IL POPOLO DI COLORO CHE SI RIPARANO GLI OCCHI CON GLI OCCHIALI DA SOLE – Angelo Rendo

Il popolo di coloro che si riparano gli occhi con gli occhiali da sole vita natural durante è destinato a gonfiarsi a dismisura.
Un occhio esposto è un occhio offeso. Perso. Schermato, invece, regola entrate nel e uscite dal cuore.
Conosco un uomo che li indossa pure la notte, a letto. Non può vedere nessuno.

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UN’ADORABILE PROPENSIONE ALLA VITA – Angelo Rendo

(Iscrizione ellenistica su pietra calcarea, Antiquarium, Teatro greco-romano di Taormina)

Si tratta di un altare, dedicato a Hestia da Karneades, sua moglie Pythias e dalla figlia Eraso, presso il tempio di Serapide, scoperto nel 1861 all’interno della Chiesa di San Pancrazio a Taormina.

Il testo: “Accanto a queste mura di Serapide, il guardiano del tempio Karneades di Barca, figlio di Eukritos, la sua sposa Pythias e sua figlia Eraso hanno eretto a Hestia un altare; come ricompensa per questo, o tu che governi le meravigliose dimore di Zeus, concedi loro un’adorabile propensione alla vita”.

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La chiusa finale, letteralmente tradotta, verrebbe: “possano loro avere sempre una vita felice e prospera.”
Ma quanto meravigliosa ed emozionante iunctura (“un’adorabile propensione alla vita”) ha tratto fuori da quel blocco di pietra l’anonimo traduttore facebookiano.

La traduzione è chiaramente forzata. Ma pendere avanti, rimanere sospesi tra la certezza di esser vivi e il dubbio di non esserlo, quasi sentirne il nodo alla gola, non possono che rendere degna di adorazione l’attitudine alla sospensione, alla inclinazione, all’intenzione di onorarla, la vita. Mettere in mani umane ciò che è del divino e ad esso è stato tolto.

Joker, o della fine – Angelo Rendo

Cosa aspettarsi, se non momenti di febbrile eccitazione e gaudio per gli occhi, o picchi di euforia, dalla visione di questo show.

Ché certamente “Joker” scatena la forma filmica per l’impressionante massa visiva e organica rivoltata e rivoltante, ma cessa di ogni interesse quando il sogno della rivoluzione viene travolto dal comico, impaniato in una didascalica lotta fra bene e male.

In sostanza, Joker contiene una pulsione reazionaria, che ristà nel fumetto, quanto più sembra avanzare; con tutto quel fragore Phillips ha depotenziato la carica sottile dello svelamento, e certificato la fine.

LA VERITÀ È UNA MENZOGNA – Angelo Rendo

Quel tratto interrotto non può che far fede di un ininterrotto ruminio di malsanìa. Quantunque le cesure caratterizzino i nostri paesaggi interiori, rinfocolare il vuoto porta all’essere, la più grande menzogna del senso.

Quel fuoco divampa, dimentico di sé, ai piedi della verità, mamma di tutti i figli, mai unica, ma a pezzi, regale.

ASPETTANDO IL MIO TURNO AL GABINETTO – Angelo Rendo

Aspettavo. Aspetto
che non avvenga nulla che non sia
già arrivato e dove sono?

Quando libereremo il pensiero
dalle grinfie degli avvoltoi quando
ogni poeta aspetterà la sua fine?

Per dire io
non l’ho mai conosciuto mai
me l’hanno presentato.

Nel gabinetto
di un ristorante del paese

pensieroso e altero,
alto quanto me. Più cattivo

della sua opera.

Entravo. Usciva.

LA COLOMBA – Angelo Rendo

Cos’è la vita? Non è forse una colomba, che instancabile vola per procurare il cibo ai suoi colombini? – mi ripete con dolcezza. A me manca la colomba, mi basterebbe accarezzarla, davvero. Invece la guardo volare, e cerco di imitarla, ma non so volare, mi limito a scavare la terra. E ne raccolgo i frutti per voi, non ho colombini che m’aspettano a casa. L’altro ieri, ho per caso sfiorato con la mano la spalla di una donna, sai come sono stato felice, ho lavorato da matti, senza fermarmi. Io che spesso patisco e facilmente mi scarico e tremo. Come ora, che vorrei fare alcune cose, ma una forza più grande mi ordina il contrario di ciò che sento. Mi tiene seduto, non mi fa muovere.

