“Paesi e città”, l’e-book di ‘Doppiozero’ a cura di Luigi Grazioli

“La libreria di doppiozero continua a crescere, con un nuovo titolo da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.

Oggi vi proponiamo un volume a cura di Luigi Grazioli, Paesi e cittàQui il link per scaricarlo.

L’Italia raccontata attraverso i suoi paesi e le sue città. La raccolta degli scritti apparsi su doppiozero all’interno del dossier Unità e disunità d’Italia.” Tratto da http://www.doppiozero.com

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[Facendovi soci di “doppiozero” (10 euro il costo della card), potrete acquistare gli e-book doppiozeriani appunto e, inoltre, avere gratis – fra i tanti gratuiti disponibili – il volume caldo-caldo “Paesi e città”, a cura di Luigi Grazioli, sopra il link.

Siamo 102 i partecipanti: io ho scritto di Scicli, Francesco Lauretta di Ispica, Simona Castiglione di Catania, Angelo Orlando Meloni di Siracusa, per restare ai siciliani che conosco; poi ci sono Luigi Grazioli, Federico De Leonardis, Enrico De Vivo, Toni Fachini, Janis Joyce, Ivano Mugnaini, Anna Stefi: continentali amici facebookiani. Siamo tutti, spero, non siamo nessuno! AR]

Paesi e città, a cura di Luigi Grazioli
Paesi e città, a cura di Luigi Grazioli

La voce – Francesco Lauretta

Pietro Di Lorenzo Busacca, benefattore (Scicli), foto Santo Abbattista
Pietro Di Lorenzo Busacca, benefattore (Scicli), foto Santo Abbattista

Turiddu, ecculu qua, a piazza, u Cianu u ciamamu nui, ci dumannu pirchì s’inniu a Santa Maria Maggiore a fari a missa. Iddu ma spiega, seraficu. Stavu taliannu a televisioni, i sira e già eru co pigiama quannu na vuci na testa mi ciamau: Turiddu, Turiddu chi fai caintra a chiesa tinnaghiri, a missa a fari. Prima rimasi a ucca aperta, ma qu’è ca mi chiama, cu è chistu, astura? E allura, ancora: Turiddu, ancora scavusu sii, susiti, curri a chiesa ca a missa a celebrari, avanti! Scantatu mi susì e di cursa ma fici, senza scarpi trasii a chiesa e u parrinu stava cirimuniannu, a genti c’era, magari a ma soru. Allura mentri ci fu un po’ ri confusioni rittu all’altari minnì e a muttuna spustai o parrinu ca nun mi vulia lassari stari u microfunu. E mentri facia sti cosi a vuci mi parrava forti: Bravu, accussì a fari, avanti uora parra dall’altari. Ma mancu rissi, Prigamu tutti, na scucciata di coddu m’arruau ca a testa mi fici girari, a ma suoru era: Pazzu, sì pazzu, chi stai faciennu? E mi pigghiarru. A Busacca mi purtarru, o manicomiu di Scicli.  Ora sugnu sotto cura, imbottito sugnu. E io, Ma scusami, non ti vergognavi?, perché sei voluto andare, non sentivi che non era normale fare una cosa del genere? E mi guarda: Avrei volutu a viriri a tia. Ch’è ca putia affari, cià via ddiri No, o Signuri?

E’ in rete ‘doppiozero’!

[E’ online da ieri “doppiozero”, un luogo trasversale a radici fascicolate, a cura di Marco Belpoliti e Stefano Chiodi. Sotto le istruzioni per l’uso, tratte direttamente dal sito.

Potete leggere un pezzo di Luigi Grazioli, di Ivan Baio con Angelo Orlando Meloni, del sottoscritto e di Francesco Lauretta. A. R.]

doppiozero: istruzioni per l’uso

Tutte le esperienze di produzione e informazione culturale si stanno ormai affacciando in rete e l’utopia di un sapere diffuso, accessibile a tutti, sembra non esser mai stata così vicina a realizzarsi. Un anno fa ci siamo messi intorno a un tavolo con quest’idea in testa: trovare un modo nuovo per produrre e pubblicare (nel senso di rendere pubblica) cultura in rete con uno sguardo più lungo e più lento, capace di interpretare la contemporaneità, di mostrarla come un campo dove non conta solo il libro, l’immagine o il personaggio del momento ma in cui risuona la memoria e germoglia il futuro. Stimolare riflessioni, discussioni, partecipazione: questi i nostri punti di partenza. E soprattutto, formulare nuove domande e cercare nuove risposte per sollevare la temperatura culturale del nostro paese, per cercare di capire chi siamo e dove andiamo.

