Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (VIII) Ci fu giorno

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent'anni, quest'anno ne compio quaranta: e' il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero' in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume "La superpotenza" (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo "Dell'iris ho il tramorto". Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

CI FU GIORNO

Ci fu giorno in cui volli dare prova,
riuscire con la forza a trarmi in volo:
mi misi alla finestra ad aspettare
finché un passero arrivò: “Sei stanziale,”
disse, “non cogli la giusta prospettiva
del problema. Per quanto grande sia
la tua sapienza manca il lampo,
il tuo fardello è questo e devi convenire
che non c’è Oltre a certi occhi, né c’è Dopo;
ogni uomo s’impratica uno scopo
o sceglie quello d’altri che gli piace
ma è sempre uomo e uomo vale e resta,
libero di pensare in un bicchiere
e d’affannarsi in campi limitati,
mai pago d’uno scopo generale
in un modo che non si possa ribaltare.”

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

Lascia un commento

Archiviato in poesia

In forma di lettera – Federico De Leonardis

[Ultima puntata di "In forma" (1993), pubblicato da Bacacay Edizioni - "casa editrice praticamente inesistente - in cento copie faticosamente tirate su una normale macchina rank-xerox e rilegate pazientemente dalla coppia autore-editore (il sottoscritto e Luigi Grazioli; e cento solo perché prevedevo che la sua diffusione, anch’essa a mano, non ne avrebbe richiesto di più e non, come penseranno i maligni, per rendere prezioso quel modesto sfogo epatico), pagine oggi disponibili su internet rivolgendosi direttamente a me (fededeleonardis@gmail.com) oppure attendendo la sua pubblicazione programmata a breve su www.nabanassar.wordpress.com." FDL]

(Aperta)

                                                                                Veri sono solo i pensieri

che non comprendono se stessi

 T.W. Adorno

 Milano, 3 Gennaio ’93

Caro ***

ormai tre mesi fa, tanto è che rimugino l’intenzione, che cerco di dimenticarla, di soffocarla, incappo in un libro, un tuo libro, uscito dieci anni prima.

Non lo nominerò (le ragioni sono in questo scritto); è un libro di scarto, scaricato dall’industria culturale in uno dei tanti remainders che ci sono in giro. Son diventati loro i miei serbatoi, loro e le bancarelle; senza rigidezza, con eccezioni, ma in fondo un’abitudine: flâneur a Bocca di Serchio, dove arriva ogni tipo di ”ravatti”, anche questo; snobismo alla rovescia – mi piacerebbe nobiltà – o più probabilmente senso di soffocamento che mi dà sempre la cultura fresca di giornata, il rumore che dilaga su copertine fiammanti che vanno a ruba: ”à la page…, sensations…, surrogati della felicità offerta dal diverso sempre uguale” (il rombo della tua triste lucidità, Teodor W. copre ogni tanto il continuo rumore di fondo). Un amico di cui appena qualche mese fa è uscito un libro aveva la faccia, e il senso delle proporzioni, di dirmi che bisognerebbe inchiavardare i propri manoscritti e affidarli con testamento ai figli dei propri figli. Ho pensato alle piramidi.

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in ospiti, racconti, saggi

Appunti dal buon senso senza senso (35) – Angelo Rendo

Il campo arso senza limite, la pizza – interrotta da un paio di partite a biliardino – in un posto nuovo, tanto per cambiare; e tutto cambia, pur restando fermo e lontano l’animale politico, vedetta spossessata del nervo vago.

Il mediale terminerà al centro, nel più esteso e bruciante livido falò.

Lascia un commento

Archiviato in estratti, scrittura

Appunti dal buon senso senza senso (34) – Angelo Rendo

Ora siedono dietro tavoli o mense imbandite, e c’è ancora qualcuno – sparuto astante o parente lontano – che getta l’occhio sulle loro vivande. La borghesia cenciosa da masterchef, della novella cucina, borghesia alta e medio-bassa bassabassa di figliolanza eletta e adulta, e l’immiserimento emotivo, portato della concorrenza, o il più turpe maschilismo ci sono, tutti: i nuovi cuochi della minchia salmistrata con ribobolo di seta e riporto d’herpes. Che tutto sanno pur di non sapere: senza forma se non la colata zuccherosa e ammaliante della parola a contratto stagno.

Lascia un commento

Archiviato in estratti, scrittura

Appunti dal buon senso senza senso (33) – Angelo Rendo

Il culto non ha limiti. Il tempio è la rampa. Qualora l’occhio cercasse un colonnato, o s’illudesse d’averlo visto, faccia un passo avanti, anzi, uno in più, l’orante. Così: un colpo a entrare, uno a uscire. Ben sistemato pare, lasciamolo fare. Pelle a cenci e lebbra, cacciatori-oscuratori di trame, brani e sfilacci, origine del bene e frequenza del male. Trame, trame a cantare. Sul promontorio staccatosi dal mare.

