PASSO FELPATO – Lucio Klobas

La notte sento distintamente rodere il legno in profondità. Continua a leggere

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PERSEGUITARE TUTTI – Lucio Klobas

[Racconto tratto da “Passo felpato” (Greco&Greco, 2002)]

Ligio a regole inderogabili quanto basilari, con una ferocia che non mi sono mai accorto di possedere nemmeno nei momenti più deprecabili e infami della mia vita, e con una sagacia che sfiora e supera il lampo geniale, mi carico d’un impegno che non solo ritengo sacro e doveroso (nonché oneroso), ma addirittura moralmente ed eticamente indispensabile e quindi indiscutibile nella sua puntuale e impeccabile esecuzione. In altri periodi travagliati della mia vita, prima di assumermi un tale gravoso compito, mi sarei perso in lunghi ragionamenti capziosi, imprendibili, tendenti soprattutto a rallentare e minimizzare le decisioni prese in piena coscienza, e magari a ostacolarle con nuove e precise oscillazioni di gusto e di giudizio,con nuove goffe negligenze bizantine. Mi attrae oltremisura l’azzardo audace e irresistibile, in particolare quando implica un’evidente sconsideratezza personale, una lieve e sana follia spirituale, mi attrae oltremisura la sfida sanguinosa e scomposta, il suo invisibile fascino furioso, nonché le sue leggendarie audacie, il suo assurdo prezzo da pagare. Appartengo da sempre a un corpo di polizia speciale, molto speciale, direi segreto, del tutto sconosciuto ma benemerito, che perseguita spietatamente e con sistematicità animalesca, non solo criminali incalliti (che sono comunque quelli che interessano di meno), ma anche cittadini insospettabili qualsiasi (soprattutto quelli), che si credono al riparo da ogni genere di fastidio solo per il fatto di essere  (in privato) perfidi, aggressivi, ignobili, odiosi e viscidi, a volte persino violenti e pericolosi. Perseguito tutti indistintamente con un accanimento che forse mi deriva dal piacere subdolo di essere percepito dalle vittime designate come un lungo e tormentoso bagno di sangue, come una nuova e insidiosissima malattia infettiva contro la quale nessun antidoto può funzionare con successo. Naturalmente la persecuzione libera e reiterata che mi propongo di esercitare senza freni, non risparmia nessuno e s’accanisce brutale e peccaminosa, in ordine progressivo come è naturale attendersi, prima contro i deboli e gli ammalati cronici (meglio se indifesi), poi contro le donne gravide o supposte tali, infine contro i maschi sani e sessualmente esuberanti appartenenti a tutti i ceti sociali e a tutte le etnie.Non si va per il sottile, questo è certo. Continua a leggere

Tre settimane di poesia nei lit-blog italiani (V)

[Sarete letti una volta e poi conglomerati: questa e’ la promessa della poesia nel nuovo secolo interconnesso. GiusCo]

Nanni Cagnone: flebile ma udibile soffio della Storia che sedimenta nella coscienza (1 Apr 2012, la dimora del tempo sospeso, http://rebstein.wordpress.com/2012/04/01/penombra-della-lingua/)

Mario Socrate: voce che emerge distintamente nell’uso di strumenti letterali piuttosto semplici (2 Apr 2012, trasversale, http://rosapierno.blogspot.it/2012/04/alcune-poesie-di-mario-socrate.html)

David Maria Turoldo: chiara ispirazione religiosa in testi piu’ inclini all’accettazione che al travaglio (4 Apr 2012, blanc de ta nuque, http://golfedombre.blogspot.it/2012/04/david-maria-turoldo.html)

Gianni Montieri: incantamento quieto nella forma di un dettato ammiccante e colloquiale (5 Apr 2012, poetarum silva, http://poetarumsilva.wordpress.com/2012/04/05/gianni-montieri-da-sud-in-caso-di-morte-inediti/)

Francesco Marotta: poesia che scartavetra incessantemente il consolidato crostume delle superfici (9 Apr 2012, la poesia e lo spirito, http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/04/09/francesco-marotta-esilio-di-voce/)

Gianmario Lucini: poematico dipanarsi della Storia sempre uguale per il popolo comune (9 Apr 2012, la dimora del tempo sospeso, http://rebstein.wordpress.com/2012/04/09/poesie-in-difesa-delluomo-i/)

