Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (IX) Senti

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent’anni, quest’anno ne compio quaranta: e’ il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero’ in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume “La superpotenza” (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo “Dell’iris ho il tramorto”. Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

SENTI

Senti,
a me non frega nulla
che tu non m’ami,
anzi,
mi rende la vita più facile
non doverti badare.
Epperò t’amo
e questo cuore spinge
in modo indecoroso
facendomi tremare.
Se do senza ritorno
e t’investo, mi spiace,
non mi curare,
fa’ la tua vita
consueta, non sarà
questa tarda briganza
a recarti un’offesa.

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

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Appunti dal buon senso senza senso (37) – Angelo Rendo

In dialetto, la forma tonda, l’italiano.
La fronda. Che dialetto, e fronzuto
italiano scritto a battimuro.

Debolo strillo e rintocco
o la pace o la guerra
a rottura di naso a carezza.

V’inquieta la dolce luce illune

ai poeti è rimasto lo scroto.

***

Sguazzando s’impara ch’ogn’arte
non è per te per di più nemmeno
per chi ti dà
conto. Fai come vuoi.

Appunti dal buon senso senza senso (36) – Angelo Rendo

Non lo conosciamo, che cosa è, chi è? Lo guardiamo da lontano e ridiamo, fingendo di sorridere per un gatto che ha sgommato, lasciando gli artigli confitti nella basola. Tuttalpiù gli si può chiedere se conosce, giovane fra i giovani, un editore (o non editore?), di cui non si sospetta l’esistenza, e nemmeno interessa, quindi placare le proprie voglie d’uva sultanina, secca e mandorlata. Ma quello non sa; il poco che sa è materiale di risulta, rimasticato e sputato al peggior offerente, cioè a tutti i 246.

Tutto questo risale alle poche parole strette fra fiumane di righe sotto e sopra, picciola vita e spremuta; e da quando il mare sputa le sue pietre, gli scogli hanno la vastità del mare e a nulla vale poco.

La coglionata, arte maestra, ha 247 volti. Il più grande dei 247 ride sotto i baffi che non ha: piange; il più piccolo dei 247, dal suo canto, giocatore di lotto, abbandona le sorti e lascia che il gatto vada a riprendersi gli artigli soffocati sotto la basola.

Tutto cacato, per dire vanitoso del fetore che emana, e non lo sa, se noto che tutto cacato sia. …Ehm…

…dicevo, mi caca di striscio, la qual cosa è meno abietta del cacarmi; e se non mi caca è perché sa che se lo facesse ruoterebbe dal suo alto al mio basso, allora mi caca a metà, mi pirita sottovoce soffioni maleodoranti e frizzantini.

Fiutando il mio status di pupo nero – ma averne la sicurezza è da domineddio – non mi caca, a farlo annullerebbe il senso; mi farebbe senso e distruggerebbe il costruito. Tramite i 247 volti in dotazione all’orbo.

Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (VIII) Ci fu giorno

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent’anni, quest’anno ne compio quaranta: e’ il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero’ in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume “La superpotenza” (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo “Dell’iris ho il tramorto”. Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

CI FU GIORNO

Ci fu giorno in cui volli dare prova,
riuscire con la forza a trarmi in volo:
mi misi alla finestra ad aspettare
finché un passero arrivò: “Sei stanziale,”
disse, “non cogli la giusta prospettiva
del problema. Per quanto grande sia
la tua sapienza manca il lampo,
il tuo fardello è questo e devi convenire
che non c’è Oltre a certi occhi, né c’è Dopo;
ogni uomo s’impratica uno scopo
o sceglie quello d’altri che gli piace
ma è sempre uomo e uomo vale e resta,
libero di pensare in un bicchiere
e d’affannarsi in campi limitati,
mai pago d’uno scopo generale
in un modo che non si possa ribaltare.”