E così eccoci qui, con qualcosa che è allo stesso tempo un esperimento, un passo avanti e una prova: una versione beta, come si dice sul web. Che tradotto significa: ciò che vedete è solo una piccola parte di quello che abbiamo in mente.

doppiozero esplora la contemporaneità attraverso dossierrubricheinterviste, immagini, saggi: si spinge all’indietro, alle radici della nostra identità nazionale, studia il paesaggio urbano, raccoglie testi dimenticati e ne sollecita di nuovi, invita a viaggiare nel tempo e nello spazio. E lo fa pubblicando testi brevi e interi libri, blog d’autore e polemiche, fedele alla sua  impostazione non profit, perché la cultura sia davvero uno spazio di sperimentazione, di rischio, di condivisione.

doppiozero è un progetto editoriale, un luogo di incontro, una biblioteca e un archivio. Un luogo dove fare scoperte, approfondire questioni, incontrare scrittori, artisti, critici, poeti. Dove costruire insieme una comunità di lettori. Speriamo ci seguiate in questa avventura.

PER MIMMO PUZZO (1946 – 2004) – IL PITTORE PIU’ GRANDE CHE SCICLI ABBIA MAI AVUTO E PER FRANCESCO LAURETTA – LA PITTURA FINISCE A ISPICA

Solo sacrificando la bella intelligenza violenta la stirpe autonoma, solo col sacrificio della stirpe autonoma la bella intelligenza crea il mondo. Infatti, l’universale volontà di spodestare la zolla armata di infanti legittima la sopravvivenza della scoria.

Come tale, il recupero sarà affidato allo scontro fratricida, all’intestinità del travaglio, all’icona.

La solitudine sprigiona il lento dissapore dell’unione, a chi daremo il dio giusto? Dall’invocazione al Terminato, il cui governo si carica di scopi ulteriori.

Chiarifico a me stesso, o in forma di glossa scrivo il libro. Il lento attraversare procura fuoco.

Il Grande si sente minato dal Piccolo, non lo condivide; il Medio, invece, butta l’orecchio, ausculta il Piccolo.

Allorché il genere entra, il sacrificio è consumato. Quasi che la spontaneità non contenesse i grumi risoluti della ragione. La grandezza la si fugge gravando d’intelletto il discorso. La volpe sfugge al cacciatore.

Il ridondante nesso “ricerca di stile” riguardo a una presunta mancanza di stile ricercato nell’opera puzziana – più la smania egocentrica di leggere il diverso, costringendolo ad un proprio blando canone – non ha coesistenza con lo stile. La “ricerca” è dell’ambizioso volenteroso, di colui per il quale la scienza è calcolo; lo stile, invece, non si esplicita nella prolungata dialettica con l’amicalità artistica, nemmanco nel confronto serratissimo con la tradizionale Bestia, ma sgorga necessario e strafottente da falda remota; ha bisogno di assestamenti idiotici e si intarla.

Ancora, il “messaggio voluto” – che si dice mancare in Puzzo – dovrà perdere l’aggettivazione “voluto”, essendo piuttosto oggettivabile e nudo e senza vie di fuga contrappuntistiche.

La poesia non è fatale, ma insiste nell’ordine gerarchico incognito. Non c’è gratuità, ma scompiglio e volo.

Fino a comprendere che il centro è invisibile, ai più periferia.

Credere sia possibile “approfittare della vita” certifica la regola e condanna ad un destino di tenebra.

Quella di Francesco Lauretta è un’epopea concettuale senza fine, una foga operaia ad intermittenze che paga il prezzo di un irrisolto contrasto fra una poderosa e cannibalistica verve orientata sulla parola e sul suono e il gesto pittorico arrivato tardi, sfinito, con la lingua a penzoloni.

