POSSONO I POETI S/PARLARE DI POESIA?

C’è una strisciante presenza mediatica sui poeti trentenni; non costituiscono al momento merce di consumo e non importa se lo diventeranno ma, voglio dire, li si stimola troppo a parlare di poesia e “produrre”, garantire ogni mese motivo di attenzione. Non è ancora chiaro l’essenziale: i più avvertiti tra noi sono liberi dal bisogno. <corvoredazionale>

continua su http://www.nabanassar.com/postriccione.html

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Diventero’ uno scrittore stupido

dialogo con Marco Drago (http://www.maltesenarrazioni.it)

1. Tu ti difendi dalla “visione”. Manchi di carisma. Sei un condensato che
non quaglia. In poesia, saresti un analogo di Umberto Fiori.

L’accusa è quella di essere uno scrittore prudente? Mah, la prudenza è sempre troppa, d’accordo… ma chiunque potrebbe essere accusato di prudenza, non so, forse siete come Moresco, che consiglia sempre di “tirare dentro tutto”? Io credo che la tendenza a tirare dentro tutto sia anche la mia, poi magari non ci riesco, ma dovreste leggervi i racconti de “L’amico del pazzo”, il mio esordio del ’98, lì direi che prudenza letteraria non ce ne sia proprio. Il carisma non è certo il mio forte, avete ragione, ma alla fine chi se ne frega? Non voglio fare il condottiero, non ho nessuna truppa, sono abbastanza solitario, più invecchio più mi accorgo di essere ignorante e approssimativo. È giusto che il centro del palcoscenico venga occupato da quelli che se lo meritano per aver studiato e per aver lavorato di più.

Sul “condensato che non quaglia” devo dire che il mio grande problema è una certa mancanza di programma. Prima o poi i nodi vengono al pettine: mi si chiede a volte di esprimere giudizi letterari che non sono in grado neppure di elaborare; mi si chiedono spiegazioni su certe scelte stilistiche o contenutistiche delle storie che scrivo o della radio che faccio e io non le so fornire. Come ho già più volte detto, il fatto di essere un artista non necessariamente implica che io sia un artista autoconsapevole. Molte delle cose che faccio scrivo o dico forse non hanno neppure un perché ed è doloroso venirlo a sapere nel momento in cui mi fanno una domanda specifica. Dunque, come dire, fate quel che volete ma lasciatemi stare.

…………continua su http://www.nabanassar.com/mdrago.html , maggio 2003

Paul Muldoon in italiano

libro muldoon

E’ finalmente uscito il selected in italiano di Paul Muldoon, curato da Luca Guerneri e pubblicato da Mondadori. Disponibile in libreria dal 15 aprile.

Riproponiamo qui l’intervista a Luca Guerneri per “nabanassar”, di qualche anno fa, e alcune poesie di Muldoon tradotte da Giuseppe Cornacchia e già apparse sul sito. Cornacchia sta lavorando autonomamente ad una selezione muldooniana di 20-30 testi che sarà pronta in estate.

2) Qual è il tuo approccio alla traduzione poetica e quale autore ti si adatta di più?

Questa è la classica domanda da un milione di dollari (sterline?). A un convegno sulla traduzione a Torino un paio di anni fa avevo paragonato la traduzione della poesia a un rigore calciato fuori dalla porta. Ma con stile ed eleganza, con la pressione del pubblico con il fiato sospeso, la rincorsa che solleva uno sbuffo di linea bianca, l’impatto sordo del piede sul cuoio gonfiato. Ma la palla finisce fuori e si ricomincia a giocare. Forse oggi direi che la palla ogni tanto finisce sul palo o sulla traversa ma la sostanza rimane quella. Anzi, maggiore è la consapevolezza della densità del testo, migliore è la tua capacità di lettura più aumenta la frustrazione di questa strana operazione del “dire quasi la stessa cosa”. Resta un grande divertimento e anche un ottimo modo per conoscere la poesia. Poi c’è la tecnica e quella si affina con il lavoro sul campo, evitare il poetichese, l’aggettivo per forza di cose prima del sostantivo, il compensare su altri piani quelle qualità formali quasi irriproducibili, dalla rima a al logoramento del cliché. C’è un libro davvero bello uscito per Quodlibet non molto tempo fa. La traduzione e la lettera o l’albergo nella lontananza di Antoine Berman, è una delle cose più belle uscite negli ultimi anni sulla traduzione. Rimette in gioco tutta una serie di categorie ormai abusate da Teoria/Prassi a Fedeltà/Infedeltà, costringe a un ripensamento dei dualismi che hanno caratterizzato da sempre la storia della riflessione sulla traduzione e dai quali, così mi sembra, anche certi approcci recenti di ordine ermeneutico non sono riusciti a saltare fuori (penso ad Apel). Ah, e anche il volume che Giometti ha scritto sul rapporto tra Heidegger e la traduzione, uscito sempre per quodlibet. Direi che ultimamente l’approccio che mi interessa di più sta da quelle parti.     

