I due corni – Angelo Rendo

L’idea – che prima viveva dentro l’unico uomo, il primo sulla terra, oscura, e non trovava ancora forma, la giusta distanza fra segno e senso – si ruppe sopra il capo di quel primo, misuratore del santo e del giusto, e scomparve, quando, una volta aperti gli occhi – era cieco – vide un altro uomo, ancora orbo, scomposto e lontano fra i rovi cercare un accesso. A quel lampo il buio, al buio il lampo.

L’emergenza dell’incantamento, per quanto l’uno balzi verso l’altra, sopravvive nell’alterità. Chi non si orienta e a vuoto sbatte le ali è condannato al premio della disubbidienza.

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Iperandroidismo – Angelo Rendo

Il cielo sputa l’animale. Dov’è? Dov’è?? Non siamo stati più attenti di ora; ora che si avvicinano alla razza estinta, chiusa nel torpore, orba e senza pedali, i portatori di zanne, le maestranze del fiore aguzzo. Empia la dose ingoiata dagli allevati in cattività. La vita al prezzo straccio di una netta anima.

Altrove l’articolazione dei segni lascia presagire che l’uomo, senza accorgersene, stia perdendo il proprio confine: la liquefazione in atto ha bloccato la resistività del relativismo androide a beneficio del calore che tutto ammolla e getta avanti: al sé i resti che la vita risputò.

Bambagia – Angelo Rendo

La figura fissa – la ‘cosa’ che porta se stessa – è in crisi; più la si riduce, o la si vezzeggia, più sciama il fronte memetico coi suoi layers. Non mancherà l’arguzia, mentre lo spaesamento a cui la memetica indurrà la coscienza – quell’ingovernabile filtro intessuto di soggetti politici indecidibili e indigeribili – non consentirà di ‘vedere’ quanto rumore informazionale giunga dall’orizzontalità pervicace del mondo ‘classificato’ e quanto grande in realtà – ahimè – sia il desiderio di bambagia.

Il cielo in terra – Angelo Rendo

Che per quanto uno si allontani o se ne allontani, c’è sempre una forte dose di stanchezza e privilegio, una regola. Uno stato di ascesa, la somma delle perdite, l’attesa resistenza del pensiero che si piega in parola. All’inizio. Per non dire di quando risuona quel monito: ‘Falla caminari ‘a testa!’

Ossigenala, falle fare una bella passeggiata, dalle una direzione, spingila in avanti, seguila, calala negli intrighi. Falla camminare ‘sta minchia di testa, in ultimo!

Ma la testa non ha piedi; chi glieli dà la forza, preme il tallone sulla sua vera natura, che non è anfibia. Portare in terra il cielo è azione da baro.

Compro oro – Angelo Rendo

Non riesco ad allontanarmi. Nel pomeriggio, passando in macchina lungo un’arteria molto trafficata del paese, a un tratto sono catturato dal “Compro oro”. Getto uno sguardo veloce ma bastevole a vedere una casa mortuaria, luci alte e profondissime, un tramezzo al centro in cartongesso, pareti bianche e vuote, una lacrimosa pianta al di sotto della finestrella della ghigliottina, ove si impegna ciò che ha valore, valore non avendo certo il corpo morto che lì si reca; sulla bilancina intravista stava un cranio, un impermeabile marrone colava dalla finestra.