Lascia un commento

Archiviato in estratti, scrittura

Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (VII) Idolatrare

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent'anni, quest'anno ne compio quaranta: e' il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero' in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume "La superpotenza" (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo "Dell'iris ho il tramorto". Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

IDOLATRARE

Idolatrare la manifestazione del pensiero
per vederci appigli di conoscenza o verità
non mi convince. Tutto questo spolvero
d’analisi in cicli chiusi e aperti affastellandosi
sull’opinione fa torto del vero problema
che è: a chi giova? A chi deve giovare?
Perché, ecco, se si dovesse ammettere
che può tranquillamente non interessare,
la partita è chiusa, torniamo al cuore/amore
ed avremo più pubblico.
Io penso: uno dei segreti è non rinchiudersi
in qualche idea fondante;
io credo sia nostro dovere rischiare ogni volta
si possa trovare un contatto;
ed un contatto è possibile sempre,
s’accetti una dialettica comunque posta.
Ma senza virtù d’astrazione saremmo parziali
schiavi di tecniche compositive e procedure
che portano a dettati privi di spessore.

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

Lascia un commento

Archiviato in poesia

Appunti dal buon senso senza senso (32) – Angelo Rendo

Una volta che si è nascosto, e tutto il giallo delle stoppie è rimasto, una rete metallica, tenuta lontana dai suoi loschi giri da alcuni paletti che corrono a perdifiato, rimane. Due, un padre e un figlio lontani, persi per il campo insieme a due pecore, a sole tramontato, pascolano. Passo lungo, ci ripenso e rigiro poco oltre l’entrata del mercato; qui, mi piazzo, scendo e scatto due foto, le frecce direzionali si prendono il flash, io nulla.

Lascia un commento

Archiviato in estratti, scrittura

Da “La superpotenza”, le poesie di Giuseppe Cornacchia – (VI) E Sancio disse

[Ho scritto poesie tra i venti e i trent'anni, quest'anno ne compio quaranta: e' il momento di una prima verifica di tenuta. Presentero' in questa rubrica i venticinque testi inseriti nel recente volume "La superpotenza" (2012, ed. ilmiolibro.it) e raccolti sotto il titolo "Dell'iris ho il tramorto". Costituiscono, a questo momento, il corpus ufficiale della mia produzione. A voi. GiusCo]

E SANCIO DISSE

E Sancio disse: “Padrone, com’è che non prendiamo
una vacanza? Dulcinea s’è data al tennis
e noi crepiamo sotto il sole.”
“Caro Amico, nell’ordine del cosmo
solo un uomo può far tennis a quest’ora, e non io,
poiché c’è giusta causa & giusta guerra.
Che l’oasi razionale del diritto
preservi le medaglie ai sonatori
ma non voglio dividere la torta.”
È che nessuno sa starsene più in casa,
così la Marzia d’oggi in Cinqueterre
a far da ballerina nella sera.
Non si cerchi tributo in questo scritto,
ho perso la pazienza tante volte
e non mi va di profferire alcuno,
è già finito il calcio alla tv
e Bertolucci crepò ieri, ciao Attilio.
Un giorno si dirà che tal Cornacchia
vagava nell’inquieto, ma nevvero,
fu noia scandalosa a bocce ferme
reinventare il Canone eliminando l’Uomo.

© Giuseppe Cornacchia

Pubblicata su carta a Settembre 2012 in La superpotenza, venti anni di poesie, scritti e traduzioni da G.Cornacchia e A.Rendo, ISBN 9788891027474

Lascia un commento

Archiviato in poesia

Appunti dal buon senso senza senso (31) – Angelo Rendo

Dove stanno, cosa fanno, come parlano? E parlano bene? Fanno meglio di quanto sia possibile ad un muto stare in pari con se stesso? E perché mangiano cetrioli, mentre mondano nespole? Vanno avanti, serrano le labbra, si spàcchiano il musso, storto e schifiltoso. Chi sono e dove vanno, cosa stanno a fare là sopra, se camminano tirati per i piedi coi vomeri fuori dalla bocca?
Possono anche solo due righe stanarli, quel pensiero che più non regge e fuoriesce dai gangli, la radice che tira verso l’alto – e è giusto tamponarla da parte a parte con le dita. Come penetrare le righe? E’ la voce che si preoccupa di raccogliere la verbosa accumulazione e, dopo averla smembrata, di divorarla. Più facile esserne penetrati.
Battaglie di retroguardia, vah, ma l’uomo pubblico non è un pappamolle, non avanza legge in mano arretrando, non gli è permesso di invocare limitazioni dall’alto di una incoartabile “purezza” che altro non mostra se non il fianco coperto del privilegio. Garantismo, alla guerra preventiva pensano gli sciacalli!
Perché, eh? Perché il mare è una distesa d’acqua, la terra un aggregato di silicati e rocce, il cielo l’unico dente rimasto all’eterno, l’uomo stupido sciacallo tutto scienza che scrive – e caca e discerne – a garanzia di una guerra, inservibile pace??
Un escremento resta in un imprecisato vicolo del testo, lo sentiamo alitare prima di farsi vuoto – tendendo le orecchie al passato – mentre le sue lenti fumè brillano compiute sotto il sole:

Accanto al mio sedile accanto
seduto accanto a lei seduto:
non ha occhi, è nera
come i pantaloni di chi siede,
non parla, sta sdraiata
non puzza, eppure
non c’è differenza in quest’attimo
tra me e lei.

Lascia un commento

Archiviato in estratti, poesia, scrittura

Senza patente *15* – Dario Vanasia

Lascia un commento

Archiviato in ospiti