Angelo Rendo per Francesco Lauretta

[Dal 6 dicembre al 14 febbraio 2014 Francesco Lauretta è alla GAM di Palermo con la personale dal titolo “Esercizi di equilibrio”. Per l’occasione pubblico in tre puntate i testi in catalogo di Claudio Cinti, Luigi Grazioli e Angelo Rendo. A. R. ]

Fuochi, video muto
Fuochi, video muto

Passo lungo

Io qui mi fermo, in questa stanza, qui la vita, il dovere. Non sono ancora entrato che un chierico mi avanza un paramento viola; lo restituisco. Sarei quasi tentato di non parlare con nessuno, e nulla scrivere, quel che è avanzato ritornerebbe a fare il suo dovere.
Faccia e spalle occhiute non possono mirare se non il cuore muto della fine che ogni inizio si porta chiuso nella teca: la reliquia esplosa come un rosario di miccette.

Allora, più sputi di seme e lame di madre dolorosa e gialla arsura, maestro, vossignoria! E luce rossa carica o filamentosa al punto da scordarsi, e scordarsi del luogo nel quale si procede, del motivo della venuta, della ricerca di sostanza.

La testa gira più per le mute esplosioni, le nebbie che per la pittura. La pittura sta sparendo, è simile a un pannuzzo graveolente marrò con chiazze minime di luce bianca lì per destino d’evoluzione. Oppure è lì lì per essere risucchiata dallo scarico celeste. Naturalmente il Paradiso c’è. Chiamiamolo giungla.

 

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Luigi Grazioli per Francesco Lauretta

[Dal 6 dicembre al 14 febbraio 2014 Francesco Lauretta è alla GAM di Palermo con la personale dal titolo “Esercizi di equilibrio”. Per l’occasione pubblico in tre puntate i testi in catalogo di Claudio Cinti, Luigi Grazioli e Angelo Rendo. A. R. ]

Disegno del mattino
Disegno del mattino

Sarai

È come se tutti gli strati di colore che Frenhofer aveva sovrapposto sulla tela lasciando affiorare in un angolo solo un unico piede, sia pure di bellezza folgorante, stessero pian piano evaporando lasciando serie successive di stesure monocrome, rosse e azzurre soprattutto, all’interno delle quali, a seconda delle angolazioni e delle distanze, emergono forme, figure, abbozzi, tracce di altre tracce cancellate e rinascenti, memorie, progetti, scarti, tutti assieme, o come in un brodo primordiale delle figurazioni, o della percezione, o di emozioni ignote e potenti che cominciano a fissare questo o quel segmento, o volume, o sfumatura o linea o segno, a provare a dare un nome, ancora prima che a eventuali cose da esse sorte, alle intensità da essi suscitate, al disagio, e all’euforia, della loro confusione, a questo continuare a essere con, e a essere ancora e sempre, insieme, questo e quello, e poi di vedere un questo e un quello che cominciano a fare segno, a dirsi e mostrarsi, pronti sempre a ritrarsi ma già, almeno nei sensi, vivi, riconosciuti, tanto che poi anche perderli è bello, e non importa.

(o come nel magma lavico di un vulcano, dentro, prima ancora di uscire, o Sotto il vulcano, come nella serie di Pierre Alechinski, come nel libro di Malcom Lowry che l’ha ispirata, o nel Vulcano di Antonio Moresco, o nei suoi Canti del caos)

Claudio Cinti per Francesco Lauretta

[Dal 6 dicembre al 14 febbraio 2014 Francesco Lauretta è alla GAM di Palermo con la personale dal titolo “Esercizi di equilibrio”. Per l’occasione pubblico in tre puntate i testi in catalogo di Claudio Cinti, Luigi Grazioli e Angelo Rendo. A. R. ]

