Il cuore – Angelo Rendo

Non è il caso che esca

dal cuore
la mente che si scorda
di dire quel che c’è.

Come succede che uno zoppo
faccia i suoi giri
che la corda si allenti
che il mare riempia il cielo
come che sia sia fatto
bene.

Così che si tagli quel ramo
non vale che un ahi
che il destino cresca
giro su giro
e il più usato verbo
dimenticare abbia un luogo
lontano lontano non più

l’afferrabile scordare
il cuore.

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Cristo muto – Angelo Rendo

Unu – mugugna a testa bassa, e allunga un chilometrico dito al di qua del banco. Al collo gli penzola il Crocefisso, che ballonzola, e stretto si tiene a una collana d’oro a larghe maglie. La camicia si offre alla vista sbottonata – religiosamente (e logicamente) – per dare aria al Cristo.

Unu che cosa, Rothmans? Queste rosse??

Esce dalla tasca un pacchetto di Rothmans blu vuoto, e me lo mostra.

Va bene.

(Sono le 20:45).

Glielo porgo, incasso, grazie e arrivederci dico.
Una buona giornata lui risponde.

Notizie da Atene – Angelo Rendo

Circola da stamattina su Facebook questa foto proveniente da Atene. E l’inferenza analogica lavora non cheta cheta ma vorace scalpita. Un ghiottone apre il suo canale e inghiotte.

In alto, da sinistra verso destra Pitagora (o Morrissey) e Ipazia, al centro Platone – che con una sbieca scrollatina si butta alle spalle Aristotele – col ‘varietur’ che fa traballare un poco l’attivazione analogica; infine Apelle. Intorno figuranti.

In basso il codice informatico inizia ad arrossire e a nascondere un civico consesso.

“Come figlio molto adulto”, o del compitare necrologi – Angelo Rendo

“Il… agosto sono trascorsi 50 anni dalla dipartita della mia adorata Mamma.

Donna di eletta virtù, BUONA, LABORIOSA, UMILE, AFFETTUOSA, ALTRUISTA, MODESTA.
Come figlio molto adulto non posso non ricordare la sua grande umiltà, per mezzo della quale mi ha fatto conoscere il vero ORGOGLIO che mi ha fatto diventare un VERO GALANTUOMO.
Anche soffrendo non poco, con i grandi valori morali che mi ha inculcato, cerco di trovare la forza per superare le cattiverie di cui si è impregnata profondamente la società odierna.
Nonostante sono trascorsi 50 anni, tutti i pensieri e le azioni che mi ha inculcato la mia Mamma, mi fanno sentire un UOMO FORTE, SERIO e LEALE.
GRAZIE DONNA SPECIALE per quanto mi hai insegnato.

Tuo figlio e gli adorati nipoti.”

Qualche giorno fa, questa ‘carta’ è apparsa in diversi spazi d’affissione a Scicli.
Se mi consegno a uno spazio listato a lutto e mi tuffo a peso morto, non c’è dubbio che sono perso alla vita dalla nascita. Un prigione. Posso essere io il perso, il prigione, o può essere l’autore del necrologio, o Cortázar, Charlie Parker o tutti quelli che da un bar sono passati e passano possono essere i prigioni, i persi.
Ma come si fa a scrivere un necrologio? Un cadavere, spento da cinquanta anni, non può riattizzarsi impunemente. Cosa si paga? E a chi? A chi si parla? Il necrologio ha da mantenersi freddo, rigido, equilibrato, deve non dire. Invece, è proprio quando splende il comico, e fa i suoi gargarismi, che si manifestano le donne speciali, i figli orgogliosi, leali, forti. I galantuomini.

Cortázar, che da un necrologio parte per ‘disegnare’ Charlie Parker ne “Il persecutore”, dimostra che basta niente; e che dietro alle ragioni vi è sempre un ossesso, un galantuomo; cancella, infatti, le fantasime e detta il tempo che manca.

Cortázar, sì, lui, ha un occhio da una parte uno dall’altra l’altro ancora. La paternità ha segnali propri, e lustrini, baffi o barba. Se smette di conoscere, diventa diffidente; fa tanto per te, diventa patria; se guarda e aspetta, il tempo di mettere insieme

Bar Fidone, ieri sera, Plaja Grande. I flipper ci sono, il juke box manca. I gelati e le granite di Adriana. Alcuni partono, altri restano. Prodi presentava a Scicli il suo piano inclinato. La musica arriva, inattesa, da una sfera smeraldina, il cui brusio limita le bolle dell’autorità, gli scoppi e i rombi dell’alta cilindrata.

