Il peso del titolo – nota su un nuovo manuale di letteratura italiana – Angelo Rendo

Claudio Giunta dice bene in questo articolo, che ho già condiviso su Facebook. Avrebbe però dovuto ‘seguirsi’ fino in fondo.

Parto dal titolo e al titolo mi fermo. Il suo nuovissimo manuale di letteratura italiana per Garzanti Scuola si intitola “Cuori intelligenti”. Un titolo male assortito. Un binomio terribile, brutto, disarmante, che ricorda tutt’al più un testo di narrativa melò per le scuole medie inferiori.
Il sottotitolo ‘Mille anni di letteratura’, invece, coglie nel segno. Sarebbe bastato questo.

[Sono fermo ai tempi in cui la pizzeria si chiamava pizzeria, l’osteria osteria, il laboratorio di analisi cliniche laboratorio di analisi cliniche con l’aggiunta del cognome del conduttore.]

Quell’infausto binomio non fa che palesare platealmente l’oramai insopprimibile e introiettato senso di inferiorità della parola nei confronti del numero, delle materie umanistiche nei confronti delle materie scientifiche.

Non fa dunque che sovraccaricare di senso l’insensata – per chi ha poco sviluppati sensi – volontà di scrivere, la cui forma non è replicabile e che, immune per troppa forza e gentilezza dal volontarismo, o da ‘picchiate’ di arduo scientismo, tutto accoglie e tutto restituisce senza che alcuno si metta in mezzo a ‘professare’ scismi, o fedi.

Nunciante – Francesco Lauretta per Andrea Di Marco

ANDREA DI MARCO. Endemico

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[Ad Agrigento, presso FAM Fabbriche Chiaramontane, si celebra a partire da Sabato 28 Marzo 2015 fino a Domenica 14 Giugno, a due anni dalla prematura scomparsa, Andrea Di Marco. In mostra trenta opere di uno tra i protagonisti della Scuola di Palermo.

Di seguito il testo in catalogo di Francesco Lauretta.]

Nell’assenza, si nota meglio il corpo. L’ora è misteriosa, quella con sole e notte, ma d’una notte che ricorda quanto un catafalco mostra, adornato come in festa, l’omaggio a quanta vita è trascorsa e a quanta morte, invece,  s’ingrassa. C’è l’ultimo in quel quadro. C’è del sacro anche, incenso quasi, evaporate  vite. Ho sentito questo attrito invisibile in visibilio davanti ai misteri, perché i misteri zampillano in esso:  se si osserva solo dentro il perimetro blu. Cosa rimarrà di noi? Cosa ci oltrepassa? E, davanti a quell’assorbente blu, a noi è lasciata la possibilità  di intonare un cantabile requiem. Lui, come un nunciante che se ne va: quel quadro che ci vede ci dice che noi, noi non possiamo sopravviverci.

Qui siamo intorno al blu.

Eppure c’è quanto basta. C’è luce. C’è infine l’abisso sulla luce. E’ finito e non, quest’opera. Non è firmata, non ancora. Quel non ancora è la nostra possibilità d’accesso. Quella luce, così nostra e differente, così differente dall’essere epigoni, lontana dai cavilli modaioli, è unica: di sola luce è pittura, qui.  E questa luce dice della resistenza, o r esistenza, o re esistenza. E con questa luce i corpi saranno di marzapane, dolci, evanescenti, inesistenti e cioè possibili nell’attrito dello stare ‘tra’:  vita (tra) morte.

Andrea sapeva, me lo aveva accennato, di questa follia dell’esistente. E la pittura è varco denso verso questo stare, è monumento che avvista il Tempo, sopratutti e sopra tutto. E’ stato un sollievo, per me, avere scoperto questo Blu. Non ancora, la sua firma come corpo mancante rende quest’opera inquieta; come il Cacciatore Gracco è unica e vagante sempre per noi, coristi di requiem.