Madreperla
Madreperla

Il mondo potrebbe ben accontentarsi di essere in bianco e nero

Il mondo potrebbe ben accontentarsi di essere in bianco e nero. Come nelle pellicole del Neorealismo italiano. Come nei sogni di ciascuno di noi. E detto fra noi che osserviamo le opere di Francesco Lauretta, io penso che non vi sia nozione più equivoca, in arte, del cosiddetto “realismo”, con o senza suffissi (neo-, sur-, iper-, e chi più ne ha più né metta, anzi, ne tolga), con o senza aggettivazioni. Io penso che tra sfera del mondo e sfera dell’arte, come tra quest’ultima e dimensione del sogno, non vi siano rapporti così sostanziali da giustificare sbandamenti dimensionali o interferenze reciproche tra le sfere. Di più: penso che se sbandamenti e interferenze si verificano, non siamo già più nella sfera dell’arte, ma in quella del mondo, la cui realtà è tanto vasta da comprendere anche il sogno. E dirò anche (visto che siamo tra noi, a osservare l’arte di Lauretta), che mai il poeta forse più grande di tutti mentì tanto spudoratamente quando affermò (fece affermare a un suo personaggio) che “vi sono in cielo e in terra più cose…”. Più cose di quante ne possa sognare “la filosofia”, forse. Ma Shakespeare intendeva dire “l’arte”. Il poeta, l’artista, fingono sempre. Fingono persino contro se stessi. L’artista, il poeta, possono essere brutti, sporchi, cattivi e perfino bugiardi nella sfera comune a noi tutti (che osserviamo le opere di Lauretta), ovvero la dimensione del mondo, quella che comprende realtà e sogno, ma non lo saranno mai entro la sfera che è loro propria, che appartiene soltanto a loro e che noi dobbiamo accontentarci di sognare, o di denominare attraverso equivoche nozioni di scuola. Il mondo è brutto, sporco, cattivo. Le sue bugie possono ben accontentarsi di essere tradotte in un realistico bianco e nero. L’arte è l’unica finzione di purezza che ci consente di giudicarlo senza esserne sporcati. L’arte (anche quella in bianco e nero) è quella sfera di colore entro cui il mondo riesce a dissolversi.

Su e per ABBITATTSTAIL / n°1 OVER/TUR di John Cascone e Dario Vanasia – Angelo Rendo

balcone caggia

La città protagonista di questi tagli da Google Maps è Gela. Bisognava aprire “Abbitatstail” col botto (OVER/TUR, prima parte del progetto di John Cascone e Dario Vanasia) e cercare un modello di sana e robusta costituzione, affermato e di fama consolidata. Una lingua franca. A Modica, al C.O.C.A. (archivio biblioteca arti contemporanee), Corso Umberto I n. 420, domani, venerdì 1 novembre la prima azione.

Smisuratezza, verticalità per nulla dirimenti il conflitto tra padri e figli, mancanza di piano, sfalsamenti e falsari, fiancate nude, muri carichi di coltri, aperture e chiusure intercambiabili, in agguato, garage cuore di casa, appropriazioni indebite di suolo pubblico, spudoratezze fognarie, coperture da stabulazione, merlature: i linguaggi dell’alienazione.

Il piano regolatore gelese risale al 2010; atteso dal 1968.

Il supposto potere accentratorio che la periferia eserciterebbe sul centro è vuoto concetto, riempiendo il quale, crollerà ogni costruzione di senso, e lo spontaneismo fungino del blocchetto rientrerà nei ranghi donde è venuto. Le grandi soluzioni artistiche non passano per un sottovuoto praticato in presenza d’aria ma sono lo stretto foro della regola. Qui, a Gela, o laddove la libertà di parlare (costruire) a vanvera è data/fu data, al massimo, v’è un caos applicato, funzionale a tratti, solo a tratti irreale. Perciò cosa, lurida cosa senza essente.

chiamate

John Cascone
Nato a Cheltenham (UK) nel 1976. Artista visivo e sonoro, performer e videomaker. Si è laureato nel 2004 in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Pisa. Dal 1999 è stato fondatore e collaboratore di diversi gruppi multidisciplinari (Formiche Elettriche, VOI, Città del Maiale Nero, EX, CARGO CULT). Dal 2010 al 2011 è stato assistente di Cesare Pietroiusti. La sua ricerca si è concentrata sullo studio del rapporto tra immagine-tempo-materia. Vive e lavora a Roma.