Luigi Cannone: intensa solitudine, atterrita di fronte all’immisurabile della vita (10 Apr 2012, compitu re vivi, http://miolive.wordpress.com/2012/04/10/da-annuario-puntoacapo-2012-luigi-cannone/)

Camillo Pennati: dettato rotondo ed estetizzante fine a se stesso e dunque originale (10 Apr 2012, blanc de ta nuque, http://golfedombre.blogspot.it/2012/04/camillo-pennati.html)

Franco Arminio: espressionismo a schizzi, nei quali resta impressa la nuda e sola vita di provincia (12 Apr 2012, le parole e le cose, http://www.leparoleelecose.it/?p=4391)

Giorgio Bonacini: forma narrativa e verso libero in tensione, ma gli esiti appaiono calchi immoti (13 Apr 2012, trasversale, http://rosapierno.blogspot.it/2012/04/giorgio-bonacini-poesie-inedite-dalla.html)

Lucetta Frisa: il bagaglio espressivo che da’ forma a questi canti non rende a dovere la cifra estetica della loro stessa originalita’ (14 Apr 2012, la dimora del tempo sospeso, http://rebstein.wordpress.com/2012/04/14/lemozione-dellaria/)

Roberto Bertoldo: lamentazioni da un mondo brado e selvaggio che non offre ristoro ne’ riconoscimento (14 Apr 2012, compitu re vivi, http://miolive.wordpress.com/2012/04/14/da-annuario-puntoacapo-2012-roberto-bertoldo/)

Fiammetta Giugni: pochi versi, sufficienti a comunicare un trepidante senso dell’esistere (20 Apr 2012, carte sensibili, http://cartesensibili.wordpress.com/2012/04/20/fiammetta-giugni-carmina-flammulae/)

Lucio Klobas: qualche immagine potente, diluita in versicoli prosastici (20 Apr 2012, nabanassar, https://nabanassar.wordpress.com/2012/04/20/10-da-laria-che-tira-campanotto-2002-lucio-klobas/)

Daniele Poletti: colori sgargianti, materia fecale ed espressionismo un po’ disordinato (21 Apr 2012, poetarum silva, http://poetarumsilva.wordpress.com/2012/04/21/daniele_poletti_-_poesie/)

10 da ‘L’aria che tira’, Campanotto (2002) – Lucio Klobas

 

[Con l’indice di una delle due mani seguite la linea che scende ritta e lunga lunga, sussulta, inciampa, riprende la discesa a vite senza fine.]

Urtai leggermente

con la mano

il suo nome incerto

che sbandò

prese fuoco

precipitò a vite.

Il punto successivo

è la chiave del mistero.

Si chiamava nessuno

ma poteva essere anche

un nome di comodo,

un trucco

dietro cui celare

un corpo senza vita.

*

Anche con le regole minime

della buona creanza

il bambino più stupido del mondo

ci deve delle spiegazioni.

Se andate via con lui

(ma non è detto)

ditegli grazie

per la follia degli altri

che ci ha regalato.

Ma non si tratta solo di questo.

Per renderlo più leggero

aggiungete pure

(se volete)

l’ignoranza di chi vuole fare

di testa sua

o la testardaggine

di chi vuole portare con sé

il buonumore

anche nell’aldilà.

Il punto successivo

chiarisce ancora meglio

il pensiero.

Si chiamava nessuno

ma non stava a noi dirlo.

Viveva da Dio.

*

Era un bel visino

in miniatura

deposto con cura

sul colle.

La chiesina sul naso

oscillava ad ogni

sussulto,

il centro storico

impigriva

nella vallata dell’occhio

con accensioni vive

e respiri profondi,

l’albergo e il ristorante

sotto la volta

di capelli spioventi,

ai lati della bocca

pini e sterpaglia

molta sterpaglia

e pochi pini,

il fumo del camino

usciva dalla testa

e dalle orecchie,

il sorriso bruciava

come legna

tenuto sempre vivo.

*

Non è così evidente

come si potrebbe credere

di primo acchito

la connessione reale

tra le mie forze

(muscoli ossa pelle ecc.)

e il sole agostano

che mi sto godendo

in questo momento;

dico il vero sole agostano

che mi avvolge nella sua

calda pelliccia.