 

l’intervista continua su: http://www.nabanassar.com/intguerneri.pdf

“The stoic”, “The merman”, “Why Brownee left” tradotte da Cornacchia: http://www.nabanassar.com/cormuld.pdf , http://www.nabanassar.com/duemuldoon.pdf

 

LISKO FABLES or tales to win a legend – I

tale: Extirpation, Destabilization, Regeneration, Production, Promotion, Consumption

The Lizard is relatively strenuous to have anything wrested from; balance, in particular. Stoning (employed by trappous ornithologists) and blasting (NB the Lizard, whose skin may be quite smooth, exhibits a reversed succession of strata) are the two methods that apply. Balance regenerates leggardly as opposed to the tail. The Lizard Balance Extract is highly rated on asian markets.

tale: Holden Caulfield

The Lizard woke up into the first splashes of sun. She lapped a pensive gape, led around a squinted eye. Led on, led off, led up to the fields, where the winds lodge grasses to sleep. They force them on her. The lea shuns the light. It covers the air. That reptilian spirit of hers gives up, gives in and will give away among the blades.


tale:
Absolute Frequency & Relative Paradox

When the Lizard reaches the Desert, the rising sun is barely audible. Days of the Lizard cease sooner than the Whale’s belly empties. When the Lizard assents she has reached a destination, she bares her chest before the moon in a hasty rumination. No combining. No nictitating. No twinkling. No howling. She swivels an eye in a plane or two, she thrusts her tail down the sand. She seeks silence, extracts dreams from the Desert. She slips in the former, crawls in the latter. No pondering.

tale: Tomorrow

Ascertained that today is unmistakably growing over, and that the sun is lurking in the east and her lids yearn toward the south, the Lizard will seek comfort among the sands. Young and cheerful, the Lizard would cover the ellipsoidal head with her flaccid little taper appendage. Since it developed into a tail, the tail turned infrangible and the head solid, the Lizard roves about, coats the third eye with sand and when first mirages lean out from behind the horizon, the Lizard knows. It has begun.

————————– by A. C., 2003, Pisa, Italy ——————

LA CORRIDA – Tutti insieme benedettamente

(Intorno al panorama più virtuale che letterario italiano )

Di tanto in tanto, guardo La Corrida (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/). La piaga del blog multiautore, la marmellata.

Qui(http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/03/31/ai-poeti-suicidi/#comment-43805), ad esempio, un imbrattacarta pubblicato può incoscientemente scrivere, a proposito dei commenti al suo testo, “La cosa che mi fa più ridere è che su questo testo, diciamo buttato lì per caso, vi sono diciotto commenti mentre per i miei precedenti nemmeno uno.”.

Buttato lì per caso! Buttato lì per caso!!

Ho chiesto all’anima collettiva de “La poesia e lo spirito” chi fosse il governatore di una simile baracca. Non ho ricevuto risposta. Sono stato cassato, censurato. Ridicoli!

Notavo come non si facesse filtro sul pubblicando, piuttosto lo si gettasse allo sbaraglio, in pasto a nulli scrittori con la morte dentro e il ridicolo sulla spalla. Poeti inetti al volo come tacchini, incapaci di stare sul fatto, agitati, capaci di sputare odio e fiele. Dilettanti, ridete!

Un sistema funebre, dove Corrado canta e suona e grida dal lettino di plastica, o di forza, al quale è legato (http://www.nabanassar.com/cannone2.pdf).

Tutti subito pronti a pararsi le pudenda (“nel caso remoto tu non ce l’avessi con me…”), gonfi, a prenderla sul personale, non sia mai fermarsi alla compiuta significanza grafica.

I misti non sentono e della “grandezza” me ne sbatto.