Federico De Leonardis: Erlebnis | Theca Gallery – Milano

“Federico De Leonardis: Erlebnis”

mostra personale a cura di Piero 1/2Botta

INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA
GIOVEDì 19 febbraio 2015
ore 18.30

SEDE DELLA MOSTRA

Theca Gallery
Via Tadino, 22

Milano (IT)

20124
DATE DELLA MOSTRA

19 febbraio | 11 aprile 2015

ORARI DELLA MOSTRA
Martedì – Venerdì | 14-20

Sabato | 14-19

Mattino | su appuntamento

INFO

+39 334.28.49.730
gallery@theca-art.com

INVITO FEDERICO DE LEONARDIS ERLEBNIS - THECA GALLERY - MILANO VIA TADINO 22 - ore 18.30 - giovedì 19 febbraio 2015-def.

Theca Gallery inaugura i suoi nuovi spazi, a Milano, attraverso la mostra di Federico De Leonardis: Erlebnis, curata dal giovane critico Piero 1/2Botta. Theca Gallery è una galleria d’arte contemporanea fondata due anni fa a Lugano (Svizzera), che oggi in piena controtendenza si sposta a Milano. La galleria è diretta e fondata da Andrea Carlo Alpini, giovane gallerista che vuole lavorare sul concetto di “stratificazione”. Ecco le parole con cui il gallerista spiega le motivazioni della spostamento della galleria dalla Svizzera all’Italia: “la decisione di spostare la galleria da Lugano a Milano è stata medita e sentita poiché sentivo la necessità di sviluppare mostre installative sempre più in rapporto con gli artisti e con il contesto culturale che mi appartiene”. Con l’esposizione di Federico De Leonardis: Erlebnis, s’inaugura anche la collana “Alphabet”, quaderni della galleria in cui saranno sempre raccolti un testo di presentazione del curatore, le immagini evocative delle opere che saranno presentate in galleria e un breve scritto introduttivo del gallerista. Federico De Leonardis per la mostra “ERLEBNIS” ha deciso di aprire una fessura tra i muri della galleria per installare un lavoro site specific nato appositamente per l’occasione: “Fessura in punto, linea e superficie”. Il protagonista della mostra non si vede: è lo spazio vuoto che si percepisce tra gli interstizi dei corpi installati da De Leonardis in galleria. Oltre all’installazione saranno presenti in galleria le opere Ossa di Shelley (Dante, 1989 – Petrarca, 1996 – Senofonte, 1996) e la prima opera realizzata dall’artista nel 1976 “Genesi della tagliatella”. Federico De Leonardis ha lavorato in precedenza con importanti gallerie attive sul mercato internazionale, si ricordano su tutte la Galleria Continua (San Gimignano), criticatamene è supportato da diverse figure tra gli altri Angela Madesani e Bruno Corà. In occasione della mostra è stato realizzato un catalogo con le immagini delle opere installate in galleria. Dieci copie dello stesso saranno firmate dall’artista e disponibili per i collezionisti. Oltre al catalogo sarà disponibile, in galleria, per la consultazione tutta la bibliografia esistente sull’artista, dai cataloghi storici agli ultimi volumi editoriali: “Eclissi” (2014), quattr’anni di aforismi e “Tagliatelle” e oltre all’ultimo volume pubblicato: Extempora (2015).

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Theca Gallery è galleria di arte contemporanea che attraverso le sue mostre e pubblicazioni indaga il concetto di “stratificazione”. La galleria ha organizzato mostre in Italia, Svizzera, Belgio, Lituania, USA, Ungheria. Tra gli artisti internazionali rappresentati: Federico de Leonardis, Jonathan Guaitamacchi, Mohsen Taasha Wahidi, Ohya Masaaki, Marco Mendeni, Carlo Buzzi, Orna Zahara Kazemi, Fabrizio Parachini e Aja Von Loper.

Federico De Leonardis è un artista concettuale italiano che esplora il tema dello spazio attraverso le installazioni ambientali e site-specific. Lavora prevalentemente con la scultura nelle sue diverse forme; predilige l’uso del marmo, del ferro, del calcestruzzo armato e della carta. È attivo inoltre attraverso la letteratura, tiene un blog (http://federicodeleonardis.tumblr.com/) in cui si esprime criticamente sul sistema dell’arte. Ha pubblicato diversi libri in cui indaga ed estende le sue ricerco sul concetto di spazio.