Strenuo, minuzioso, valoroso nell’affrontare la posa ormai dominante dell’arte contemporanea Lauretta si dibatte nella sua gabbia vuota, sepolcro aperto di legno, pollo arrosto sulla rampa di lancio della trascendenza che – passando per lo svuotamento del sacro e l’affetto per la morta quotidianità – tende ad altro approdo, ad uno strappo risolvibile nell’abbandono di una certa pittura, verso una visione spurgata dal troppo pieno umano.

La sua appartenenza alla stirpe autonoma è testimoniata dall’estrema consapevolezza della fine del gioco, da una forma idiotica ancora tutta da esplorare e da una virulenza serena che, all’interno di un sistema corrotto e marcio, rischia il fraintendimento o il boicottaggio. L’artista sta immolandosi. Non va bene, bisognerà preconizzare il non preconizzabile.

Nella costruzione del nome hanno da sempre contribuito i carpentieri del sorriso.

Lasciandoti in balia della parola, muta lo stato, non il profondo battente.

Il valore testimoniale di un’opera d’arte è il surplace dopo una corsetta.

A picco un filo stretto e lungo

girando s’ispessisce a ferro di cavallo.

La carne soda agisce fuori dai filamenti reticolari del nuovo mondo.

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Angelo Rendo, 8 agosto 2010, diritti riservati.

In memoria dell’ispicese Turuzzu Muturinu – di Francesco Lauretta

lucia e turuzzu

[Vedi anche su: http://www.spaccaforno.it/]

Poco fa un caro amico, da Roma, mi ha scritto una e-mail dove mi informava della morte di Turuzzu Muturinu. Io lo conoscevo con questo nome e cognome. Questa estate ci siamo incontrati spesso, più volte ci siamo abbracciati: Come stai, Ciccio?, mi diceva ridendo. Appare in uno dei miei video dal titolo Condizioni marginali dove chiama, straordinariamente, a modo suo: Cattelaaaaaan!

Di lui ho realizzato un quadro che recentemente ho esposto a Roma, al Vittoriano, un quadro che ho intitolato: Non saremo noi.

La scorsa settimana ho scritto due parole intorno a questa opera per la documentazione di Palazzo R.I.S.O di Palermo. Questo è quanto ho scritto:

Non saremo noi.

Una coppia improbabile, sulle prime. Poi lo sguardo disegna un uomo –Turuzzu- solo, e una giovane –Lucia- isolata. Immersi in uno spazio che assorbe, un interruttore esterno che può spegnere ogni cosa, o accendere dentro. La bandana americana era sogno. Lei, giovane, ha un telefonino ma comunica disagio, fatica d’esserci. Lui, una sigaretta in mano osserva, noi, voi, distante. Storie di ordinario fallimento: Non saremo noi, protagonisti di vita; Non saremo noi, come voi. Un volo poi, più in là…

Ho voluto un gran bene a questo grande uomo.

Nel quadro ci osserva, distante:

1

Voi siete tutti

meno uno, è vero.

ma non c’è sottrazione. Il conto

non torna mai. Quell’uno

non a voi,

a se stesso si toglie.

cala ogni giorno, si azzera. Ogni cosa

resta com’era.

La grandezza che siete

non lo comprende.

L’intero a cui manca

gli sta di fronte.

2

Rogne, scrupoli. Muri

da tutte le parti, muri.

Ormai soltanto la vergogna

mi tiene in piedi. e la paura.

Mi manca il tempo.

Mi mancano tre denti.

Vado meglio, così?

Siete contenti?

3

Voi: figlio prediletto

di Dio.

Io: vostra lontananza,

vostro difetto.

[Tre poesie dalla raccolta Voi di Umberto Fiori.]

Lauretta, madonne praline e nostalgia – Francesco Poli su “La Stampa” di oggi

Da Allegretti racconta la religiosità della sua Sicilia
FRANCESCO POLI
TORINO
Una Madonna vivente contornata di fiori con accanto, al posto del neonato Gesù, un disordinato mucchietto di bastoncini del gioco del mikado. Con questa singolare performance, che allude alla fragilità e precarietà del nostro presente, si è inaugurata alla Galleria Allegretti di Torino, la personale di Francesco Lauretta, curata da Gabriella Serusi. La mostra, che unisce in un singolare mix ironia (a partire dal titolo «Lacrimogeni»), nostalgia, melanconia e disincantata critica antropologica, mette in scena una desolata visione della religiosità tradizionale siciliana incentrata sulla devozione alla Madonna, documentata attraverso una serie di grandi quadri, di verismo di matrice fotografica, che rappresentano vari simulacri nelle chiese o lungo le strade.