Dario Vanasia
Nato a Scicli (RG) nel 1982. Artista visivo, dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Ragusa e di Bologna, dal 2007 ha condotto ricerche e azioni sulla produzione e la comunicazione dell’immaginario come fenomeno sociale (dalla strada ai social network), avvalendosi spesso dell’interazione con vari artisti, operatori culturali e il pubblico. Vive a Scicli.

“Vermeer” alle Scuderie del Quirinale e “Arte contemporanea” al Macro – Federico De Leonardis

[da qui]

Un nesso fra due mostre romane

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Per le stesse strade di cinquant’anni fa. Festa grande a Roma: evviva, tutti al Macro! E, prima, lunga carrellata di olandesi. Scrivo per me, ho visto un nesso, c’è un legame. Intanto per cominciare, il rumore del mondo, il gran mondo, nella Roma dell’arte contemporanea. Qualcosa lega le due mostre, forse in negativo, ma c’è un nesso fra i due affollamenti, e io in mezzo, pesce fuor d’acqua: la mondanità mi è estranea. Per scelta, per carattere, per accidente? Bah, vattalapesca. Per le stesse strade di cinquant’anni fa, non ho più le scarpe strette però, i calli, non ho più vent’anni, ma sono esattamente lo stesso: balle che si cambia, si cresce, si evolve. Brillava la pioggia sull’asfalto di Porta Pia, brilla ancora: non ci sono variazioni: “via dalla pazza folla”2 il rumore s’allontana e io cerco il nesso tra quanto ho visto, prima, al Quirinale e dopo, in questo museo cittadino, al gran galà del museo cittadino. Ripeto: c’è un nesso, intanto c’è lo stesso personaggio oscuro che cerca un nesso in se stesso, tra cinquant’anni fa e l’oggi. Continua a leggere

“L’immagine che resta” – Francesco Lauretta alla Ermanno Tedeschi Gallery (8 feb – 29 mar)

Senza titolo, 2010, olio su tela, cm 150x120
Senza titolo, 2010, olio su tela, cm 150x120

Il comunicato stampa:

Mi piacerebbe fare una mostra che lasci ricordare, affacciare su un mondo remoto, arcaico ma senza sentimentalismi e allo stesso tempo ci ponga nella condizione di riflettere sul nostro tempo incerto. Mi piacerebbe scrivere racconti brevi, tanti, uno al giorno che raccontino le difficoltà di vita e di morte, e che poi scivolassero come allegorie per riflettere la pittura giunta nel mio tempo come briciola dorata lasciata dentro una teca. Potere osservare lo sguardo, dritto negli occhi di un animale, una pecora, pecore come fossero umani gli occhi incomprensibili. Mi piacerebbe impastare i colori con violenza e con violenza stracciare le foto col colore febbrile, che differentemente dai grigi –o cachi- toni nordici e mediatici tipici di molta della pittura today riflettano l’ambiguo,un collasso pittorico, perché la pittura ha bisogno di nuovo d’ossa, d’una verticale eretta, di vertebra, incandescenza contro. Perché dopo anni, poco più d’un lustro scopro che di ri-costruzione, ricordo, riproduzione e redenzione ha bisogno questo medium maltrattato, di ingegneria. Mi piacerebbe far sentire in chi guarda l’aldilà della pittura, e la pittura figurativa deve andare al di là delle interpretazioni convenzionali, e gli elementi reali si impongono più nettamente allo sguardo dell’osservatore quanto più si estinguono nel mondo. Ecco che dipingendo in chiusura e ritocco, nella ciarla, sotto pompa sfarzosa dell’allegoria, mi piacerebbe suggerire, con poesia, alla pittura: prendi le tue tombe e va’ .


