nabanassar

Nabanassar è nato nel 2002

Il vasaio – Angelo Rendo

by Rendo

Apparve un vecchietto assai curvo. Aveva un basco calcato forte in testa e poco degli occhi si vedeva; un bastone a reggerlo, mentre al cielo teneva issata una pistola erogatrice. Riflesso sul vetro della porta che inquadrava l’altra parte.

*

E quindi dicevamo si spingevano, sgomitavano e rendevano infermi chi le toccava o sfiorava anche solo con la punta della lingua.

*

Cadde una foglia e tutti (persino gli assenti) presero a rincorrerla. Era una foglia di ficus americana, carnosa, sensuosa, ancheggiante. Quel nero tornito da vasai d’oltretomba.

*

Iniziò a contare e non la smise più. Spense ogni minima volontà di parola sua o che da altri veniva.

*

Quando una forza è slegata da qualsivoglia contrappeso, rimane crudamente celibe.

*

Si serrano le bocche, scrollare di spalle, boh, non so, nulla è successo, non c’è nessuno qui.

Né l’uno né l’altro – Angelo Rendo

by Rendo

Una legatura morbida, cedevole a aperture decise e compulsioni; facile a spaccarsi al mezzo e in ogni parte come fosse centro; e sensibile all’umido; a metà strada fra un inno ebraico e un inno cristiano, senza essere né l’uno né l’altro.

La presenza è potenza – Angelo Rendo

by Rendo

Arrivammo al punto. Le ragioni politiche a che si facessero gli accordi sottobanco erano ormai inesistenti. Per forza di cose la legittimità dei concetti più usurati decadde e con essa l’alta rappresentanza che il discorso letterario avrebbe dovuto incarnare. La carne non significa.

Un vuoto istituzionale – come una bruttura da caps lock attivato maldestramente mentre il corsivo vola – che riammetteva la maggioranza degli statisti europei a servirsi di Cartesio, riconducendolo ognuno nell’alveo di una tessitura nazionalpopolare.

Ogni forma di snobismo s’invera a guisa d’artiglio felino nell’apparato in via di formazione. Risultava dunque che le lagnanze sarebbero dovute pervenire agli uffici di segreteria allo stato di bozze.

L’ufficialità è un compito a cui lo scrittore (chi?? quanta facilità!) deve ottemperare: la presenza è potenza. Del ridicolo l’ultima proposizione ha la potenza, mentre la presenza è invisibile.

Un suono ci attraversa, nemmeno una maschera lo ferma coi suoi scampoli di debolezza, nulla che scenda a patti con esso. E non sono guai le resistenze a cui il suono ci costringe, in fogli stretti e lunghi? Misuriamo e ripartiamo.

Le forze non mediate – Angelo Rendo

by Rendo

Saranno sette le forze non mediate, quando un poeta grande esita.

La prima è al centro, la seconda sorge a destra rispetto a chi parla, che è a sinistra, la terza esce dal centro, la quarta è grande e toglie un punto all’altra metà, la quinta brucia, la sesta coglie all’improvviso, la settima è imprendibile.

Nulla del quanto – Angelo Rendo

by Rendo

Stavo leggendo tutti i libri che dovevano essere letti secondo spirito trionfante. Inghiottii la spia progressista – che ballonzolava vanitosa nel cannarozzo – e nulla di quanto pareva vedersi che si vedesse c’era.

Oltre il margine – Angelo Rendo

by Rendo

Urgeva ridurre la macchina della verità a vago nervo.

Oltre il margine: ricchezza (e/o ferita).

La signora fu costretta a tagliare i lunghi capelli.

Lo trovarono, vivo, come un cretino, nello stanzino.