La ‘voce piccolina’ di Dente – Angelo Rendo

https://youtu.be/LiKMEWzLips

Dente – al cui concerto ho assistito domenica 6 agosto a Scicli, presso Villa Penna, insieme a poco più di 200 persone – non ha da strappare nulla al deserto, ha radici ben piantate nell’aldilà cosmico. La sua scrittura è ‘andata’, inestirpabile, inadeguata. Sornione come un gatto, sul palco appare disilluso, incredulo, gentile e misurato. Una furia esangue dalla erre moscia. Guarda dall’alto la folta milizia giovanilista che ammorba sopra e sotto i palchi indie italiani. Che sia di culto e che parli d’amore e faccia svenire le ragazze è discutibile. Indiscutibile è con quale grazia lo faccia.

https://youtu.be/F6mFbSGo7Fw

Il filo a massa dell’eredità – Angelo Rendo

Questo, ora che è arrivato a 57 anni, e non è sposato e non lavora e sta con la zia quasi centenaria – è uno scienziato (tutta una genìa di pazzi e scienziati, un suo cugino ha addirittura sfiorato il Nobel), spostato di un secolo e pieno di fobie, una volta ha incoppolato l’insalatiera con cetrioli e pomodori in testa alla badante, rea di aver lavato gli ortaggi con l’acqua del rubinetto – mi vuole dire, e mi perdoni se anche questa mattina riceve il mio sfogo, per quale razza di motivo non debba essere plausibile che chieda la grazia alla zia? Questa, infatti, nei momenti di più alta disperazione lo conforta, dicendogli che il Sacro Cuore di Gesù ha in serbo per lui lavoro moglie e tanta serenità. Lui la ringrazia in lacrime, e si placa.

IN THE ELEMENT OF ANTAGONISMS – Wallace Stevens (trad. Angelo Rendo)

ANTAGONISMO

Se il mondo è senza un genio,
È perfetto. Qui, ora,

Ci chiediamo se valgano tutti
I geni o più di loro valga un uomo

Su un cavallo d’oro, animale
Evocato e miracolosamente
Manifestatosi sibilando.

Gli uccelli chiamano tutti i demoni
Al pensiero del cavaliere dei cavalieri,

Composto solo brunito,
Torre, accento antico, gelida misura.

E il robusto stivale del vento del nord sembra
Abbattersi su un corridoio assai largo, ahimé!

***

If it is a world without a genius
It is most happily contrived. Here, then,

We ask which means most, for us, all the genii
Or one man who, for us, is greater than they,

On his gold horse striding, like a conjured beast,
Miracolous in its panache and swish?

Birds twitter pandemonius around
The idea of the chevalier of chevaliers,

The well-composed in his burnished solitude,
The tower, the ancient accent, the wintry size.

And the north wind’s mighty buskin seems to fall
In an excessive corridor, alas!

Love Will Tear Us Apart (“L’amuri ni cunsuma”) – Angelo Rendo

[“Vedo la gente Joy Division” è una pagina arguta e intelligente, una pagina che sfocia nel merchandising.

Cosa è successo? È successo che il singolo (“Love Will Tear Us Apart”, 1980) più famoso dei Joy Division è stato tradotto in svariati dialetti d’Italia, passando anche la forca del latino e del greco antico. La situazione è degenerata, e ne è venuta fuori una cosa simpatica.

Io ho contribuito con la mia in dialetto sciclitano. Il siciliano non ha futuro.]

https://youtu.be/zuuObGsB0No

L’AMURI NI CUNSUMA

Quannu ‘a vita ni runa ka mazza
e nun avimu chiui pititta
e ‘u maluppilu n’ancupuna

a stuppagghiu

canciamu.

Pigghiamu strati diversi
cuomu facimu e facimu
l’amuri ‘u stissu n’ammazza.

Pirchini l’arcova eni cussì fridda?
Ma mi rasti ‘i spaddi??
Comu ‘a fazzu e fazzu è tinta,
mancu ni cacamu chiui?
Na mentri ancora ni facimu
sagnu na scurra ‘i rintra.

‘St’amuri ‘st’amuri ni pizzìa.

Ietti uci no suonnu e dici
ca sugnu persu?

‘U sacciu iu chi agghiu na ucca
cuomu ‘a risprazioni mi linzìa!

‘Sta cosa è truoppu bona
funonzia ma iu unni

Sogno?

Quannu si rìcia l’amuri,
l’amuri pî chieca?