“L’allegoria è la capacità di dare espressione al mondo non nella sua pienezza e nella sua perfezione, ma nel suo andare in rovina e frammentarsi”. W. Benjamin

[Quello che noi vediamo nelle scene di Lauretta, fatte di mille particolari che si scoprono a poco a poco, è l’immagine nell’immagine; per questo si può parlare di meta- pittura, ovvero dell’uso del linguaggio pittorico come mezzo concettuale di riflessione sulla pittura stessa: le opere di Lauretta entrano ed escono dall’ipotetica “cornice” e intercettano segnali futuri.]

Yo La Tengo al “Flog” di Firenze il 28 Novembre

[In vista del concerto fiorentino del 28 novembre al Flog di Firenze, propongo una playlist degli Yo La Tengo, rinnovando lo stesso post, traccia scaccia traccia, per i nostri lettori/ascoltatori.]

Playlist:

More stars than are in heaven, qui, tratta dall’ultimo album Popular songs (2009).

Autumn sweater, qui, tratta da I Can Hear the Heart Beating as One (1997).

– Don’t have to be so sad, qui, da Summer sun (2003).

Mr. Tough, qui, da I’m Not Afraid Of You And I Will Beat Your Ass (2006).

– From the motel 6, qui, da Painful (1993).

– Everyday, qui, da And then nothing turned itself inside-out (2000)

The summer, qui, da Fakebook (1990)

– Mushroom cloud of hiss, qui,  da May I sing with me (1992)

Blue line swinger, qui, da Electr-O-Pura (1995)

The empty pool, qui, da Ride the tiger (1986)

Concludiamo, sotto,  con You can have it all, da And the nothing turned itself inside-out (2000) e buon concerto a tutti!

Details a Modica (La Veronica arte contemporanea), dal 26 sett. al 26 nov. 2009


Details

Ivo Bonacorsi – Andrea Cerruto – Giovanni De Lazzari – Diego Marcon – Arianna Vanini

A cura di Roberto Pinto

26 settembre – 28 novembre

Inaugurazione: Sabato 26 Settembre ore 21.00

Orari galleria: dal martedì alla domenica 15:00 – 22:30

Fuori orario su appuntamento

La Galleria La Veronica arte contemporanea (www.gallerialaveronica.it) è lieta di annunciare Details, mostra a cura di Roberto Pinto. L’esposizione, che inaugura sabato 26 settembre alle ore 21 proseguirà fino al 28 novembre.

Dopo la pausa estiva, la Galleria riapre la stagione espositiva con una collettiva di giovani artisti ribadendo la volontà di far conoscere al pubblico protagonisti emergenti del panorama artistico contemporaneo. In una società che è sempre più mediatica e alla ricerca di grandiosità e provocazioni, l’idea di Details riporta l’attenzione sui particolari dimenticati. Gli artisti che partecipano alla mostra Details condividono l’intento di lavorare ignorando la spettacolarità a cui ultimamente anche l’arte contemporanea ha ceduto. La collettiva riunisce sei artisti dal percorso e dagli esiti artistici differenti ma uniti da questo comune atteggiamento di ricerca. Il progetto, il disegno e i particolari tornano al centro di un discorso artistico fatto di riscoperte e di dettagli.

“L’arte — e la cultura più in generale —, proprio in relazione alla realtà che ci circonda, credo debba tentare di soffermarsi di più sulla caratura e sul significato di ogni elemento in gioco, soppesando l’importanza e analizzando anche i più minuti dettagli di cui si compone, alla ricerca di un significato che sembra farsi sempre più sfuggente nella società attuale. Credo che l’arte nasca e si occupi proprio di particolari. E su questi particolari costruisce storie (non necessariamente lineari), indaga la realtà (non necessariamente il suo significato superficiale), si mette a nudo (svelando i meccanismi del proprio funzionamento). Solo in questo modo si può salvare dalla genericità e dalla superficialità”, scrive Roberto Pinto nel testo che accompagna la mostra. Fil rouge che unisce idealmente le opere degli artisti in mostra è la volontà di esplorare la propria identità e trovare, attraverso una ricerca e un lavoro quotidiano, l’adeguata resa formale delle proprie ispirazioni. Inserita nella meravigliosa cornice della barocca Modica, La Veronica continua il suo lavoro espositivo disegnando una mappa aggiornata e fresca delle nuove tendenze e delle attività artistiche indipendenti e sperimentali.

