Arriva l’ora del ricercatore low-cost, di Pasquale Giannino (real italian epic)

chiusura_siemensFinalmente un articolo che dice come stanno le cose: lo trovate in allegato. Perché la vicenda dei seicento ricercatori milanesi (di cui faccio parte anch’io, ma questo è solo un dettaglio) è emblematica di un discorso molto più ampio. Io lo tratto da alcuni anni nei miei racconti e nei miei interventi virtuali, autorevoli studiosi lo avevano anticipato molto prima di me: la deindustrializzazione dell’occidente. Che l’Italia poi sia più “avanti” di altri in questo campo non meraviglia, visto il fior di classe politica che dobbiamo sopportare. È colpa della crisi… La crisi un par de ciufoli. E forse ha perfino ragione la vecchia volpe di Arcore: il peggio è passato. A livello finanziario però. Bisogna chiarire di cosa stiamo parlando. Se avete fatto degli investimenti sbagliati – non per colpa vostra, per carità, ma di qualche imbonitore in giacca e cravatta che se non vi truffava perdeva il posto – se vi siete ritrovati della carta igienica al posto dei vostri risparmi e avete avuto la forza di resistere, forse fra un po’ riuscirete di nuovo a respirare. Se siete dei lavoratori presso una ditta colpita dalla crisi – quella vera, intendo dire una ditta che non ha più ottenuto finanziamenti dalle banche – se avete avuto il culo di non finire in qualche lista di proscrizione forse la busta paga in qualche modo riuscirete a salvarla. Ma quando parliamo di un colosso multinazionale che ha i soldi che gli escono dalle orecchie – e pensa bene di sfruttare l’onda della crisi per accelerare i suoi piani di delocalizzazione verso i paesi dove ancora è ammessa la schiavitù del lavoro (non solo manuale) e imprimere una crescita esponenziale ai suoi margini – beh, a questo punto l’emergenza non è più economico-finanziario ma diventa sociale. E la responsabilità non è tanto dei top manager che tutto sommato fanno il loro mestiere, ancorché vomitevole dal punto di vista etico (ma esiste ancora la parola “etica”?). La responsabilità è politica. Perché dietro quei seicento ricercatori ci sono seicento famiglie che dall’oggi al domani sono state costrette a reinventarsi la vita. Dietro quei seicento specialisti sfigati ci sono seicento progetti esistenziali andati in fumo. Questo sta accadendo nel paese, e il peggio deve ancora arrivare. Le potenze transnazionali in procinto di abbandonare l’Italia dopo averla spremuta come un limone sono tante. E nessuno può fermarle. Non esiste nessuna legge che tuteli non dico il posto di lavoro ma la dignità di quei seicento impiegati e delle altre migliaia che verranno. La responsabilità è politica. Ma come, vieni in Italia, ti permetto di accedere ai finanziamenti, ti offro i migliori cervelli del paese, li selezioni, li utilizzi al meglio per aumentare i tuoi profitti fino all’inverosimile… e a un certo momento li pianti in asso perché c’è un altro posto nel buco del culo del mondo che ti offre gli stessi cervelli praticamente gratis e senza nessuna tutela che si possa neanche lontanamente definire civile? Ma come si può tollerare un sistema così! Oltre a essere moralmente inaccettabile è proprio da fessi tollerarlo un sistema del genere. Santo Dio, tu vieni in Italia a fare i tuoi porci comodi, va bene, ti do i finanziamenti, ti do carta bianca ma tu mi garantisci un piano industriale da qui a dieci anni. Altrimenti fora d’i ball…

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