INEVITABILITÀ DEL ROMANZO – Angelo Rendo

Ascoltavo. Non potevo sperare di non ascoltare. La ascoltavo. Ascoltavo questa donna su Youtube. Si torceva ed emetteva boh e non so segreti e umidi, mentre l’intervistatore la incalzava. La storia si svolge – ripete due volte, senza che io riesca a sentirla – la storia si svolge. Si riferiva alla ricreazione, al ballo molle e lento del verme, che sfugge alle acque per meglio decretare la sua fine umana, e rimbozzolarsi nelle trame occulte del dato.

CHODASEVIC, L’ULTRAPOETA – Angelo Rendo

Vladislav Chodasevic (1886 – 1939), di cui Bompiani ha appena pubblicato un’ampia antologia poetica, “Non è tempo di essere”, nella nuova collana Capoversi, è un poeta malfermo. E solipsistica e crepuscolare la sua vena. Un nichilista.

La poesia è questa cosa, indimostrata e realissima: debolezza del corpo e della psiche, questo restare ai margini, fra le righe, invisibili. Ché invisibile è la poesia, marginale, debole. Come la vita, che aumenta se segue il codice, sminuisce e smemora se rimane chiusa nel guscio del tempo. Pare.
Questa grande arte, la poesia, che disperde ogni nube psichica e fa chiaro il cielo.

“La scimmia” è la poesia più intensamente disumana del volume, e per essa vale acquistarlo. Poi che la voce è troppo compromessa, incrinata, tra il volo e la definitiva caduta, nascosta al genio. Dorme, sosta, ma non è… che tempo, sabbia, vento.

Curatela e progetto grafico speciali. Rispettivamente nelle mani di Caterina Graziadei e Polystudio. Con un solo grande errore: la numerazione delle pagine. Il numero è destinato al margine interno vicino alla rilegatura; e tutte le volte che il libro lo si apre e poi richiude è insetto schiacciato, briciola, tabacco o cenere quel numero. Neo.

MESSINA SINCRONICA – Angelo Rendo

Aveva pronunciato solo qualche sillaba, così mi ero convinto fosse di Catania la signora. No, sono di Messina. Andata via, a due minuti arriva un signore. Lamenta male alle reni, scendendo dall’auto. L’umidità, ma quale… l’età! Lei è di Donnalucata? No, sono di Messina. Non fa in tempo a spostarsi dall’ufficio, dove paga, al box, dove ritira, che alle sue ruote preme un altro signore, di Marina di Ragusa; a questo carico la bombola in macchina, quindi dritti verso l’ufficio. Mi giro senza accorgermene e miro la sua targa. Messina. Trilla Whatsapp: Gradirei una Birra Messina – un’amica. Tarderà, gliela faremo trovare. Ma la berrà lei.

Se decidi di raccontare la vita, chi ti legge non ti ascolterà; un sorriso di circostanza, asincronico, e Addio!

STRUNZU – Angelo Rendo

Mentre risistemavo e sfoltivo la libreria, è saltato fuori questo, stamattina. Dal nulla, lo spazio stretto fra libro e libro, è nato. Rinato. Eravamo diciassette in classe, l’anno scolastico era il 1994/95, l’ultimo. All’infuori di me, della qual cosa non ero evidentemente conscio, ben sette compagni, a quanto ho rivisto, compagne anzi (ché solo quattro i maschi), si espressero, al seguito della prima, a ruota, e mi dissero Strunzu, per salvarsi e farmi capro. Dirlo così STRONZO significa volersi bene. Ce ne volevamo, ce ne vogliamo. Poco fa ad alcuni di loro ho scritto BASTARDI, dopo avergli sottoposto la foto.