Ufficio Stampa

Rosa Carnevale

Tel. 3391746312

ros.carnevale@gmail.com

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Ivo Bonacorsi (Vergato, 1960) si laurea nel 1987 al D.A.M.S di Bologna. A Bologna espone giovanissimo alla Galleria Neon partecipa alla GAM al primo ciclo di eventi della Settimana della Performance.Nel 2004 espone al Careof di Milano Schermi, barricate ed altre immagini a cura di Roberto Pinto.Nello stesso anno il progetto per Isola Art Center A tainted event, insieme a Steve Piccolo and Mirella Miramuci. Collabora come critico e giornalista con Il Manifesto, Alias, Radio Popolare, Flash Art.Nel 2000 ha fondato insieme a Alin Avila e Natalie Mei la rivista d’arte Arearevue)s.Nel 2005 cessa ogni attività espositiva con la performance Announced Retirement un vero incontro di box dedicato ad Arthur Cravan e si trasforma in artista da calendario e chef culto Vive tra Oslo e Parigi dove si occupa del ristorante clandestino ed itinerante che ha fondato a Parigi con Dominic Dalcan e Francis Fichot. Scrive libri di cucina ed affumica pesce pescato nei fiordi.

Andrea Cerruto (Ragusa, 1979) dal 2004 ha esposto in gallerie private in Germania e in Italia. Nel 2005 ha partecipato alla XIII edizione di VideoPopTv (sez.kaleidoscope) presso il Centro per l’arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. Nel 2008 ha esposto a Venezia alla mostra Re-Pubblic a cura di Amerigo Nutolo. Nel 2009 ha partecipato al workshop Incompiuto Siciliano con il collettivo Alterazioni Video presso il Docva, Fabbrica del Vapore di Milano. Vive e lavora tra Como e Modica.

Giovanni de Lazzari (Lecco, 1977) ha studiato all’Accademia di Belle Arti -G. Carrara- di Bergamo. Nel 2008 ha preso parte al XIV Corso Superiore di Arti Visive presso la FAR – Fondazione Antonio Ratti di Como, vincendo il secondo Premio Epson FAR per la ricerca artistica. Suoi lavori sono stati esposti alla Jugoslavian Biennal of Young Artist e alla galleria Nadine, Bruxelles.Ha esposto presso l’Associazione Viafarini di Milano e, nel 2006, ha partecipato insieme con Edi Hila alla mostra curata da Adrian Paci presso la Galleria Francesca Kaufmann di Milano. Nel 2009 la Galleria Simona Vendrame gli ha dedicato una doppia personale insieme all’artista Oppy De Bernardo. Vive e lavora a Lecco.

Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985) si diploma nel 2006 come montatore cinetelevisivo presso la Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media di Milano. Lo stesso anno crea con Federico Chiari e Anna Franceschini, il PAD- Piccolo Artigianato Digitale, collettivo che si occupa di live performance e video, collabora con diversi artisti come montatore e porta avanti la sua ricerca personale. Nel 2007 si iscrive alla facoltà di Design a Arti dello IUAV di Venezia. Nel 2009 viene selezionato per partecipare alla XV edizione del Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti, dal titolo Siamo capaci di far piovere ma nessuno ce l’ha mai chiesto, Visiting Professor Walid Raad. Vive e lavora tra Milano e Venezia.