Angelo Rendo per Francesco Lauretta

[Dal 6 dicembre al 14 febbraio 2014 Francesco Lauretta è alla GAM di Palermo con la personale dal titolo “Esercizi di equilibrio”. Per l’occasione pubblico in tre puntate i testi in catalogo di Claudio Cinti, Luigi Grazioli e Angelo Rendo. A. R. ]

Fuochi, video muto
Fuochi, video muto

Passo lungo

Io qui mi fermo, in questa stanza, qui la vita, il dovere. Non sono ancora entrato che un chierico mi avanza un paramento viola; lo restituisco. Sarei quasi tentato di non parlare con nessuno, e nulla scrivere, quel che è avanzato ritornerebbe a fare il suo dovere.
Faccia e spalle occhiute non possono mirare se non il cuore muto della fine che ogni inizio si porta chiuso nella teca: la reliquia esplosa come un rosario di miccette.

Allora, più sputi di seme e lame di madre dolorosa e gialla arsura, maestro, vossignoria! E luce rossa carica o filamentosa al punto da scordarsi, e scordarsi del luogo nel quale si procede, del motivo della venuta, della ricerca di sostanza.

La testa gira più per le mute esplosioni, le nebbie che per la pittura. La pittura sta sparendo, è simile a un pannuzzo graveolente marrò con chiazze minime di luce bianca lì per destino d’evoluzione. Oppure è lì lì per essere risucchiata dallo scarico celeste. Naturalmente il Paradiso c’è. Chiamiamolo giungla.

 

Luigi Grazioli per Francesco Lauretta

[Dal 6 dicembre al 14 febbraio 2014 Francesco Lauretta è alla GAM di Palermo con la personale dal titolo “Esercizi di equilibrio”. Per l’occasione pubblico in tre puntate i testi in catalogo di Claudio Cinti, Luigi Grazioli e Angelo Rendo. A. R. ]

Disegno del mattino
Disegno del mattino

Sarai

È come se tutti gli strati di colore che Frenhofer aveva sovrapposto sulla tela lasciando affiorare in un angolo solo un unico piede, sia pure di bellezza folgorante, stessero pian piano evaporando lasciando serie successive di stesure monocrome, rosse e azzurre soprattutto, all’interno delle quali, a seconda delle angolazioni e delle distanze, emergono forme, figure, abbozzi, tracce di altre tracce cancellate e rinascenti, memorie, progetti, scarti, tutti assieme, o come in un brodo primordiale delle figurazioni, o della percezione, o di emozioni ignote e potenti che cominciano a fissare questo o quel segmento, o volume, o sfumatura o linea o segno, a provare a dare un nome, ancora prima che a eventuali cose da esse sorte, alle intensità da essi suscitate, al disagio, e all’euforia, della loro confusione, a questo continuare a essere con, e a essere ancora e sempre, insieme, questo e quello, e poi di vedere un questo e un quello che cominciano a fare segno, a dirsi e mostrarsi, pronti sempre a ritrarsi ma già, almeno nei sensi, vivi, riconosciuti, tanto che poi anche perderli è bello, e non importa.

(o come nel magma lavico di un vulcano, dentro, prima ancora di uscire, o Sotto il vulcano, come nella serie di Pierre Alechinski, come nel libro di Malcom Lowry che l’ha ispirata, o nel Vulcano di Antonio Moresco, o nei suoi Canti del caos)

Claudio Cinti per Francesco Lauretta

[Dal 6 dicembre al 14 febbraio 2014 Francesco Lauretta è alla GAM di Palermo con la personale dal titolo “Esercizi di equilibrio”. Per l’occasione pubblico in tre puntate i testi in catalogo di Claudio Cinti, Luigi Grazioli e Angelo Rendo. A. R. ]

