Scomparse – Angelo Rendo

A Scicli, ieri, nel tardo pomeriggio, una vecchina, nello spazio affissioni di Via Galliano – l’ampio slargo che dà aria al Corso Garibaldi e riannoda al centro tramite via Bixio – armeggiava con una fotocamerina dinanzi a una carta da morto, cercava di metterla a fuoco. Indugio con la macchina, fino a che non vedo la sua veste farsi nera e fumare dall’orlo inferiore. Ora. A Plaja Grande, al bar Fidone, da questa parte, avvisto una donna. Passo dall’altra parte. Assai chiomata, chiusa dentro occhiali scuri, rifatte le labbra, rifatto il seno, prorompente, slanciata, con tacchi e risibile pareo. Nuda, all’in piedi, all’ingresso. E uno sciame di api liberamente si avventa. Non si può guardare. Assisto alla suzione del cadavere.

Sciocco e luminare – Angelo Rendo

Ma com’è che mi rompe i coglioni, chiamalo, fallo scendere – così grida dal rifornimento Gpl al collega benzinaio sotto, lo sento distintamente.
Sono le 7:00. E io sono sulle scale, diretto dall’altra parte. Si apre alle 7:00. Attraverso la strada e, mentre mi avvio verso la porta del gabbiotto, il cliente mi apostrofa Ci dobbiamo alzare prima la mattina. Non è che, se vuoi, non puoi andare anche da un’altra parte – rispondo. Sono le 7:01, non le 7:15 e nemmeno le 7:30. Ma che discorso è, così è?! Indispettito, scosso e nero svita il raccordo e risale in macchina e parte a tutto gas.
Non spacco il minuto, la puntualità non è il mio forte. Di solito apro sempre fra le 7:00 e le 7:10. Anche perché a quell’ora non passa mai nessuno, tranne, di tanto in tanto, questo raffinato.
Le reazioni scomposte, le parole sbagliate non sono il mio forte, feriscono l’amor proprio e per giunta perdono il cliente. Danno fuoco alle carte, ristabiliscono il disordine. Non sopporto né la parola sciocco né la parola luminare, pur essendo dall’una e dall’altra ammorbato.