Categoria del politico – Angelo Rendo

Le fasi tassonomiche incombono; pertanto, bisognerà far rovinare travi sulle teste, scrivere per salvare quel servigio dal quale chi si esime non sopravviverà al riso abissale. Verremo prima irretiti con futili espedienti, poi cambieremo sede. Il confronto e la flessibilità appartengono solo alla categoria del politico, affetta da rogna esistenziale e turbe neomelodiche.

Erdogan il Ragno – Angelo Rendo

Il caro amico Alberto Mazza, ispirato dalla mia foto di profilo facebookiana, si è preso la briga di trovare il nome del mio alter ego. Che sarebbe NOEL ERDOGAN.
Non son cose che possano dirsi liberamente, innanzitutto!

L’unione del mio nome e cognome è così impressiva, suona così bene che sarebbe stato impossibile deturpare questo binomio perfetto, non ci fosse stata una mente andata, capace di sfruculiare negli anditi più pigramente abbandonati.

E il danno si è anche fatto più imponente, allorché, contagiato, sono andato in cerca di un motore di anagrammi. 

Il mio tertius ego, se volete, si regge su quattro paia di zampe: ARDO LE GONNE, DAL NEO REGNO, DAL NEON ORGE, DAL NEO RAGNO, DAL NEO RANGO, DONA LE ROGNE, LE ONDE RAGNO. Con LEDA ROGNONE, in pole position, zampa anteriore sinistra. Erma.

La posa – Angelo Rendo

Dal cuore aperto e placido della colonnina era possibile che il cane scappasse verso i covili e tutto odorasse senza troppo indugiare. Dunque, non conveniva armarsi di sospetto, meglio fermarsi ad asciugare le lacrime dell’animale, ché la gratitudine afferra alla nuca e prepara il giaciglio alla poesia. Se due volte ti giri, comprendi. Con una sola volta, sbandi. Se pienamente vai, sfondi ogni posa. La ragione è questa.

Il Cavaliere calabrese – Angelo Rendo

[Mattia Preti, ‘Deposizione’, Chiesa di San Bartolomeo, Scicli]

Sono venuto stamattina per fare una sorpresa alla mia ragazza – ti ricordi, sono calabrese; ah… aspetta un attimo…sì, certo, sei di Taverna, il paese natale di Mattia Preti – e l’ho trovata con un altro. Mi spiace. No, meglio così, subito subito. E ride, sollevato; per dieci secondi levita al mio fianco. Aveva 21 anni, c’eravamo conosciuti all’aeroporto sei mesi fa, che vuoi fare. Ora ti saluto, grazie, e arrivederci, non so perché ma mi sei stato simpatico sin da subito. E aspirando tutte le lettere dell’alfabeto, che portento, ritorna coi piedi sulla terra. Subito pronto al volo per Messina.

Non lo trovo – Angelo Rendo

​Mio marito è morto nel 2013, mi dice. Me lo ricordo, il signore col baffo rado e i capelli brizzolati, le dico, mentre col tergivetri incessantemente tiro via l’acqua che da ogni parte insidia l’interno. Ah… sì…baffe…brizzo… come? Grazie! Arrivederla, signora!

Bene, andiamo avanti! – Angelo Rendo

​Del raccoglibile – di quel sistema che sembrò farsi presente nell’epoca del pensiero – all’essere animato non rimangono che barbagli, barbe, piume o scaglie. Stati inconoscibili e fervori neri. Non a un uomo bravo a dirsi e a situarsi ci riferiamo, ché significherebbe far parlare la parola che mai avrebbe potuto e può parlare.