Madreperla
Madreperla

Il mondo potrebbe ben accontentarsi di essere in bianco e nero

Il mondo potrebbe ben accontentarsi di essere in bianco e nero. Come nelle pellicole del Neorealismo italiano. Come nei sogni di ciascuno di noi. E detto fra noi che osserviamo le opere di Francesco Lauretta, io penso che non vi sia nozione più equivoca, in arte, del cosiddetto “realismo”, con o senza suffissi (neo-, sur-, iper-, e chi più ne ha più né metta, anzi, ne tolga), con o senza aggettivazioni. Io penso che tra sfera del mondo e sfera dell’arte, come tra quest’ultima e dimensione del sogno, non vi siano rapporti così sostanziali da giustificare sbandamenti dimensionali o interferenze reciproche tra le sfere. Di più: penso che se sbandamenti e interferenze si verificano, non siamo già più nella sfera dell’arte, ma in quella del mondo, la cui realtà è tanto vasta da comprendere anche il sogno. E dirò anche (visto che siamo tra noi, a osservare l’arte di Lauretta), che mai il poeta forse più grande di tutti mentì tanto spudoratamente quando affermò (fece affermare a un suo personaggio) che “vi sono in cielo e in terra più cose…”. Più cose di quante ne possa sognare “la filosofia”, forse. Ma Shakespeare intendeva dire “l’arte”. Il poeta, l’artista, fingono sempre. Fingono persino contro se stessi. L’artista, il poeta, possono essere brutti, sporchi, cattivi e perfino bugiardi nella sfera comune a noi tutti (che osserviamo le opere di Lauretta), ovvero la dimensione del mondo, quella che comprende realtà e sogno, ma non lo saranno mai entro la sfera che è loro propria, che appartiene soltanto a loro e che noi dobbiamo accontentarci di sognare, o di denominare attraverso equivoche nozioni di scuola. Il mondo è brutto, sporco, cattivo. Le sue bugie possono ben accontentarsi di essere tradotte in un realistico bianco e nero. L’arte è l’unica finzione di purezza che ci consente di giudicarlo senza esserne sporcati. L’arte (anche quella in bianco e nero) è quella sfera di colore entro cui il mondo riesce a dissolversi.

Alessio Lega “Mala Testa” & Hobocombo “Moondog Mask” – Angelo Rendo

Il 31 ottobre Alessio Lega, Francesca Baccolini, Guido Baldoni e Rocco Marchi hanno suonato a Vittoria, il giorno dopo a Niscemi, poi a Catania, infine a Messina. Io e Adriana li abbiamo incontrati a Scicli il 30, in un pomeriggio di libera uscita, ascoltati a Vittoria l’indomani. Con Rocco (già e ancora dei Mariposa) non ci vedevamo da più di dieci anni, ho risposto alla sua chiamata con vero piacere. La dolce Francesca, lo stralunato Guido, l’appassionato Alessio, il caro Rocco… La Sicilia, Ragusa, Scicli sono lontani. Come lontana è questa nostra generazione dispersa e inconsolabilmente autistica. Alessio ha presentato “Mala Testa” (http://alessiolega.bandcamp.com/). Canzone d’autore dal testo poderoso assisa su una coperta sonora di levigata ricerca e boli delle avanguardie più pure (n. d. r. il 4 novembre Rocco, Francesca e Andrea Belfi nella formazione Hobocombo hanno pubblicato “Moondog Mask”, ispirato alle musiche di Moondog, qui lo streaming: http://www.rockit.it/hobocombo/album/moondog-mask/23814).

Cosa suggellano queste righe? Che niente è perduto, fintantoché la condivisione carnale scaccia le fantasime del carcere virtuale.

Su e per ABBITATTSTAIL / n°1 OVER/TUR di John Cascone e Dario Vanasia – Angelo Rendo

balcone caggia

La città protagonista di questi tagli da Google Maps è Gela. Bisognava aprire “Abbitatstail” col botto (OVER/TUR, prima parte del progetto di John Cascone e Dario Vanasia) e cercare un modello di sana e robusta costituzione, affermato e di fama consolidata. Una lingua franca. A Modica, al C.O.C.A. (archivio biblioteca arti contemporanee), Corso Umberto I n. 420, domani, venerdì 1 novembre la prima azione.

Smisuratezza, verticalità per nulla dirimenti il conflitto tra padri e figli, mancanza di piano, sfalsamenti e falsari, fiancate nude, muri carichi di coltri, aperture e chiusure intercambiabili, in agguato, garage cuore di casa, appropriazioni indebite di suolo pubblico, spudoratezze fognarie, coperture da stabulazione, merlature: i linguaggi dell’alienazione.

Il piano regolatore gelese risale al 2010; atteso dal 1968.

