senza alcuna minaccia. Dolo e solo.

Trenodie dal Terzo Millennio – Angelo Rendo

Mi piace immergermi dentro questa bolla di risorgenza situazionistica, che ha nella memetica la punta di diamante. Tante le declinazioni di questo fenomeno da tardoturbocapitalismo. Di interesse, fra le molte, le più navigate pagine di Bispensiero ed Eschaton. Di quest’ultimo a breve in libreria troveremo ‘Teoria della classe disagiata’ per Minimum Fax. Si tratta di autori poco più o poco meno che trentenni. All’attacco virale lanciato dal primo (Bispensiero) dal titolo “Alzati e boldrina” ho partecipato col collage qui sotto.

Il dato politico – avvolto dalle mentite spoglie che la progressiva decadenza confeziona per chi governa senza aver rotto lo specchio – è mimesi di un limite ultimo, contro il quale questi intellettuali cozzano.