“LA NATURA CHE ESISTE E L’UMANITÀ CHE DIVIENE” – Angelo Rendo

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Liriche cinesi (1753 a.C. – 1278 d.C.), Einaudi, ed. 1957, a cura di Giorgia Valensin, prefazione di Eugenio Montale.

Copertina rigida in cartone, color verde mimetico, dorso in tela, 18 cm x 11,5 cm., pp. 250, collana Universale Einaudi.

Presumo la progettazione grafica – giocata tutta sul carattere, le dimensioni e i netti contrasti in un contesto di risoluta essenzialità – sia di Albe Steiner, il quale invita il lettore subito al centro, dentro una fitta foresta millenaria.

“La natura che esiste e l’umanità che diviene”: così Montale nella prefazione distingue i due mondi, l’orientale dall’occidentale.

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Montale la Cancelliera – Angelo Rendo

Questa non è la Cancelliera Merkel. Nel 1977 David Levine caricò a tal punto Eugenio Montale da prefigurare la Merkel dei nostri giorni. In quell’anno, lei aveva solo 23 anni, e si era data in isposa al suo primo marito. Montale, invece, brigava per il Cancellierato, dopo aver vinto, due anni prima, il Nobel.

L’anguilla – The eel – L’anguilla: ritorno all’italiano

“The eel”, di Paul Muldoon (da “l’anguilla”, di Eugenio Montale)
traduzione in italiano del testo di Muldoon, di Giuseppe Cornacchia,diritti riservati.

Proprio lei, la sirena
dei mari freddi che risale il Baltico
per bagnarsi nei nostri mari
golfi, fiumi
che risale stretta alla costa contro
corrente, letto dopo letto,
rivolo dopo rivolo,
metro dopo metro, centimetro dopo
centimetro verso
lo scoglio, costipandosi
attraverso le fanghiglie, finche’
uno scorcio di luce dal castagno
allampa un pozzo quieto,
uno scolo che va
sgusciando in Appennino e la Romagna –
lei, l’anguilla, una rivolta, un flagello,
dardo d’Amore in terra
che solo le secche o i prosciugati
valli dei Pirenei riconducono
al verde fertile terreno,
spiritello che cerca
vita dove solo
possono sete e desolazione,
la scintilla che dice
che tutto e’ dicibile quando tutto
e’ andato, seppellito,
questo tenue arcobaleno si specchia
in quello che hai tra le ciglia,
lo risplendi intatto in mezzo ai figli
dell’uomo, coperti del tuo limo, si puo’
non crederlo fratello?

.

Paul Muldoon ha tradotto “l’anguilla” di Eugenio Montale su invito di Marco Sonzogni, nel 2000, come spiegato in http://www.ata-divisions.org/ILD/Tradurre_June_2001.pdf da Sonzogni stesso. L’esito e’ poi apparso nella raccolta del 2002 “Moy Sand and Gravel”, uscita per Farrar, Straus and Giroux e un ulteriore approfondimento muldooniano si trova nel suo ciclo di lezioni oxfordiane “The end of the Poem”, 2006, Faber and Faber, nel quale viene commentata in dettaglio la traduzione alla stessa poesia fatta da Robert Lowell.

Il mio esperimento vuole tentare un ritorno all’ italiano, partendo dal testo inglese di Muldoon; osservo anzitutto come l’inglese abbia perduto molta della tessitura e del ricercato vocabolario dell’ originale, cosi’ come il mio riporto in italiano ha perduto parte del wit tipico di Muldoon. Quello che mi pare si sia salvato, e’ lo spirit, anzi lo spiritello, che mi ha portato al cambio piu’ vistoso operato coscientemente nel testo, rispetto all’orginale montaliano: la resa al maschile dell’ultimo verso, possibile in virtu’ del next-of-kin muldooniano.

Questa traduzione e’ stata accettata da Franco Buffoni per il prossimo numero del suo “Testo a Fronte”, edito da Marcos Y Marcos.

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474