InformSex – quattro cose di Giuseppe Cornacchia

ASSEGNAMENTO PER COPIA
template
stack&
stack::operator=( const stack& other )
{
if( this != &other )
{
sex* body_new = NewCopy( other.body,
other.bodysize_,
other.bodysize_ );
delete[ ] body_; // non puoi sollevare eccezioni
body_ = body_new; // ne prende le proprietà
bodysize_ = bodysize_new;
}
body_[ bodyused_ ] = consumed;
++bodyused;
}

FUNZIONE VIRTUALE
class fuck: public sex
{
public:
void money( complex );
void luxury( int love = 0 );
};
void fuck::money( complex );
{
cout << “fuck::money(complex)” << endl;
}
void fuck::sex( int luxury )
{
cout << “fuck::sex( )” << luxury << endl;
}

HEADER SEMPLIFICATO
#include “uomo.h” // classe uomo
class donna;
class bambino;
class merda : public uomo
{
public:
merda( const donna& );
oro sì( int, char*);
donna sì( int, donna);
donna& no( oro );
bambino forse( bambino );
virtual std::ostream& print( std::ostream& ) const;
private:
struct Ximpl* pimpl_; // adesso comprende l’oro
};
inline std::ostream& operator<<( std::ostream& os, const merda& vita )
{
return vita.print(os);
}

RISOLUZIONE DI KOENIG
namespace TERRA
{
struct uomo;
struct donna;
void sì( int );
void no( uomo );
}
namespace CIELO
{
void sì( int sex )
{
sì( sex ); // quale sì( ) ??
}
void no( TERRA::uomo war )
{
no( war ); // quale no( ) ??
}
void forse( TERRA::donna love )
{
forse( love ); // quale forse( ) ??
}
}

qui in file .pdf dell’aprile 2004, da www.nabanassar.com

Annunci

Come Noto in/un altro loco – (restaurato)

[Rimesso in piedi un vecchio intervento parlato del 2003, a uso del tipo umano carnascialesco.]

Angelo Rendo

L’intrattenimento e l’incondizionato

Da una parte le gare, i campionati, i maestri di cerimonia. Le arie, le aure dei presenti, degli assenti, degli assistenti, del novellame, del mucco. Dall’altra parte ciò che esorbita, si impone, nudifica, nidifica: la nudità del corpo testuale. Ciò che si ha da guardare prima, mentre, dopo, oltre la previa autorizzazione castale.

Tenere le scarpe per terra

“Metà dentro/metà fuori”, beatamente i moralisti dell’integrazione. Coi loro romanzi frutto di committenza, marchette fra le tante, scaturiti dal fascino per l’imbecillità, le miserie, la pochezza umana, il modo meschino di ragionare. La poesia, invece, mirerebbe all’intelligenza, alla nobiltà, alla grandezza, all’intelletto. Secondo lo Scarpa dell’ottobre 2003, il quale scambia vendibilità di talento con spocchia d’invenduto.

Intanto Antonio Moresco. Moresco messo davanti, in avanscoperta, Nike di Samotracia, polena che fende flutti e venti. Onore a Moresco.

Moresco ha ucciso letteratura e scrittura, aprendo il punto, eliminando gli stanchi continuatori suoi coetanei, tutto quel segmento di nostra paternità biologica; è ritornato nonno.

Non c’è relazione in Moresco, tutto passa per le sue fauci, ingoia tutto, assorbe, vampirizza, infine vomita. Automortificazione sistematica, masochismo, quindi, visione.
Una scrittura patologica, via via sistematasi in opera. La concessione reazionaria, il passo falso tramite cui l’autore si innalza per la scala e, infiltrato, inizia a spingere sotto gli spaventapasseri traffichini.
Una poesia lirica sulla merda che rima con sentimentalismo; cosa altro è la esibita pornografia, se portata al punto di fusione, e di bianco massimo? Grazia o sentimentalismo? Arrivato tardi, Moresco, senso di colpa inconscio della postmodernità, compartecipa all’opera di vendita del pianeta.

Le forze demoniache si debbono risolvere, incanalare, dialettizzare?

Zavattini e l’illusione

Sei anni fa circa, 2003, mi capitò di leggere un invito di Zavattini agli scrittori italiani, riportato su “Il Rinnovamento d’Italia” del 4 agosto 1952. Vi era scritto:

“Nella mia ignoranza è apparsa spesso l’idea che saremo migliori solo quando non avremo più bisogno di scrivere, ma la nostra partecipazione alla vita sarà così aperta – ad angolo piatto- che l’essere e il raccontare si susseguiranno come il baleno al tuono, anzi si identificheranno.[…]

Parliamoci francamente, noi scrittori teniamo il piede in due scarpe. Abbiamo tutti i difetti dei borghesi, la vanità, l’orgoglio, la superbia, la difesa di noi stessi fino alla spasimo, soprattutto il facile oblio delle numerose ingiustizie che vediamo e di cui ci ricordiamo solo nell’attimo cosiddetto creativo.[…]

Ci spogliamo sulla pagina, e così la nostra coscienza si placa. Noi sappiamo che proprio lentamente quei nostri avvertimenti entreranno nel patrimonio del tempo, tuttavia ce ne accontentiamo sfuggendo quell’altra battaglia.[…]
Io credevo che la novità spirituale degli italiani potesse consistere in questo dopoguerra nel considerare ad ogni costo il problema dei poveri, degli infelici. Ma noi abbiamo una troppo soave pietà di noi stessi come se ci guardassimo essendo ancora bambini.”

Fin qui Zavattini.

In questo meccano, sporgo oltre la mia bocca, nella mortificazione dell’altrui propensione, la qual proietta su forme innate clamori d’oltremondo e gloria, o risibile gomorra: i migliori, i maestri, i saputi, i risolutori, le schiere di sordi affamate di sangue.

how not to write a novel (letturina)

9780141038544h

http://www.guardian.co.uk/books/2009/feb/01/how-not-to-write-a-novel-review

Diciamo a voi, che avete un romanzo nel cassetto. Voi con un protagonista da far parlare dei fatti suoi, non lo facessimo gia’ abbastanza. Voi e le robe che non conoscete, che fate il finimondo all’inizio e poi tirate innanzi cinquencento pagine, voi che infilate i paroloni, voi che fate i cattivoni come pure incarnazioni del male disumano. Insomma noi. Noi per i quali questa grande storia e’ uno specchio fedele, oppure e’ ingentilita o anche sublimata, esagerata. Noi che acchiappiamo i tonti, comunichiamo le lingue straniere come le macchiette al cabaret, installiamo strutture complicate e filosofiche, ma tutte attorno ad un lui e una lei che casomai si incontreranno. Siamo noi, dunque, i destinatari di questo librino, perche’ scrivere un romanzo -come fare un salsicciotto commestibile- e’ un’arte che si impara. Ah, nessuna pretesa di Canone, solo soldi come insegnano nelle scuole di scrittura e all’universita’. Lo insegnano per novanta o cinquecento volte le nove sterline del libro (anche cinque e cinquantadue su amazon.co.uk). Cantate.

Composizione Video

Cominciare da su (l’allegretto di Nietzsche, la riflessione sull’alterità di Nancy e quella sull’estetica che dovrebbe far politica di Hillman) e scendere finché  il cerchio si chiuderà inconcluso (e inconcludente) per restare in tema.
Carpi metonimicamente mi sembra rappresentare bene l’italia (italia italietta mia, affonda nel tuo bel mare).