Mucchietti di terra – Francesco Lauretta

by Rendo

24 dicembre 2014 Ispica ore 21:30

Sono stato al cimitero oggi. Ho fatto alcune foto. Ho riconosciuto alcuni fantasmi. Mi domandavo come sarò sepolto io, e dove, seppur vorrei farmi cremare – si dice, e si desidera, così?-. Ne ho riconosciuto alcuni volti, volti visti una sola volta in vita mia, poi sepolti. Ho fatto alcune foto. Entrando al cimitero ho visto alcuni gatti, erano a proprio agio lì dentro. Mentre cominciavo ad orientarmi sentivo alcuni rumori, voci, sussurri e preghiere. Credo sia vietato fotografare in questi luoghi. Ero andato prima che calassero le tenebre e il sole, generoso, lanciava lame di luce sui mucchietti di terra. Andavo al cimitero dopo aver letto tre capitoli de “Il radicante” di Nicolas Bourriaud. E mentre andavo verso il cimitero scivolando la collina con la mia Multipla blu, satanassa, pensavo e mi domandavo se io fossi afflitto da una specie di ‘esotismo’, o se potessi definirmi esotista, o esoto. Ho freddo. Sono avvolto dalla coperta arancione e steso sul divano della mia tana frigo d’estate, e d’inverno nel mio girarrosto, ospite. Ma ho freddo e un mal di testa feroce coi 28 gradi centigradi accuratamente selezionati in camera per avvolgermi poi come un bozzolo arancione. Ho fatto molte foto al cimitero in tre aree simili e diverse allo stesso tempo. Mucchietti di terra coprono corpi dentro bare, alcuni sembrano di cenere, altre sembrava –la terra- bagnata e di un colore solido, un bruno straordinario e compatto così come i verdi, magnifici e vari, del muschio e le erbacce –alcune erbe dolci- bellissimo a vedersi e pensavo alla Puglia, al 28 gennaio pensavo mentre ascoltavo “For Stephen Wolpe” di Morton Feldman.

Mucchietti di terra su terra come non se ne vedevano da cent’anni o da cinquant’anni, un secolo o mezzo quasi e che formano un principio, nuovo, di cimitero –potrei dire- diverso da quello di fine anni 70 e 80 dove le tombe furono oggetto di un’agguerrita speculazione edilizia, pareva ci fosse l’urgenza di avere un alloggio o condominio per l’eternità, selvaggi erano i vivi e i morti, i vivi perché già impegnavano i geometri novelli a stabilire una corsa vanitosa, anche per i morti poi, e questo aveva in qualche modo dato pane ai muratori, ai giovani studenti che in estate soprattutto andavano a lavorare come manovali per potersi, poi, pagare qualcosa, gli studi, o la fine.

Salvo Monica, Maria va a trovare Elisabetta, inchiostro acquarellato su cartoncino, 1994

25 dicembre

[…] che in fondo questo esempio totale di disegno senza arte né parte, in questo tempo dove si privilegia l’esodo come scampo, dovrei dire come ulteriore chance nell’invenzione di un modo comune, ha qualcosa di unico. Quel sinistro niente, affissato male al muro, che per vederlo bene bisogna stare in punta di piedi, ha qualcosa che in niente assomiglia all’arte se non alla sua fede, fedele alla sua risorsa sorprendentemente fuori da ogni tempo.

Dove si erige un castello? – Angelo Rendo

by Rendo

Quella capacità penetrativa che sfuma nell’attrito col foglio: quella stessa che ravviva il cuore quando si è lontani.

La mescolanza delle correnti preserva la vita, lasciando un gorgo di dolore in luogo imprecisato.

L’autorità implica delle regole soggiacenti al male applicato al bene.

Dove si erige un castello? Boh.

Come un pensiero netto
il piatto.

Avendo intenzione di primeggiare, il disgraziato inclinava pericolosamente verso il vallo.

L’ordine del mondo – Angelo Rendo

by Rendo

Meno di quel che si dice e più di quel che si contiene o dell’affiatamento che prelude alla zona franca dal turbine scrivo, poiché la voce distesa è un agguato teso all’ordine del mondo.

La mummia – Angelo Rendo

by Rendo

La mummia dissimula con durezza, stracciandosi un lembo di benda dall’occhio sinistro, i problemi al sistema fantastico. Virtualmente potrebbe darsi la vista. Sgattaiola.

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