PUH, SPARATU! – Angelo Rendo

Stretti improperi, gonfi regimi del senso il dialetto porta in dote. È il caso del violento e sorvegliato aplomb in “Puh, sparatu!’, che s’impone quando i dormienti vogliono continuare a dormire. Ognuno col proprio reddito universale, a dormire, o col tempo nel tempo per sempre presente.

Un ottativo (“Possa tu morire sparato, e sputato!”) per un uomo che mal si sopporta, o del quale risibile è la verve nel presidiare la grande fortezza egotica. O finanche può condurre alla chiara, legale presa visione dei tanti fori nell’anima, riversa a faccia all’aria e ferita; più adatta alla compassione che alla ferocia, ché di questa pienezza è l’ambasciatrice più seria.

L’INCOGNITA – Angelo Rendo

Tuccio Tagliabua, scrittore, amava essere a corto di idee. No che gliene fregasse non averne, era più per gli altri, che ne avessero gli altri, e basta, di idee.
Non conosceva nessuno al mondo, non conosceva altri scrittori, cosa volevano, perché lanciavano grida, facessero i seri, ritornassero al loro antico mestiere.
Un giorno, attraversando il ponte della Triste Usazza, inciampò su una trista pietra; e fu allora che si imbattè per caso – gli ruzzolò fra le palle, diciamo – in Rocco Il Neonatologo, neoteologo, il quale non parve degnarlo, come fosse stato un vituperato trattatista ebraico, mentre era proprio lui, lui il pacificatore estremo delle rovine, lo scienziato, e tante altre cose, persino il costruttore, l’operaio, il sanpietrino, il trattatista, e avrebbe dovuto capire.

I FIGLI SUOI PIÙ DEBOLI – Angelo Rendo

La cronaca irrompe minuta e franta nel lazzaretto-mondo, incespica su se stessa e manda avanti i figli suoi più deboli.

È il caso, stavolta, del sindaco di Messina Cateno De Luca, il quale, intestatosi di promuovere una manifestazione di motoenduro, ha prodotto un video nel quale lo si mira equipaggiato di tutto punto da endurista e in sella a una moto nella sua stanza al municipio, smarmittando e suonando il clacson per compiere l’opera.

Non c’è alcuna forza che possa fermare e dimettere l’autorità, che, in tutta evidenza, si autofagocita e restituisce la più alta degnità al terrore che avanza.

MITRA – Angelo Rendo

Nel molle pomeriggio di oggi, Mitra aveva sul sedile anteriore come passeggero un coltello lama 20 cm con manico giallo. Che riposava su un fianco, sprizzando luce, disinibito.

Ho arretrato il mento e strabuzzato gli occhi, ma niente ho detto. Gli ho dato il gas benedetto. Non sai mai cosa possa passare per la testa di un pezzo di pane.

Mitra sa che non è possibile dare un passaggio a un coltello, o averlo per amico alla luce del sole, per quanto si abbia un buon cuore. O non lo sa.
Che è poi la stessa cosa che credersi un poeta essendolo, o non credersi poeta essendolo.
Un fenomeno ricorsivo che taglia in due inizio e fine del viaggio.

ATENE MANCA – Angelo Rendo

Il nero, vuoto e montuoso Peloponneso è ad una stretta di mano da Catania. Dall’alto, è una casa del cielo.
Un’ora e dieci per l’Attica. Atene. E il fondo, silenzio, nel lindo sottopasso del Venizelos a Spata.

Atene, ano d’Europa, e Grecia – panno usato e scosso da irresistibili venti occidentali – che teme, che desidera le coste turche, contro le quali impatterà, mentre le isole Egee, sconvolte da un ciclone indomabile, tentano di frenarne lo schianto, a guardar bene carta e forme.

Più l’occidente s’avvicina, meno si compattano le terre, e più l’oriente scarica le colpe al mezzo.

Rimane la rovina, la superba decadenza, l’angusto sentiero dell’abisso metafisico dentro quei volti strizzati e composti. La metro è un grande banco di prova, aiuta. Presa all’arrivo e mai più lasciata. Nessuna lingua straniera nelle viscere della terra. Gli Ateniesi covano il lutto. E da siciliano prendere parte all’ininterrotta processione dei treni è stato naturale.

Lo sguardo non è libero di vagare, come nei paesi dell’Europa del nord, ma deve dar conto all’umanità circostante. È per questo che non c’è più spazio. Atene manca. Secoli e secoli di esistenza non possono che condurre dritti alla tomba. Il tempo non batte più, come del resto se ne sbatte dell’Italia, il tempo.

Atene manca mi diceva Adriana. Certo, mi son detto, manca della morte, che la regalità sta apprestando per l’immondo futuro, o per il mondo futuro, abiotico.

IL POPOLO DI COLORO CHE SI RIPARANO GLI OCCHI CON GLI OCCHIALI DA SOLE – Angelo Rendo

Il popolo di coloro che si riparano gli occhi con gli occhiali da sole vita natural durante è destinato a gonfiarsi a dismisura.
Un occhio esposto è un occhio offeso. Perso. Schermato, invece, regola entrate nel e uscite dal cuore.
Conosco un uomo che li indossa pure la notte, a letto. Non può vedere nessuno.

Joker, o della fine – Angelo Rendo

Cosa aspettarsi, se non momenti di febbrile eccitazione e gaudio per gli occhi, o picchi di euforia, dalla visione di questo show.

Ché certamente “Joker” scatena la forma filmica per l’impressionante massa visiva e organica rivoltata e rivoltante, ma cessa di ogni interesse quando il sogno della rivoluzione viene travolto dal comico, impaniato in una didascalica lotta fra bene e male.

In sostanza, Joker contiene una pulsione reazionaria, che ristà nel fumetto, quanto più sembra avanzare; con tutto quel fragore Phillips ha depotenziato la carica sottile dello svelamento, e certificato la fine.