 

Questi dipinti, insieme ad alcuni scorci di squallidi e deserti paesi danno un’immagine straniata e senza tempo del sud più povero e tragicamente immobile. Immagine rafforzata da un video Gaudium et Spes che mostra la vita, le azioni e i gesti sempre uguali, di una coppia di vecchi nella stanza meno triste della casa, la cucina. Per alleggerire, in un certo senso, la tensione realistica di questi lavori, Lauretta ha esposto anche alcune opere con valenze più ludiche: una scultura che raffigura la Madonna completamente ricoperta di cioccolata e decorata con praline di zucchero multicolori: e degli aerei palloncini, anch’essi ricoperti di praline.. Opere che rimandano al ricordo delle feste religiose di paese. Nel suo insieme la mostra, con le sue variate modulazioni emotive, per la sua coerenza potrebbe essere considerata come un’unica grande installazione ambientale.

FRANCESCO LAURETTA. LACRIMOGENI
TORINO, GALLERIA ALLEGRETTI
FINO AL 20 MARZO

Lacrimogeni – Francesco Lauretta alla Galleria Allegretti Contemporanea di Torino dal 13/02 al 20/03/2009

FRANCESCO LAURETTA

LACRIMOGENI

a cura di Gabriella Serusi

Periodo: dal 13 febbraio al 20 marzo 2009

Inaugurazione: giovedì 12 febbraio alle ore 19

alla presenza dell’artista

La Galleria Allegretti Contemporanea è lieta di presentare per la prima volta nei propri spazi espositivi Lacrimogeni, una personale dell’artista siciliano Francesco Lauretta, a cura di Gabriella Serusi.

Conosciuto per i quadri suggestivi e stranianti, meticolosamente dipinti in stile quasi iperrealista a partire da fotografie, dedicati alla rappresentazione di personaggi o di grandi scene corali saldamente ancorate alla tradizione sacra o alla cultura profana della sua Sicilia, Francesco Lauretta (Ispica, 1964) porta avanti da anni una ricerca poetica e critica sul senso di appartenenza culturale, sulla riscoperta delle proprie radici, sull’identità e sulla capacità del linguaggio pittorico di raccontare, in rapporto al complesso sistema delle immagini contemporanee, tanto un mondo custodito nella memoria quanto la realtà attuale.

Lacrimogeni è il titolo di questo nuovo progetto, appositamente realizzato per la Galleria Allegretti di Torino. In mostra, vengono presentati cinque lavori pittorici di media e grande dimensione incentrati sul racconto di luoghi, personaggi, oggetti e situazioni strettamente connessi all’espressione delle proprie radici; un folto gruppo di piccoli disegni sul tema della preghiera; due installazioni dal sapore ludico; una scultura a forma di Madonna interamente ricoperta di cioccolato e decorata con praline di zucchero colorate; un video dal titolo Gaudium et Spes sul tema della famiglia. Infine una performance enigmatica intitolata Natività allo shangai, una sorta di presepe contemporaneo allegorico in cui la figura del Bambino Gesù è stata sostituita da un accrocchio di bastoncini (il gioco dello Shangai) posti a simbolo dell’avvento di un futuro incerto, caotico e casuale.

Lacrimogeni è una mostra complessa in cui si ritrovano accanto ai temi maggiormente indagati dall’artista e ai soggetti più conosciuti, nuovi spunti di riflessione sulla condizione attuale della famiglia, sulla malattia, sulla morte e sul dolore, sui concetti filosofici di nascita e destino. Alla rappresentazione ambigua di certa cultura religiosa cattolica, radicata nel vissuto e nella memoria personale dell’artista, si aggiunge la riflessione sul tempo presente, sullo svuotamento di significato di antichi riti e sull’affermazione di nuovi miti legati al consumismo e all’intrattenimento. In questo senso, la mostra si configura come “viaggio dentro l’uomo di oggi”.
Lacrimogeni – scrive Francesco – è una mostra per occhisenzasonno, è una lezione di economia esistenziale, una lotta contro lo spreco emotivo, un’occasione per vivere l’essenziale.” Ma Lacrimogeni è anche una mostra piena di poesia, venata di malinconica speranza, ironica e dissacrante, capace di fare riflettere non soltanto sulla condizione attuale dell’individuo nella società globalizzata ma anche sul ruolo dell’artista e sul rapporto fra realtà e rappresentazione della stessa.