Neppure è così evidente

e di pubblico dominio

il mio rinsecchire

al sole agostano

il mio bruciare a fuoco lento

come un martire al rogo

come un animale allo spiedo

che sa di dolciastro

e che riempie il cielo

di fumo nero.

*

In treno il mio dolore

si sente di meno,

si allunga e si restringe

corre e resta indietro

fa ampi giri

procede di pari passo

con l’orizzonte.

Alla fine

verso il tramonto

diventa un piacere

vederlo.

*

L’allargamento della bocca

con le dita

giocando

(della tua bocca)

la portata e la forza

delle braccia

(mentre riposano)

la comparsa notturna

di macchie rosse

sulla pelle

(pomate e altro)

l’occhio pesto

(impacchi)

la zoppia precoce

(stampelle)

l’evidente perdita di memoria

(irreparabile),

trascende di molto

di troppo

ogni mia comprensione

anche la più volonterosa.

La corda del ragionamento

stretta e lunga

gira a vuoto

intorno all’argomento

principale.

Le molte vite inutili

le innumerevoli

persone sciocche

i moltissimi

casi umani

ti pongono di fronte

all’irreparabile:

ti fanno pensare.

*

Nello specchietto retrovisore

della mia coscienza

vedevo scorrere alle spalle

paesi stranieri che avevo

appena attraversato.

Vedevo anche paesaggi

magri e incompleti

che non mi appartenevano

né per formazione mentale

né per stile di vita.

Per fuggire alla propria

vita interiore

bisogna almeno superare

la velocità della luce

(l’ho sempre pensato).

Purtroppo in curva

(quella maledetta curva)

presi una cantonata

due muretti

e quattro cancelli

di fila.

*

Fra le altre cose

(e lo dico senza patemi d’animo)

ho sempre posseduto

una preoccupante tendenza

a invecchiare.

Anche in famiglia

un po’ di più

un po’ di meno

succedeva la stessa cosa.

Chissà perché

ero sempre vecchio

e di conseguenza

dotato di esperienza.

Ero vecchio e rispettato

Anche da ragazzo.

Invecchiare per me

è sempre stato un gioco

senza istruzioni

per l’uso.

A volte non capivo

se ero io dentro la vecchiaia

o se era la vecchiaia

dentro di me.

Beh, l’immortalità è una

faccenda più semplice

non ti impone scelte particolari

ma richiede uomini adulti.

*

Metti che un certo giorno

a una cert’ora

(è indifferente)

qualcuno mediti il suicidio

(quello vero),

metti che il primo tentativo

vada a vuoto

(l’inesperienza!),

metti che anche il secondo

non ottenga risultato

migliore

(l’incapacità!),

e così il terzo

e gli altri ancora

(la sfortuna!).

Cosa c’è di meglio allora

dopo aver cavalcato la linea

del bene e del male

che fingere somma

indifferenza

di fronte all’ineluttabile

(la saggezza!)

o addirittura candido stupore

per un evento

che divide gli animi

tra favorevoli e contrari

con tutte le conseguenze

del caso.

*

L’aereo filante

tracciato il primo

segno sottile

(questo è il ragionamento)

deve uscire

una volta per tutte

dal tunnel nero

in cui si è infilato

(altrimenti non si capisce).

L’aereo filante

non ha smosso

d’un millimetro

il suo punto di riferimento

iniziale.

L’aereo filante

(questo è il secondo ragionamento)

s’imbroglia alla vista

dell’orizzonte,

ecco perché non può

fermarsi due volte

nello stesso luogo:

cadrebbe di nuovo.

L’altro messaggio – Lucio Klobas


 

[Questo racconto di Lucio Klobas è apparso su un vecchio numero de “Il Caffè illustrato”, non so quale.]

