Appunti dal buon senso senza senso (59) – Angelo Rendo

Delle tante parole svagate che l’altro – il lettore – potrebbe dire o di queste altre che stanno fra loro strette quando fa freddo, converrebbe sceglierne una, la cui dimensione sconosciuta darebbe modo di distinguere fra pena e certezza della colpa, se ne valesse la pena. E qualora si uscisse fuori, come del resto si fa, andrebbe a disdoro del primo venuto chiedere se l’azione opportuna abbia a dividere gli elementi in tre cola che indugiano su tre diverse piattaforme. La prima contenente un numero passato per forte pelatura, l’altra starnazzante una più alta fidelizzazione opzionata dal passo lungo soggiacente alle formulazioni più alte dell’assolutamente sciolto, la terza che lesta lesta la smetta e vada a letto ché è tardi.

Appunti dal buon senso senza senso (58) – Angelo Rendo

Ah, colpo secco, sembra
tosse grassa, e di nuovo
ah ah, riso o fatica,

non è che si capisse tanto,

ahahah, boom, botta
alle spalle, e finalmente
scoppio, marcetta trionfale,
Enea sulle spalle di Anchise.

E in un certo modo è così, e non per vie traverse è così. A ben guardare nasce il riso e, se miri troppo, l’epopea.

Un libro per studenti medi – Angelo Rendo

dobbbiamo disobbedire

Non quel nero ribollire di Pasolini, l’inesausta volontà di saturare la ragione, ma un ordinamento interiore esposto alla gioia in Parise.

‘Dobbiamo disobbedire’, 55 paginette Adelphi, 7 euro (2,99 euro in ebook), cinquantanovesimo volume pubblicato nella “Biblioteca minima” a settembre, non lascia campo.

Dal 1974 al 1975 Parise tenne sul “Corriere della Sera” una rubrica dedicata al dialogo coi lettori. Alcuni pezzi vengono ora riproposti nella veste “minima” per le cure di Silvio Perrella, il quale aveva già presentato nel 1998 le lettere di Parise ai lettori col titolo “Verba volant” nelle edizioni Liberal Libri di Firenze.

Parise col suo incedere momentaneo, spinto dalla “forza delle cose”, scrive a un livello per nulla aderente al modo di “virtù” italica e per postura, lineamento e qualità della pelle scritturale appare assimilabile a Rodolfo Wilcock.

La “natura pedagogica e fantastica” del testo, la lampante chiarezza, che candidamente cova l’idea di uno Stato democratico nettato dall’ “invidia di classe”, rendono il pamphlet futuribile, e fruibile massimamente da studenti delle medie superiori.

Gli insegnanti  proporranno “Dobbiamo disobbedire” fra i libri consigliati, l’alta accademia potrà pure cestinarlo, ne ha il coraggio, e facoltà.

Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (XXIV) 101 (da Emily Dickinson)

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent’anni, quest’anno ne compio quaranta: e’ il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero’ in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume “La superpotenza” (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo “Dell’iris ho il tramorto”. Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

101 (da Emily Dickinson)

Davvero esiste “Mattino”?
C’è e cosa è “Giorno”?
Che possa vederlo dalle montagne
Fossi alta quanto loro?

Ha piedi come ninfee?
Piume come gli uccelli?
Giunge da paesi famosi
A me sconosciuti?

Un erudito! Un marinaio!
Un saggio dal cielo!
Dire alla mite pellegrina
Da dove spunti “Mattino”.

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

Appunti dal buon senso senza senso (57) – Angelo Rendo

Dal triangolo col vertice verso il basso poggiante su una base

al contenitore largo chiuso e tagliato da raggi curvi la furia

 

raccontare finisce.

La volontà notomizzante, lei lei sì, che sputa sull’eclisse del senso, è la principale artefice della rivalsa della critica: le sue uova depositate furtivamente in petto alla mosca gigante.

Potrei incentivare quella volontà, la cui diottria regge appena l’orizzonte??

La mancanza di arte sta nella stasi, la rivolta si lega alle forze centripete, che trapanano anello dopo anello la terra, gravi. L’arte sta, battendosi la minchia a quattro dita, sguardo a fuoco all’orizzonte.

Certo fermarsi passo dopo passo e guardarsi attorno, mentre lo zelo in qualsivoglia modo declinato gioca sempre per vincere.

In seconda battuta la colpa è dell’ignorante e della morte, due uomini, il primo anziano, il secondo un vecchio giudice. Il primo si pregia di accompagnare la seconda, la morte, facendo strada, meno amara rende la passeggiata all’ignorante, che ha il solo compito di guidare verso la vita.

Alessio Lega “Mala Testa” & Hobocombo “Moondog Mask” – Angelo Rendo

Il 31 ottobre Alessio Lega, Francesca Baccolini, Guido Baldoni e Rocco Marchi hanno suonato a Vittoria, il giorno dopo a Niscemi, poi a Catania, infine a Messina. Io e Adriana li abbiamo incontrati a Scicli il 30, in un pomeriggio di libera uscita, ascoltati a Vittoria l’indomani. Con Rocco (già e ancora dei Mariposa) non ci vedevamo da più di dieci anni, ho risposto alla sua chiamata con vero piacere. La dolce Francesca, lo stralunato Guido, l’appassionato Alessio, il caro Rocco… La Sicilia, Ragusa, Scicli sono lontani. Come lontana è questa nostra generazione dispersa e inconsolabilmente autistica. Alessio ha presentato “Mala Testa” (http://alessiolega.bandcamp.com/). Canzone d’autore dal testo poderoso assisa su una coperta sonora di levigata ricerca e boli delle avanguardie più pure (n. d. r. il 4 novembre Rocco, Francesca e Andrea Belfi nella formazione Hobocombo hanno pubblicato “Moondog Mask”, ispirato alle musiche di Moondog, qui lo streaming: http://www.rockit.it/hobocombo/album/moondog-mask/23814).

Cosa suggellano queste righe? Che niente è perduto, fintantoché la condivisione carnale scaccia le fantasime del carcere virtuale.

Appunti dal buon senso senza senso (56) – Angelo Rendo

Questo qua – lo vedete –
questo paziente vecchio

…è venuto

a fare buio
bianco a ogni evento
che non sfugga al calendario,

e ingiallisce.

**

Lode gira a stento a braccia conserte
parla sempre di più e lode
al cibo stretta a due false
ragioni.

**

La logica ha perso per strada
il pensiero ha perso l’analisi
per l’occhio o per l’occhio forse
la memoria scintilla e sfiamma
il riverbero mite.

**

Mi eccita ogni alleato si sentiva
rispondere che dorma qui

nell’epoca piccola della grande
distruzione e fili a massa
per l’industria che fine
ha precisa in un punto.

**

Dal bianco del foglio è uscita una mano.

Ha preso la mira ritratta di botto
e guarda guarda a due parti
in tutto estreme e fuori dal fiume.

Come può la legge pensare

la vita?