Il vasaio – Angelo Rendo

Apparve un vecchietto assai curvo. Aveva un basco calcato forte in testa e poco degli occhi si vedeva; un bastone a reggerlo, mentre al cielo teneva issata una pistola erogatrice. Riflesso sul vetro della porta che inquadrava l’altra parte.

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E quindi dicevamo si spingevano, sgomitavano e rendevano infermi chi le toccava o sfiorava anche solo con la punta della lingua.

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Cadde una foglia e tutti (persino gli assenti) presero a rincorrerla. Era una foglia di ficus americana, carnosa, sensuosa, ancheggiante. Quel nero tornito da vasai d’oltretomba.

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Iniziò a contare e non la smise più. Spense ogni minima volontà di parola sua o che da altri veniva.

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Quando una forza è slegata da qualsivoglia contrappeso, rimane crudamente celibe.

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Si serrano le bocche, scrollare di spalle, boh, non so, nulla è successo, non c’è nessuno qui.

La presenza è potenza – Angelo Rendo

Arrivammo al punto. Le ragioni politiche a che si facessero gli accordi sottobanco erano ormai inesistenti. Per forza di cose la legittimità dei concetti più usurati decadde e con essa l’alta rappresentanza che il discorso letterario avrebbe dovuto incarnare. La carne non significa.

Un vuoto istituzionale – come una bruttura da caps lock attivato maldestramente mentre il corsivo vola – che riammetteva la maggioranza degli statisti europei a servirsi di Cartesio, riconducendolo ognuno nell’alveo di una tessitura nazionalpopolare.

Ogni forma di snobismo s’invera a guisa d’artiglio felino nell’apparato in via di formazione. Risultava dunque che le lagnanze sarebbero dovute pervenire agli uffici di segreteria allo stato di bozze.

L’ufficialità è un compito a cui lo scrittore (chi?? quanta facilità!) deve ottemperare: la presenza è potenza. Del ridicolo l’ultima proposizione ha la potenza, mentre la presenza è invisibile.

Un suono ci attraversa, nemmeno una maschera lo ferma coi suoi scampoli di debolezza, nulla che scenda a patti con esso. E non sono guai le resistenze a cui il suono ci costringe, in fogli stretti e lunghi? Misuriamo e ripartiamo.

Le forze non mediate – Angelo Rendo

Saranno sette le forze non mediate, quando un poeta grande esita.

La prima è al centro, la seconda sorge a destra rispetto a chi parla, che è a sinistra, la terza esce dal centro, la quarta è grande e toglie un punto all’altra metà, la quinta brucia, la sesta coglie all’improvviso, la settima è imprendibile.