Antonio Bux – TRILOGIA DELLO ZERO, Marco Saya Edizioni

[Il libro TRILOGIA DELLO ZERO del foggiano Antonio Bux, 1982, uscito per le Marco Saya Edizioni nel 2012, non puo’ essere ridotto a sintesi essendo blocco uniforme e tutto sommato omogeneo di buono-ottimo livello. Il testo fondante mi sembra “La casa obliqua”, forse utilizzabile come manifesto del discorso e quindi di seguito proposto. Ben centrate, fra le varie presenti ad accompagnare i testi, le analisi di Diego Conticello e Sebastiano Aglieco: gli echi magrelliani (soprattutto ad inizio volume), la toponomastica interiore e barocca quasi cartografica, gli omaggi paneriani sono le architravi di questo lavoro. Un corposo volume che rende Bux uno dei trentenni meglio attrezzati in campo poetico nazionale. A fronte degli strumenti posseduti e dell’estensione stilistica, e’ lecito aspettarsi una poetica originale negli anni a venire. GiusCo]

LA CASA OBLIQUA

Era una porta in principio la testa, bussando il polso,
il pensiero della casa. Niente si e’ esposto, dopo
nel moto inverso, invisibile dell’abbraccio celeste,
la funzione del perimetro, l’insorgere alle finestre;

e cosi’ gli spifferi impronunciabili, e l’uscio obliquo
negli arredi al buio, il miracolo dei muri. (Che’ inizia
dal basso, la geometria della visione, dalla calce
comprimersi in un filtro -vincolarsi- nell’effrazione).

E allora tutto implode, dalla botola dell’esistenza:
si arriva nel sangue delle tubature, si taglia il cuore
s’accampano le ossa. E quindi, piu’ del dolore disegna

la casa, la rivolta; degli oggetti si conosce la polvere
il nome, la scatola d’ombra. E il condono dunque
e’ svuotare gli stipiti, appendere il futuro agli angoli.

Ma doveroso e’ il censimento: il ritratto fuori nell’insieme
sotterraneo cede, aderisce all’inferno, all’insubordinazione
anatomica del passo, che non sa retrocedere nell’origine
e scompare, misurato dal lungo metro dell’attesa

dove si precisa il tetto, la funzione urbana, la strada spaccata.

Antonio Bux (pseudonimo di Fernando Antonio Buccelli) nasce a Foggia il 16 ottobre del 1982. Dopo aver terminato gli studi, coltiva esperienze di vita e lavorative presso la propria città natale e al dì fuori di questa, in varie città italiane e straniere, ma soprattutto a Firenze, dove trascorre un intenso periodo, per poi espatriare definitivamente nel 2007 in Spagna, a Barcellona, dove tutt’ora risiede. Si occupa costantemente di traduzione di poeti di lingua spagnola, poeti sia iberici che latinoamericani. Hanno parlato della sua poesia e hanno scritto positivamente su di lui alcuni tra i più importanti poeti e critici del panorama italiano recente.

Annunci

tre settimane di poesia nei lit-blog italiani

[Ho avuto modo di leggere poesia in questo Dicembre e riporto qui le mie sintetiche note con link diretto ai testi, per possibile confronto di idee. Buone Feste a tutti. GiusCo]

Franco Buffoni: esprime in larga parte una poetica disarmata. Molto spesso i giudizi rispetto alla sua poesia soffrono del confronto rispetto all’assoluta eccellenza del Buffoni operatore culturale. (3 Dic 2011, le parole e le cose, http://www.leparoleelecose.it/?p=2234)

Nevio Gambula: l’uso del verso breve e molto pensato, tendente al declamatorio, rende la lettura spezzata, irrisolta (4 Dic 2011, la dimora del tempo sospeso, http://rebstein.wordpress.com/2011/12/04/langelo-di-benjamin/)

Andrea Inglese: mi sono fatto l’idea che la misura piu’ spendibile dei suoi scritti sia il frammento breve, ma non epigrammatico, di prosa, poesia, prosa in prosa o che altro. (7 Dic 2011, le parole e le cose, http://www.leparoleelecose.it/?p=2300)

Andrea Ponso: una Natura stopposa e ruvida domina questi versi lontani, immersi in un paesaggio privo di calore (9 Dic 2011, blanc de ta nuque, http://golfedombre.blogspot.com/2011/12/andrea-ponso.html)

Giuliano Tabacco: un eccesso di mimesi diretta, ma c’e’ un notevole testo bisognoso di minimo editing chiamato “Men at Work”. (11 Dic 2011, le parole e le cose, http://www.leparoleelecose.it/?p=2351)

Nadia Agustoni: la voce e’ ambivalente e non del tutto centrata, con cadute e riprese entro la stessa strofa ed entro lo stesso verso (14 Dic 2011, blanc de ta nuque, http://golfedombre.blogspot.com/2011/12/nadia-agustoni.html)

Antonio Bux: ho trovato una certa padronanza sonora nella sillogina LE LOGICHE DEL LUOGO dal file LA SIMMETRIA DEI NOMI, che mi ha gentilmente inviato (16 Dic 2011, privato)

Roberto Roversi: versi travolgenti di un bardo ispirato, notevolissimo esempio di poesia civile contemporanea (16 Dic 2011, la dimora del tempo sospeso, http://rebstein.wordpress.com/2011/12/16/trenta-miserie-ditalia/)

Marco Molinari: poesia stizzosa di indole morale, veterotestamentaria, che non riesce a staccarsi dalla bocca e farsi autonoma (17 Dic 2011, Compitu re vivi, http://miolive.wordpress.com/2011/12/17/riletti-seguiamo-e-accarezziamo-di-marco-molinari/)

Domenico Cipriano: vena abbondante e incardinata nella propria comunita’ locale, della quale Cipriano si fa cantore ispirato e rende universale (18 Dic 2011, nazione indiana, http://www.nazioneindiana.com/2011/12/18/irpinia-trentanni-dopo/)

Luca Ormelli: Voce secca e lontana, ben formata, piu’ adatta a tonalita’ fredde che a cantare l’amore (21 Dic 2011, la dimora del tempo sospeso, http://rebstein.wordpress.com/2011/12/21/linfanzia-subita/)