Su e per ABBITATTSTAIL / n°1 OVER/TUR di John Cascone e Dario Vanasia – Angelo Rendo

balcone caggia

La città protagonista di questi tagli da Google Maps è Gela. Bisognava aprire “Abbitatstail” col botto (OVER/TUR, prima parte del progetto di John Cascone e Dario Vanasia) e cercare un modello di sana e robusta costituzione, affermato e di fama consolidata. Una lingua franca. A Modica, al C.O.C.A. (archivio biblioteca arti contemporanee), Corso Umberto I n. 420, domani, venerdì 1 novembre la prima azione.

Smisuratezza, verticalità per nulla dirimenti il conflitto tra padri e figli, mancanza di piano, sfalsamenti e falsari, fiancate nude, muri carichi di coltri, aperture e chiusure intercambiabili, in agguato, garage cuore di casa, appropriazioni indebite di suolo pubblico, spudoratezze fognarie, coperture da stabulazione, merlature: i linguaggi dell’alienazione.

Il piano regolatore gelese risale al 2010; atteso dal 1968.

Il supposto potere accentratorio che la periferia eserciterebbe sul centro è vuoto concetto, riempiendo il quale, crollerà ogni costruzione di senso, e lo spontaneismo fungino del blocchetto rientrerà nei ranghi donde è venuto. Le grandi soluzioni artistiche non passano per un sottovuoto praticato in presenza d’aria ma sono lo stretto foro della regola. Qui, a Gela, o laddove la libertà di parlare (costruire) a vanvera è data/fu data, al massimo, v’è un caos applicato, funzionale a tratti, solo a tratti irreale. Perciò cosa, lurida cosa senza essente.

chiamate

John Cascone
Nato a Cheltenham (UK) nel 1976. Artista visivo e sonoro, performer e videomaker. Si è laureato nel 2004 in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Pisa. Dal 1999 è stato fondatore e collaboratore di diversi gruppi multidisciplinari (Formiche Elettriche, VOI, Città del Maiale Nero, EX, CARGO CULT). Dal 2010 al 2011 è stato assistente di Cesare Pietroiusti. La sua ricerca si è concentrata sullo studio del rapporto tra immagine-tempo-materia. Vive e lavora a Roma.

Dario Vanasia
Nato a Scicli (RG) nel 1982. Artista visivo, dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Ragusa e di Bologna, dal 2007 ha condotto ricerche e azioni sulla produzione e la comunicazione dell’immaginario come fenomeno sociale (dalla strada ai social network), avvalendosi spesso dell’interazione con vari artisti, operatori culturali e il pubblico. Vive a Scicli.

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Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (XXIII) Assegnamento per copia

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent’anni, quest’anno ne compio quaranta: e’ il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero’ in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume “La superpotenza” (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo “Dell’iris ho il tramorto”. Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

ASSEGNAMENTO PER COPIA

template<class sex>
stack<sex>&
stack<sex>::operator=( const stack<sex>& other )
{
if( this != &other )
{
sex* body_new = NewCopy( other.body,
other.bodysize_,
other.bodysize_ );
delete[ ] body_; // non puoi sollevare eccezioni
body_ = body_new; // ne prende le proprietà
bodysize_ = bodysize_new;
}
body_[ bodyused_ ] = consumed;
++bodyused;
}

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

Appunti dal buon senso senza senso (55) – Angelo Rendo

Vedevo che si muovevano strisciando pancia in giù sul selciato come fanno gli schiavi a cui è richiesto di insalivare la pelle del coccodrillo e pagare così l’ostensione della rozzezza più evoluta in scaglia lamata. Ad una altezza di quindici metri circa, certo, stava il fuso invisibile, i fili cadenti di piombo premevano le loro teste, riempivano ciò che era venuto meno: il senno.

Ora, il masochismo è emanazione di questo tempo irrelato e irresoluto, un fascione di nervi compressi e gettati nella trama infinita del romanzo. Ma è evidente che il rospo va tirato fuori e sollevato dall’incarico di sorvegliante del nodo non frammentario e impoetico dell’illusione.