Il supposto potere accentratorio che la periferia eserciterebbe sul centro è vuoto concetto, riempiendo il quale, crollerà ogni costruzione di senso, e lo spontaneismo fungino del blocchetto rientrerà nei ranghi donde è venuto. Le grandi soluzioni artistiche non passano per un sottovuoto praticato in presenza d’aria ma sono lo stretto foro della regola. Qui, a Gela, o laddove la libertà di parlare (costruire) a vanvera è data/fu data, al massimo, v’è un caos applicato, funzionale a tratti, solo a tratti irreale. Perciò cosa, lurida cosa senza essente.

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John Cascone
Nato a Cheltenham (UK) nel 1976. Artista visivo e sonoro, performer e videomaker. Si è laureato nel 2004 in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Pisa. Dal 1999 è stato fondatore e collaboratore di diversi gruppi multidisciplinari (Formiche Elettriche, VOI, Città del Maiale Nero, EX, CARGO CULT). Dal 2010 al 2011 è stato assistente di Cesare Pietroiusti. La sua ricerca si è concentrata sullo studio del rapporto tra immagine-tempo-materia. Vive e lavora a Roma.

Dario Vanasia
Nato a Scicli (RG) nel 1982. Artista visivo, dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Ragusa e di Bologna, dal 2007 ha condotto ricerche e azioni sulla produzione e la comunicazione dell’immaginario come fenomeno sociale (dalla strada ai social network), avvalendosi spesso dell’interazione con vari artisti, operatori culturali e il pubblico. Vive a Scicli.

Ho aperto una pagina Facebook: LIKE-atemi numerosi, pirati!

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Da tempo la forma blog e’ in crisi e molto del flusso passa oggi per Facebook. Flusso indistinto ma comunque flusso, mentre qui si fa la polvere. Ho dunque voglia di buttarmi un po’ nel magma ed ho aperto una pagina a https://www.facebook.com/GiusCornacchia . Commentero’ i testi di chi vorra’ postarne e seguiro’ gli spunti, come vengono. LIKE-atemi numerosi, pirati!

Diritti editoriali, pirateria ed i miei (nonche’ altrui) materiali letterari.

Come certamente sa chi mi segue, sono in possesso di tutti i diritti editoriali sul mio materiale letterario (poesie, traduzioni, racconti, brevi saggi, teatro, commentario sparso sul web) e ho lungamente scelto di condividere tali robe a gratis qui su nabanassar e sul mio sito personale giuseppecornacchia.com

Da un paio di mesi, pero’, qualche simpaticone/a si diverte a mettere tutto su piattaforme di file sharing. Ovviamente, c’e’ un copyright infringement grosso quanto una casa: che io decida di condividerli in licenza d’uso personale non significa che possiate allegramente rilanciarli su piattaforme sharing. Sono stato giovane anch’io e anti sistema anch’io, ma sempre rispettando il lavoro altrui.

Alla terza volta che ho dovuto chiedere ad un gestore di piattaforma di rimuovere le robe, tre giorni fa, mi sono girati i maroni. La battaglia contro la pirateria e’ persa in partenza, ma abbiate ben chiaro quanto segue: *NON CONSENTO L’USO PUBBLICO DI MIO MATERIALE (se non a fine di citazione e in modica quantita’) A NESSUNO*. Non c’e’ licenza Creative Commons sulle mie robe.

Ho eliminato dal mio sito personale i web-magazine Pseudolo (1998-2002) e Nabanassar (2002-2009) perche’ stanco di vedere trafugato il magazzino: non solo materiali miei, anche materiali di terzi che potrebbero volersi rivalere su di me. Il tutto, senza neppure un cenno di richiesta o ringraziamento. Da questo momento, tutte le robe prodotte da terzi e rilasciate / concesse sui siti che gestisco o ho gestito in passato, non sono piu’ disponibili al pubblico.

Tutti i miei materiali sono invece disponibili A PAGAMENTO (modico, ma si paga) in versione Kindle e audiolibro su Apple Store e Amazon Store. Questo letterario e’ un mondo di grandi fanfaronate, pochi straccioni per bene e tanti pezzenti che fanno i furbi. Motivo per cui: fottetevi tutti.