Catalogo con testi di Gabriella Serusi e Francesco Lauretta disponibile in Galleria

Francesco Lauretta è nato ad Ispica (RG) nel 1964. Vive e lavora a Firenze.
Fra le mostre personali recenti, ricordiamo nel 2008 Wherever, centro ricreativo di quartiere, Galleria La Veronica, Modica; nel 2007 e nel 2004 quelle intitolate Privato e Le metafisiche presso la galleria Colombo di Milano; nel 2007, Scuola di pittura alla Galleria Civica di Trento e nel 2005 Finisterre a Palazzo Bricherasio, Torino; sempre nel 2005, Bubble Gum, presso la Galleria Carbone.to, Torino. Fra le mostre collettive recenti: nel 2008, XIII Biennale d’Arte Sacra Contemporanea, Museo Stauros, Santuario di S. Gabriele, Teramo; Immagine la vita, Spazio Gerra, Reggio Emilia; nel 2007, Premio Agenore Fabbri, Museo della Permanente, Milano/Stadtgalerie, Kiel/Kunstlerhaus, Graz, a cura della Fondazione VAF; nel 2006 videoREPORT ITALIA 04_05, Galleria Comunale di Monfalcone (GO); La donna Oggetto, Miti e metamorfosi al femminile 1900-2005, Castello Sforzesco, Vigevano (PV).



Galleria Allegretti Contemporanea

Apertura: dal martedì al sabato dalle 15:00 alle 19:00
Via San Francesco d’Assisi n. 14 – 10122 Torino

Tel. 011.50.69.646 – Fax. 011.55.38.799

info@allegretticontemporanea.ithttp://www.allegretticontemporanea.it

Francesco Lauretta: ‘Wherever, centro ricreativo di quartiere’

immagine descrittiva news

Domenica 14 Settembre 2008 alle ore 21.00, La Veronica arte contemporanea è orgogliosa di presentare la prima mostra personale in Sicilia di Francesco Lauretta (Ispica, Ragusa, 1964) dal titolo ‘Wherever, centro ricreativo di quartiere’.
Il progetto Wherever pensato da Francesco Lauretta per la galleria modicana, prevede una mostra di un solo giorno con un solo grande quadro ed una sagra sociale del cannolo che si svolgerà nel quartiere e nella via dove ha sede la galleria.
Lauretta metterà in scena una festa popolare dove il quadro, che raffigura degli uomini vestiti in costume siciliano intorno ad un cavallo addobbato a festa, sarà pretesto per dare vita alla serata-evento.
Nell’intenzione dell’artista c’è la volontà di riflettere sul valore del microcosmo quartiere nella società contemporanea.

L’artista, parlando della sua pittura, ama ricordare le parole recenti di Ricardo Villalobos, dj cileno organizzatore di feste di tendenza in giro per il mondo. Così come Villalobos sostiene che nella musica “sia giunto il momento di ritornare di nuovo alle melodie, in quanto appartengono a culture specifiche”, anche Lauretta sostiene che nell’arte è giunto il momento di riflettere non tanto e non più sulla realtà globalizzata, ma sia necessario ritornare a guardare all’individuo di volta in volta appartenente a culture specifiche; prima utilizzando il linguaggio antico e diretto della pittura e poi favorendo le dinamiche che relazionano i comportamenti umani intorno all’arte.

Ecco che mostrare un solo quadro in una galleria, fare una festa di quartiere con una sagra del cannolo e fare esibire dei musicisti che cantano canzoni siciliane diventano tutti elementi di questa operazione ‘ricreativa’ in un quartiere di Modica che potrebbe però essere in qualsiasi posto al mondo, ovunque, Wherever.
La Veronica è aperta dal martedì alla domenica dalle 17.00 alle 24.00 ed è online all’indirizzo www.gallerialaveronica.it

LA VERONICA arte contemporanea
Via Grimaldi 67 Modica
0932948803 – 3392429308
info@gallerialaveronica.it
www.gallerialaveronica.it