L’imperatore della Cina con il tempo è diventato un mio conoscente qualsiasi. Non ho mai approfittato dei nostri rapporti amichevoli per indurlo a scrivere qualcosa (neppure sul letto di morte), anche se di tanto in tanto mi affida di nascosto dei messaggi diretti a non so chi. Conoscendo le stranezze del personaggio, suppongo si tratti di messaggi generici, vaghi nella forma e nel contenuto, messaggi indeterminati, magari un po’ prolissi e pasticciati, ma pur sempre messaggi scaturiti da una volontà dominante e quindi ragionevolmente inquietanti. I destinatari cambiano sempre, alcuni (suppongo) sono scelti a caso,  altri invece sono indicati con nomi e cognomi, ma nella sostanza è la stessa cosa poiché i messaggi trasmessi sono tutti uguali. Comunque, la maggior parte di essi viene respinta al mittente con la dicitura sconosciuto, ma molti, moltissimi, tornano indietro perché i destinatari, nel frattempo, hanno cambiato indirizzo, si sono trasferiti senza lasciare indicazioni, o sono morti. Quella di mandare messaggi è sempre stata un po’ la mania degli imperatori cinesi. Quando li frequentavo con maggior assiduità dovevo subirmi lunghi racconti su messaggi e messaggi spediti in fretta e furia nei vasti possedimenti imperiali. In realtà gli imperatori confidavano molto su una presunta , diffusissima ingenuità del popolo. Con il tempo questo tipo di comunicazione epistolare diretta ha perso gran parte del suo valore promozionale, gli imperatori che si sono succeduti lo hanno capito e, pur esitando, si sono adeguati ai tempi, adesso trasmettono messaggi brevi e rassicuranti, preferiscono restare nella norma, senza esagerare. Anche a me una volta, credo verso sera, mentre stavo assorto alla finestra, è arrivato un messaggero (era ciclostilato) che diceva così: Tu che riceverai questo messaggio non cestinarlo, non stracciarlo, non farlo sparire come al solito, leggilo prima, potrebbe contenere notizie assai importanti per te, ricordatelo. Ma io non ho badato più di tanto alla raccomandazione, non mi è sembrato il caso. Purtroppo raramente gli imperatori (anche i più avveduti e moderni) sanno rinunciare alle loro secolari manie (nemmeno con la forza di volontà),perciò inviano messaggi in continuazione come se svolgessero un servizio sociale utile e insostituibile. A volte ne ricevo tre o quattro al giorno (un’alluvione di messaggi), allora guardo con ostentata negligenza il mittente, vedo che è sempre lo stesso anche se la calligrafia cambia in continuazione (il solito espediente), sicché non li apro nemmeno, li sistemo su un tavolo assieme a quelli giunti nei giorni precedenti: prima o poi farò una radicale pulizia, farò sparire ogni cosa, messaggi e non messaggi. Capita purtroppo, in certi momenti della vita, che ti giunga anche qualche messaggio scritto da megalomani che si spacciano per imperatori della Cina (della Cina antica soprattutto), gente senza scrupoli che evidentemente si è montata la testa, che si crede onnipotente (basta poco, a volte), che si è inventata una qualsiasi dinastia millenaria, che ha brigato dietro le quinte per avere uno straccio di carta intestata con le insegne del potere. Imprevisti del genere più che amareggiarti ti sconcertano, ti lasciano un greve sapore di amaro in bocca. Un giorno (parecchi anni fa, se ricordo bene), frequentando l’ultimo imperatore della Cina (il cosiddetto imperatore bambino), gli ho fatto capire, con la necessaria discrezione, che con lui si sarebbe interrotta definitivamente questa estenuante catena di messaggi imperiali più o meno oscuri che infestavano (ma la parola che ho usato non era questa) gli immensi territori del suo impero come una contagiosa malattia infettiva (il concetto finale l’avevo però opportunamente smorzato). L’imperatore bambino, che dimostrava un’intelligenza superiore alla sua età , a malincuore dovette concordare con me (lui ancora non sapeva scrivere), addirittura mi aveva dato ragione senza peraltro rinunciare (com’era ovvio) a darmi numerosi consigli (ancora consigli!) e non poche raccomandazioni di circostanza. Mi sono congedato da lui alquanto perplesso e vagamente amareggiato: i giovani imperatori sono sempre molto impulsivi, si credono Dei sulla terra e quindi infallibili. Ma capita anche di peggio, ti puoi imbattere in imperatori cinesi chiaramente ottusi, prepotenti e inaffidabili, che vogliono occupare il centro dell’attenzione con ogni mezzo, e quindi esagerano, inventano le cose, confondono le date, sbagliano i nomi )il che è seccante) fanno figuracce in pubblico terribili senza neppure chiedere scusa. Per me un imperatore della Cina che fa queste cose dovrebbe essere destituito immediatamente, oppure punito con pene pecuniarie pesanti, insopportabili. Nondimeno, gli ultimi imperatori, i più esangui e psicolabili (più numerosi di quanto non si creda) , hanno rinunciato in parte o del tutto al loro potere assoluto (così almeno tendono a far capire): i messaggeri al loro servizio portano sempre i consueti messaggi che però stavolta si possono definire, con tutto il rispetto dovuto, veri e propri depliants pubblicitari, annunci propagandistici in pieno stile destinati a far conoscere questo o quel prodotto commerciale: di fronte a una simile valanga di missive non c’è nulla da fare salvo arrendersi accettando l’evidenza. Si spera, comunque, che prima o poi finirà quell’indegna sarabanda postale il cui solo scopo è confondere le idee ai sudditi consumatori. I messaggeri, quelli veri pur legati ai rituali e alle forme della tradizione imperiale, ormai girano a vuoto per l’immenso paese, recapitano personalmente solo qualche messaggio,  ma si tratta di piccole cose che hanno solo un valore simbolico e nient’altro. L’ultimo messaggio che ho ricevuto, per esempio, non conteneva assolutamente niente, era vuoto, era un pezzo di carta senza scrittura. Probabilmente, mi sono detto, non è più l’imperatore in persona che spedisce quegli assurdi e improbabili messaggi in bianco, ma qualcuno del suo giro, forse qualche semplice e umile scrivano relegato in qualche remota stanza del palazzo imperiale, un grafomane che lavora alla luce di una candela, uno scriba che ama scrivere e subito dopo distrugge ciò che ha scritto, insomma uno che opera in silenzio nel nome dell’imperatore, che segue disegni oscuri, forse addirittura tenebrosi, uno che adora ancora la scrittura ma la teme nello stesso tempo, un fedele e irriducibile suddito dell’imperatore, uno scrivano romantico e vagamente malinconico, un servitore leale e integerrimo del proprio padrone, un servo nobile e schivo del potere. Nessuno può dire con esattezza se le cose stanno così, nessuno è in grado di capirlo, nessuno conosce la verità fino in fondo; si può solo sospettare qualcosa. Immerso nel dubbio resto seduto alla finestra quando viene la sera, e penso a quel misterioso scrivano, a quel suddito ineguagliabile che ha riempito i messaggi, veri o falsi, un po’ tutto il mondo.

