Appunti dal buon senso senza senso (92) – Angelo Rendo

La gentilezza è un’arma. Spunta da ogni dove, lancia oblique occhiate, aggriccia le labbra, funesta rompe amicizie e stende neri drappi: indice che intima vergogna a cinquanta centimetri dall’occhio destro. E’ la gentilezza, questa, del moralista. Del moralista che crede che al limite estremo della tolleranza ci sia la cancellazione, la gabbia nella quale va a finire difilato chi non risponde ad un suo nobile gesto. L’ubbia di creatura infernale che gioca al ramino, pur di non prendere in mano il fucile. Ecco, tutta questa è brodaglia appresa. Chi impara è un moralista. L’altro è un troll.

Appunti dal buon senso senza senso (91) – Angelo Rendo

Mi muoveva come fossa il cielo, gettato dalla terra sul lido, senza minima contezza di regno.

Chi vuole stilare i caratteri generali di una terra si batte per la storia, madre di ogni ora e sempre risorto canone.

C’è imbarazzo, quasi paralisi a frigore, dinanzi al campo aperto coltivato ad aria.

Il caldo in terra è un’istituzione di ridotte dimensioni se misurato col tempo incurante dell’eternità.

L’aggettivo “grande” ha sempre freddo. Cercate di coprirlo? Riderà, non è un nome.

Appunti dal buon senso senza senso (89) – Angelo Rendo

Il massimo riserbo dentro lo scialo. Funzioni involontarie, leggere parestesie del dominio dell’essere.

Fino a quest’ora le risposte stanno tutte insieme. Supponiamo che le domande prevedano la risoluzione del piano in nostro potere, che è nullo e meno di infinito in rapporto al puro e semplice, fors’anche stomachevole, scialo di risorse manifeste.

Appunti dal buon senso senza senso (88) – Angelo Rendo

Torniamo sempre. Solo alcuni – dalla mente plagiaria – che aguzzano l’ingegno per meglio tornire l’inganno, non tornano. Aver l’impressione di scrivere per altra voce, e per altra in effetti star scrivendo, dopo la correzione; e scrivere della scalfittura della diseguaglianza. Come quell’uomo che ricorre alla fuga nei cunicoli, perde i suoi liquami e ne fa verità, mangiando lei e tutti i suoi parenti.

Appunti dal buon senso senza senso (87) – Angelo Rendo

I bigodini gli servivano dopo, prima doveva pensare ad allestire l’interno, fare in modo che al pensiero storto seguisse il pensiero retto e che la logica non distraesse troppo dal fumo, che concorreva a sterilizzare l’orgoglio.
La sua testa era ai piedi; bisognava risalisse. Lunga la strada, ripido il monte; la cima, intesa o no, non sarebbe stata persa se fosse stata presente la determinazione, lo strabordio del ferro maschile. Campione, piccola protesi dell’umano, montato. E ridicolo ora che ha messo pure i bigodini, guardatelo, e noi che credevamo non si spingesse a tanto! Ma alla cima si risponde con condiscendenza, si può ben dire che l’amor proprio non ha mai disdegnato la burocrazia: la petulanza di chi non si accorge che l’omiletica bisognerebbe svolgerla da morti.