Appunti dal buon senso senza senso (54) – Angelo Rendo

Toc toc toc, bum bum, è vuota! Una zucca vuota! Prova alla nuca, le nocche saltellano risalendo verso l’alto, nulla, vuoto. Batti a destra, una specie di tintinnio, monete di piccolo taglio a destra, forse? E a sinistra? A sinistra, cosa senti? Mi sembra di stare sul treno: i fili dell’alta tensione fuori cantano sfrecciando veloce? Al centro una fontana, di fronte una pietra.

Appunti dal buon senso senza senso (53) – Angelo Rendo

Cosa stai maneggiando? Cosa hai nella mano?? Ora dov’è??? Tutto è in aria. E una certa resistenza non serve a rimarginare gli strattoni della dissomiglianza. Facile giungere alla misura senza alcun disprezzo per l’accordo fra la parte esposta e quella ghignante sovraesposta. L’umano si integra al mondo, e fa il proprio dovere, solo se sottoposto, maestro grave, alle corrive determinazioni digitali che hanno da insistergli.

Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (XXII) Sestina lirica anomala

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent’anni, quest’anno ne compio quaranta: e’ il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero’ in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume “La superpotenza” (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo “Dell’iris ho il tramorto”. Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

SESTINA LIRICA ANOMALA

Forse un giorno vorrai amarmi, Giulia,
col trasporto di chi si sente bella
e vezzeggiata, non da bambolina
che sa tremare ancora a dirmi:”Beppe,
sì, sebbene tu sia sì tanto brutto
che non so farti più sciocco o testone.”

L’aspetto quel momento, io, testone
a cui si smuove il sangue a dire: “Giulia,
non è che poi io sia sì tanto brutto,
ma messo accanto a te che sei sì bella…”
(vorrei tener a mente d’esser Beppe,
ingrata attesa d’ogni bambolina)

Ché se mi vedi troppo spesso in bambola,
accipigliato a guisa d’un muflone,
dovresti aver pazienza e farmi:”Beppe,
ma che tu c’hai da farmi strega Giulia
e non riuscire a dirmi che bellina?
Non è che poi ci sia tanto costrutto…”

Non era un gioco il pasticciaccio brutto
in cui finii credendo bambolina
una tal tipa stronza quanto bella,
tanto stronza da farmi non testone
a sufficienza per bramare Giulia
in dignità e volerla mia, di Beppe.

In verità, avesse detto: “Beppe,
non è che poi tu sia sì tanto brutto
da non poter pensar d’avere Giulia,
è solo che a farmi bambolina
facesti un grosso errore, tu, testone,
o credi ch’io sia scema quanto bella?”

Avrei risposto:”Tu sei tanto bella
d’aver sottratto senno e cuore al Beppe,
l’hai ridotto a serafico testone
e te la ridi; se vedessi il brutto
andazzo in cui è perso, bambolina,
daresti un bacio, diresti: T’amo. Tua Giulia.”

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

Quattro epigrammi da Marziale – (trad. Angelo Rendo)

Libro I, 89

Garris in aurem semper omnibus, Cinna,
Garrire et illud teste quod licet turba.
Rides in aurem, quereris, arguis, ploras,
Cantas in aurem, iudicas, taces, clamas,
Adeoque penitus sedit hic tibi morbus,
Ut saepe in aurem, Cinna, Caesarem laudes.

**

Nell’orecchio a tutti, Cinna.

Pur potendo non t’importa

di parlare al mondo

libero

dentro l’orecchio: ridi, brontoli,
accusi, piangi

dentro l’orecchio: canti, giudichi,
taci, gridi tanto

profonda la morte in te
che all’imperatore stesso
all’orecchio le lodi.

Libro II, 4

O quam blandus es, Ammiane, matri!
Quam blanda est tibi mater, Ammiane!
Fratrem te vocat et soror vocatur.
Cur vos nomina nequiora tangunt?
Quare non iuvat hoc quod estis esse?
Lusum creditis hoc iocumque? Non est:
Matrem, quae cupit esse se sororem,
Nec matrem iuvat esse nec sororem.

**

Ammiano, molle con tua madre
molle lei con te, Ammiano Ammiano!
Fratello ti chiama, sorella la chiami.

Che è codesta confidenza?
Sapete chi siete? Siatelo!
Non scherzate, che è?