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

In forma di lettera – Federico De Leonardis

[Ultima puntata di “In forma” (1993), pubblicato da Bacacay Edizioni – “casa editrice praticamente inesistente – in cento copie faticosamente tirate su una normale macchina rank-xerox e rilegate pazientemente dalla coppia autore-editore (il sottoscritto e Luigi Grazioli; e cento solo perché prevedevo che la sua diffusione, anch’essa a mano, non ne avrebbe richiesto di più e non, come penseranno i maligni, per rendere prezioso quel modesto sfogo epatico), pagine oggi disponibili su internet rivolgendosi direttamente a me (fededeleonardis@gmail.com) oppure attendendo la sua pubblicazione programmata a breve su www.nabanassar.wordpress.com.” FDL]

(Aperta)

                                                                                Veri sono solo i pensieri

che non comprendono se stessi

 T.W. Adorno

 Milano, 3 Gennaio ’93

Caro ***

ormai tre mesi fa, tanto è che rimugino l’intenzione, che cerco di dimenticarla, di soffocarla, incappo in un libro, un tuo libro, uscito dieci anni prima.

Non lo nominerò (le ragioni sono in questo scritto); è un libro di scarto, scaricato dall’industria culturale in uno dei tanti remainders che ci sono in giro. Son diventati loro i miei serbatoi, loro e le bancarelle; senza rigidezza, con eccezioni, ma in fondo un’abitudine: flâneur a Bocca di Serchio, dove arriva ogni tipo di ”ravatti”, anche questo; snobismo alla rovescia – mi piacerebbe nobiltà – o più probabilmente senso di soffocamento che mi dà sempre la cultura fresca di giornata, il rumore che dilaga su copertine fiammanti che vanno a ruba: ”à la page…, sensations…, surrogati della felicità offerta dal diverso sempre uguale” (il rombo della tua triste lucidità, Teodor W. copre ogni tanto il continuo rumore di fondo). Un amico di cui appena qualche mese fa è uscito un libro aveva la faccia, e il senso delle proporzioni, di dirmi che bisognerebbe inchiavardare i propri manoscritti e affidarli con testamento ai figli dei propri figli. Ho pensato alle piramidi.

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Appunti dal buon senso senza senso (34) – Angelo Rendo

Ora siedono dietro tavoli o mense imbandite, e c’è ancora qualcuno – sparuto astante o parente lontano – che getta l’occhio sulle loro vivande. La borghesia cenciosa da masterchef, della novella cucina, borghesia alta e medio-bassa bassabassa di figliolanza eletta e adulta, e l’immiserimento emotivo, portato della concorrenza, o il più turpe maschilismo ci sono, tutti: i nuovi cuochi della minchia salmistrata con ribobolo di seta e riporto d’herpes. Che tutto sanno pur di non sapere: senza forma se non la colata zuccherosa e ammaliante della parola a contratto stagno.

Appunti dal buon senso senza senso (33) – Angelo Rendo

Il culto non ha limiti. Il tempio è la rampa. Qualora l’occhio cercasse un colonnato, o s’illudesse d’averlo visto, faccia un passo avanti, anzi, uno in più, l’orante. Così: un colpo a entrare, uno a uscire. Ben sistemato pare, lasciamolo fare. Pelle a cenci e lebbra, cacciatori-oscuratori di trame, brani e sfilacci, origine del bene e frequenza del male. Trame, trame a cantare. Sul promontorio staccatosi dal mare.

Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (VII) Idolatrare

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent’anni, quest’anno ne compio quaranta: e’ il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero’ in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume “La superpotenza” (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo “Dell’iris ho il tramorto”. Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

IDOLATRARE

Idolatrare la manifestazione del pensiero
per vederci appigli di conoscenza o verità
non mi convince. Tutto questo spolvero
d’analisi in cicli chiusi e aperti affastellandosi
sull’opinione fa torto del vero problema
che è: a chi giova? A chi deve giovare?
Perché, ecco, se si dovesse ammettere
che può tranquillamente non interessare,
la partita è chiusa, torniamo al cuore/amore
ed avremo più pubblico.
Io penso: uno dei segreti è non rinchiudersi
in qualche idea fondante;
io credo sia nostro dovere rischiare ogni volta
si possa trovare un contatto;
ed un contatto è possibile sempre,
s’accetti una dialettica comunque posta.
Ma senza virtù d’astrazione saremmo parziali
schiavi di tecniche compositive e procedure
che portano a dettati privi di spessore.

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474