Appunti dal buon senso senza senso (11) – Angelo Rendo

Qualche giorno fa mi sono ritrovato – ero solo uscito di casa col pugno di amici estivi tanto attesi – ai piedi di Rosario Crocetta – candidato alla presidenza della Regione e casto divo – nel punto in cui via Francesco Mormina Penna muore. Quello stava per pestarmi, ma non credo nemmeno di averlo visto da lontano; da vicino non ho visto nessuno, mi sono aggirato due minuti due lungo lo spiazzo, tempo di sentire delle flebili voci venire dalla tronopedana.

Una volta si facevano i comizi, ora si è persa la baldanza e resta l’impressione che una grassa e flaccida borghesia canti gli inni alla rivoluzione stando seduta: io ero all’ impiedi, ma non ero lì.

Il pensiero più maldestro era quello che non c’era.

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Tre settimane di poesia nei lit-blog italiani (IX)

[Anche i blog letterari italiani vanno in vacanza ma noi no, come i fabbri battiamo sul pezzo 365 giorni l’anno, 24 ore su 24, 3600 secondi su 3600. GiusCo]

Liliana Zinetti: voce dura e segnata, le parole sono lame e c’e’ ancora polpa da scavare (3 Ago 2012, la dimora del tempo sospeso, http://rebstein.wordpress.com/2012/08/03/improvviso-il-mare/)

Daniele Ventre: classico e di maniera, ancorato scolasticamente al porto sicuro della Tradizione (5 Ago 2012, nazione indiana, http://www.nazioneindiana.com/2012/08/05/poesie-edite/)

Vincenzo Frungillo: immaginifica prosa in versi filtrata da una luce giovanilmente ingenua (6 Ago 2012, poetarum silva, http://poetarumsilva.wordpress.com/2012/08/06/vincenzo-frungillo-fanciulli-sulla-via-maestra-2/)

Marco Giovenale: ibrido prosa-poesia liricheggiante e a scansione meccanizzata, forma mediana adatta a questo autore (9 Ago 2012, nazioneindiana, http://www.nazioneindiana.com/2012/08/08/camera-di-albrecht/)

Vincenzo Mancuso: autocompiacimento sonoro che predomina sul tutto (20 Ago 2012, poetarum silva, http://poetarumsilva.wordpress.com/2012/08/20/vincenzo-mancuso-la-macchina-della-mente-inedito/)

“Cancellazione” – Federico De Leonardis

[Presentiamo questo racconto di FDL – risalente ai primi anni Novanta – pubblicato nel 1992 nel libro dal titolo “In forma” dalle Edizioni Bacacay di Luigi Grazioli, in tiratura limitata a cento esemplari illustrati. “Cancellazione” è il quarto di sei capitoli.

Su Nabanassar appariranno a puntate anche gli altri, in forma rendomica.

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Esperienza di immersione totale nelle rapide del pensiero, la forma lievitata rilascia alla stretta pietre dal brillio in apparenza opaco, irriconoscibile; un groviglio estenuante che appaga cancellandosi e ritornando nel colore al quale siamo destinati. A. R.]

 

Mi è capitato di veder succedere qualcosa.

Fra me e questa cosa vista succedere voglio inserire una pausa di riflessione, una pausa comunque. Quanto è successo, quanto ho visto succedere è successo così rapidamente, che una pausa, un distaccarmene per cercare di dirlo, è l’unico modo per mettere ordine, per calmarmi. Continua a leggere

Appunti dal buon senso senza senso (10) – Angelo Rendo

Stavo per fare la cazzata, ah non fossi andato fino in fondo, come tendo a fare senza nemmeno tanto volerlo! Ci sono stato appresso per più di un anno, in maniera blanda, stavo per pubblicare un libro non a pagamento “totale”, ma senza anticipo (nel senso che né avrei pagato né diritti mi sarebbero spettati, nel senso che avrei ceduto gratuitamente per venti anni il mio testo, nel senso che avrei ottenuto in contropartita venti copie omaggio, e nel senso che avrei concesso all’editore la facoltà di trasferire ad altri in tutto o in parte i diritti acquisiti col contratto sottoscritto); l’intera parentesi è caduta la scorsa settimana, me l’ero trascinata sul groppone silente e remissivo per un anno, che bella testa di minchia sarei stato e quanti bei minchioni cascano in questo panaro e mi piange il cuore così accada.

Fuggire, a gambe levate, altro che. O restare fesso. Dicevo all’editore stesso e a due amici che è mortificante l’opera d’ingegno debba essere spesso e volentieri sacrificata sull’altare del prestigio – dell’arrivare chissà dove e per primi, voglio dire – o spalmata sulla vetrina fumosa della vanità.

Che pollo allo spiedo! Posseduto e leso nell’autorialità. Chiavato e spupazzato per essere letto chissà da chi e perché poi? Sarei stato.

Ora, il testo, dopo aver gozzovigliato e tremato, riposa, si era caricato inopportunamente, era stato in apprensione, sul chi va là e sul chi vive. Sta a poltrire nel cerchio dei bottai.