Madre e sorella
né l’una né l’altra.

Libro II, 57

Hic quem videtis gressibus vagis lentum,
Amethystinatus media qui secat Saepta,
Quem non lacernis Publius meus vincit,
Non ipse Cordus alpha paenulatorum,
Quem grex togatus sequitur et capillatus
Recensque sella linteisque lorisque:
Oppigneravit modo modo ad Cladi mensam
Vix octo nummis anulum, unde cenaret.

**

Guardatelo: lenta e incerta
pietra ametista che taglia
i Recinti – né Publio né
Cordo numero uno quanto
a mantello insuperabili,
seguito da un gregge togato
e zazzeruto e e e
da una portantina
fiammante con cinghie e tende.

Ora ha impegnato ora al banco
ora di Clado ma ora ora
un anello per otto tinti denari:
doveva cenare.

Libro II, 90

Quintiliane, vagae moderator summe iuventae,
Gloria Romanae, Quintiliane, togae,
Vivere quod propero pauper nec inutilis annis,
Da veniam: properat vivere nemo satis.
Differat hoc, patrios optat qui vincere census
Atriaque inmodicis artat imaginibus.
Me focus et nigros non indignantia fumos
Tecta iuvant et fons vivos et herba rudis.
Sit mihi verna satur, sit non doctissima coniunx,
Sit nox cum somno, sit sine lite dies.

**

Quintiliano, o Quintiliano sommo
modello per gioventù vacante, e gloria
                                                                [togata,
perdonami se vivo correndo povero
ma utile nessuno è così
impaziente di vivere.

Se ne freghi chi vuole
ricchezze su ricchezze
e stipa gli atri di giganti.

Un focolare, una casa col nerofumo
un vivo fonte, erba selvatica

e ancora uno schiavo sazio,
una moglie poco o niente
saputa notte di sonno,
giorno senza lite.
Per me.

Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (XXI) Mi piace giocare

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent’anni, quest’anno ne compio quaranta: e’ il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero’ in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume “La superpotenza” (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo “Dell’iris ho il tramorto”. Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

MI PIACE GIOCARE

Non è comunque vero
qualsiasi cosa dica
un punto di vista non mio
le parole che non associo al viso
chiamato un tempo, che amavo.

*

Mi piace giocare
e sempre m’innamoro
di nuovo. Di te.
Io sono una farfalla
non leggiadra
un po’ sgraziata
non vedo da un occhio
e sono sfortunata.

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

Il destino del Mediterraneo – Angelo Rendo

Ieri  mattina, sabato, ho ricevuto una telefonata sul cellulare da un giornalista di un quotidiano filogovernativo, un comune amico ragusano gli aveva dato il mio numero, è sempre fastidioso una sconosciuto ti chiami. Ancor più che l’amico diventi lampaestampa uno sconosciuto. Sono stato cortese, ma non so quanta verità abbia detto, io a lui, lui a me. Abbiamo annullato l’intervista. Piacere!

Non c’erano dubbi. E non ce ne sono stati. Che percezione ha da siciliano di queste invasioni di popoli venuti dal mare? Per andare al sodo. Ho risposto che il Mediterraneo è un mare che porta sogni poco lucidi, infoltisce di rovi i sentieri della polis, che è insicuro della propria rilevanza, ed è tirato per le giacchette, in balia delle correnti del capitale, di cui è organo escretorio, e penetrabilissimo nel contempo. Questa la prima domanda; non ve ne è stata una seconda, avendo perso il fiato entrambi e sopravvenendo una macchina da rifornire.

Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (XX) Non ho più forza

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent’anni, quest’anno ne compio quaranta: e’ il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero’ in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume “La superpotenza” (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo “Dell’iris ho il tramorto”. Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

NON HO PIÙ FORZA

Non c’è più fremito in questi versi,
né qualche ipotesi d’incantamento.
quinari strambi, rime sberciate, didascalia;
vorrei astrarmi.
Ti sto espiantando dalle duecentosei ossa
una per una,
una vita alla volta,
e ogni osso chiama vita
ancora una volta, due, quattro,
sedici, duecentocinquantasei,
sessantacinquemilacinquecentotrentasei.
Non ho più forza.
Non ho più forza.

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474