(Pechino, maggio 2000)

***

Istriano di origine, Lucio Klobas è nato nel 1944. Vive a Bergamo. Ha pubblicato numerose opere di narrativa e poesia, alcune delle quali tradotte all’estero. Galleria del vento (Geiger, 1976); Crudeltà mentale (Società di Poesia, 1983); Macchinazione celeste (Garzanti, 1990), Orari contrari (Theoria, 1993), Giorni contati (Il Saggiatore, 1994); Il verme solitario (Greco & Greco, 1997); Senza scampo (Manni, 1999); Il tempo vola (Greco & Greco, 2000); Passo felpato (Greco & Greco, 2002); Mono Trilogia (Greco & Greco, 2004); Relazioni sociali (Campanotto, 2007), Antichi mestieri (Flaccovio, 2008).

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Istriano di origine, Lucio Klobas è nato nel 1944. Vive a Bergamo. Ha pubblicato numerose opere di narrativa e poesia, alcune delle quali tradotte all’estero. Galleria del vento (Geiger, 1976); Crudeltà mentale (Società di Poesia, 1983); Macchinazione celeste (Garzanti, 1990), Orari contrari (Theoria, 1993), Giorni contati (Il Saggiatore, 1994); Il verme solitario (Greco & Greco, 1997); Senza scampo (Manni, 1999); Il tempo vola (Greco & Greco, 2000); Passo felpato (Greco & Greco, 2002); Mono Trilogia (Greco & Greco, 2004); Relazioni sociali (Campanotto, 2007), Antichi mestieri (Flaccovio, 2008).