Ode a lato #2 – “Wittgenstein” di Jarman per fiori e lacerti – Dario Vanasia e Angelo Rendo

Partiamo da questa affermazione di Wittgenstein in punto di morte: “Mi sarebbe piaciuto scrivere un libro di filosofia fatto solo da scherzi, ma non ho humour.”. E qui rimaniamo per un po’, il tempo di “degenerare dal genere”, macro e micro, iconoclasta e fatalmente intellettuale. Concetti percepiti solo nel novero dell’intellettualità che l’estemporaneo annichilisce. In sette, otto puntate – a cura di Dario Vanasia e Angelo Rendo – riproporremo per lacerti e fiori “Wittgenstein”, film di Derek Jarman del 1993. Una rilettura lirica laterale.

Annunci

neo-avanguardia inattuale vs incalcolabile vastità del mare

[Su Nazione Indiana in questo Marzo 2013 si e’ tornato a parlare di poesia sperimentale vs poesia lirica. Ne e’ sortito soprattutto un duello in punta di verso fra Gilda Policastro e Natalia Castaldi, seguito da un contributo teorico di Lorenzo Carlucci. Una buona occasione per fare il punto dei lavori, dei saperi e delle inclinazioni. GiusCo]

Penso che un punto di incontro fra l’approccio teorico dell’una parte e quello pratico-condiviso dell’altra possano essere alcuni testi di Gabriele Frasca: erudito e consapevole, ma anche talentuoso e scorrevole. Presentare e discuterne alcuni potrebbe forse aiutare l’avvicinamento. Rimangono di base, a mio avviso, forti differenze di postura e di aspettative: piu’ orientate al mestiere e ai titoli gerarchici nell’ala a supporto di Policastro, piu’ orientate alla comunanza su base solidale e resistente in quella a supporto di Castaldi. Resta inteso che in questo esatto momento storico, tecnologico e sociale in Italia, i due approcci si equivalgono e che dunque possiamo permetterci di avvicinare i testi senza remore da parruccheria (ostilita’ pregresse, snobismi, ecc.).

Se tutti condividiamo la “sintassi del linguaggio” [livello 1] italiano, le differenze saranno in “strutture concettuali” piu’ grandi [livello 2] (idiomi, ma anche algoritmi e strutture dati) e nei processi [livello 2a] implementativi per raggiungere un determinato obiettivo. I “pattern” [livello 3] alzano il livello di astrazione su cui si progetta e si discutera’ quindi delle scelte progettuali. Il Gruppo 63 ha avuto il merito di astrarre la poesia italiana al livello 2, quel che in seguito l’informatica (negli anni ’90) ed ora i linguaggi applicati delle scienze dure (chimica, imaging applicato alle neuroscienze, genomica, ecc.) hanno portato al livello 3 per uso industriale e dunque ingegneristico. Detto banalmente: dalla “poesia” [livello 1, diciamo la lirica nell’Italia pre anni ’60], passando per la “poesia procedurale” [livello 2, diciamo Sanguineti e le rigatterie epigonali a lui seguite] fino alla “poesia della progettazione” [unico esempio contemporaneo per me significativo: il flarf, oltre ai generatori automatici di poesia tipo quello di Roberto Uberti qualche anno fa].

Qualche anno fa guardavo gli studi sugli invarianti universali del linguaggio umano del Prof. Nigel Fabb (http://www.strath.ac.uk/humanities/courses/english/staff/fabbnigelprof/), ma la dimostrazione della loro fondatezza o meno e’ in mano al neuroimaging, che per adesso non se ne occupa direttamente (http://www.poetryfoundation.org/poetrymagazine/article/240250). Un’altra via puo’ essere impostata teoreticamente applicando alla poesia il lavoro del Prof. Hartry Field (http://philosophy.fas.nyu.edu/object/hartryfield) e questa e’ la strada che mi intriga di piu’ ma carmina non dant panem, dunque se ne occupera’ qualcuno dei triennalini aggiornati di Lettere o qualche dottorando di impostazione filosofica. In Italia abbiamo il gagliardissimo Umberto Eco (per esempio qui http://www.umbertoeco.it/CV/Combinatoria%20della%20creativita.pdf), ma non credo possa applicarsi alla poesia se non come mitopoiesi invece che forma propria del linguaggio.

Insomma, molto si puo’ fare. Chi ne ha voglia?

gamification – esperimento di viral marketing

A fine anni ’90 era il web statico, poi e’ arrivato il web 2.0 e quindi i social network. L’ultima frontiera, quel che sara’ da qui a 5-10 anni, sono le app per smartphone/tavolette e l’insito concetto di gamification applicato ad ogni esperienza della vita sociale.

Avendo a disposizione 50 promo codes dallo store Apple sia per “POESIE (1994-2004)” che per “Traduzioni” ed essendo in vena di esperimenti, la mia idea e’ la seguente:

– chiunque acquistera’ una delle mie due applicazioni letterarie e lascera’ una recensione su iTunes e sul suo spazio in rete (Twitter, blog, facebook, sito, youtube o altro), ricevera’ in omaggio un promocode per scaricare gratuitamente l’altra. Confermate il link al vostro spazio con la recensione nel colonnino dei commenti di questo post e sarete ricontattati per il promocode a voi spettante. Recensite “POESIE (1994-2004)” e avrete “Traduzioni”, recensite “Traduzioni” e avrete “POESIE (1994-2004)”. Sono apprezzatissime incursioni in spazi non squisitamente letterari, privi dunque della postura del lettore forte o dello scrivente in via di emersione.

Gamification e’ al nocciolo una tecnica di marketing come tante altre, una coglionizzazione fidelizzante dell’utente per trasformarlo in consumatore, ma sarebbe interessante provare ad usarlo per oggetti innatamente non mercatali, quali appunto poesia & traduzione, inserire una pagliuzza non attesa nel meccanismo istupidente. I proventi dell’esperimento saranno destinati alla produzione di una app/gioco parodica del meccanismo che sara’ quindi rilasciata gratuitamente.