Appunti dal buon senso senza senso (64) – Angelo Rendo

La poesia naturalmente parla di nascosto, non che non si capisca cosa dica; ma nemmeno dice quel che non dice e non pensa; la massa poetica sta nel recinto, subito dietro il cancelletto, pronta ad accogliere il minimo scambio di parole, e già da un’altra parte, se la prevaricazione a tre gambe si apposta nel morbido giaciglio che lei appresta per gli spregiatori, i rovistatori che scartano i regali ma li svenano, tutti i ladri in falso contatto, la cui anima aperta alla sensiblerie più ruffiana del creato succhia la dannazione. Non più condanna divina, ma cartello in campo aperto a gloria imperitura per il poeta e monito, mina per l’invasore.

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Una poesia di Wallace Stevens tradotta da Angelo Rendo

A Mythology Reflects Its Region

A mythology reflects its region. Here
In Connecticut, we never lived in a time
When mythology was possible — But if we had —
That raises the question of the image’s truth.
The image must be of the nature of its creator.
It is the nature of its creator increased,
Heightened. It is he, anew, in a freshened youth
And it is he in the substance of his region,
Wood of his forests and stone out of his fields
Or from under his mountains.

(Wallace Stevens)

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Una mitologia riflette la sua regione

Qui nel Connecticut una mitologia non riflette

la sua regione.

Noi mai nel mito, magari…

appare la questione della verità
dell’immagine l’immagine rifletta
– aumentata, spropositata –
la natura del suo creatore.

È lui, nuovo, giovane e vigoroso.
È lui nell’anima della sua regione.
Legno dei suoi boschi e pietra
dei suoi campi o sotto

sotto le sue montagne.

(Angelo Rendo)

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Enervare l’epifania del mito, il tessuto molle e pappagorgioso della poesia, torcendo l’aspide della ragione indicibile del colon finale del terzo verso. E traendo fuori dall’apparato della tradizione il “sotto” ripido e lineare, appiccando il fuoco ai boschi; quindi placida, calma col proprio tempo la poesia mette bombe.

Appunti dal buon senso senza senso (63) – Angelo Rendo

Che ci stanno a fare gli artisti che vantano la loro condotta? Cosa cantano nei loro palinsesti formicolanti di umor nero. Dove colano questi libri, queste parole alterate dalla cacosmia, dalla larga e rantolante opinione?

Corpi senza credito, pergamene piagate.

La sapienza dell’invertebrato, la boria del distinguo.

La consapevolezza individua seriosa. Io sono diverso da te. Dea Melassa riempi a noi le orecchie!

La furia analitica ha soppresso il mondo, la vastità inerme del cervello.

L’autocommiserazione è ributtante, e insordisce.

Ciabattini!