Arianna Vanini (Varese, 1977) dopo essersi laureata in Economia Politica all’Università Bocconi di Milano, si è iscritta al corso quadriennale di Scultura dell’Accademia di Brera, conseguendo il diploma nel 2008. Dal 2004 ha partecipato a esposizioni collettive in Italia e Germania, presso spazi privati, gallerie, istituzioni pubbliche. Nel 2005 ha conseguito il premio Salonprimo nella categoria scultura e nel 2007 ha rappresentato l’Accademia di Brera nella rassegna Hdemia Contemporanea a Modena. È stata selezionata per partecipare alla XV edizione del Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti, dal titolo Siamo capaci di far piovere ma nessuno ce l’ha mai chiesto, Visiting Professor Walid Raad. Vive e lavora a Milano.

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TESTO CRITICO (estratto)

di Roberto Pinto

“L’idea di Details nasce dalla constatazione che la società e la politica, sempre più mediatica, che ci circondano, propongono sovente una facile equazione da cui risulta che chi è più spettacolare, chi grida più forte, è vincente. Anche il mondo dell’arte ha contribuito in più occasioni ad alimentare l’idea che gli obiettivi da perseguire siano la ricerca sempre più enfatica di grandiosità negli interventi e l’esasperata necessità di operare sulla provocazione. In entrambi i casi, è scontato, ma va specificato, qualità e quantità non necessariamente sono in stretta relazione.

Gli artisti che partecipano alla mostra Details condividono l’intento di lavorare ignorando la spettacolarità. Il proposito è, quindi, di riunire in un’esposizione artisti le cui opere si concentrano sul progetto, il disegno, i particolari, appunto, che costruiscono il senso stesso dell’intervento. L’arte — e la cultura più in generale —, proprio in relazione alla realtà che ci circonda, credo debba tentare di soffermarsi di più sulla caratura e sul significato di ogni elemento in gioco, soppesando l’importanza e analizzando anche i più minuti dettagli di cui si compone, alla ricerca di un significato che sembra farsi sempre più sfuggente nella società attuale. Credo che l’arte nasca e si occupi proprio di particolari. E su questi particolari costruisce storie (non necessariamente lineari), indaga la realtà (non necessariamente il suo significato superficiale), si mette a nudo (svelando i meccanismi del proprio funzionamento). Solo in questo modo si può salvare dalla genericità e dalla superficialità.

La ripresa del disegno, così come la necessità, quasi maniacale, di dedicarsi alla resa formale del lavoro non è da intendere in una prospettiva anacronistica o accademica, bensì come strumento di indagine anche in funzione di un più stretto dialogo con lo spettatore, che è reso partecipe di un diverso punto di vista. Il lavoro quotidiano con il suo sforzo di comprensione e di miglioramento dialoga quindi con l’evento tentando di sintetizzare l’ansia di vivere……”

Lacrimogeni – Francesco Lauretta alla Galleria Allegretti Contemporanea di Torino dal 13/02 al 20/03/2009

FRANCESCO LAURETTA

LACRIMOGENI

a cura di Gabriella Serusi

Periodo: dal 13 febbraio al 20 marzo 2009

Inaugurazione: giovedì 12 febbraio alle ore 19

alla presenza dell’artista

La Galleria Allegretti Contemporanea è lieta di presentare per la prima volta nei propri spazi espositivi Lacrimogeni, una personale dell’artista siciliano Francesco Lauretta, a cura di Gabriella Serusi.

Conosciuto per i quadri suggestivi e stranianti, meticolosamente dipinti in stile quasi iperrealista a partire da fotografie, dedicati alla rappresentazione di personaggi o di grandi scene corali saldamente ancorate alla tradizione sacra o alla cultura profana della sua Sicilia, Francesco Lauretta (Ispica, 1964) porta avanti da anni una ricerca poetica e critica sul senso di appartenenza culturale, sulla riscoperta delle proprie radici, sull’identità e sulla capacità del linguaggio pittorico di raccontare, in rapporto al complesso sistema delle immagini contemporanee, tanto un mondo custodito nella memoria quanto la realtà attuale.

Lacrimogeni è il titolo di questo nuovo progetto, appositamente realizzato per la Galleria Allegretti di Torino. In mostra, vengono presentati cinque lavori pittorici di media e grande dimensione incentrati sul racconto di luoghi, personaggi, oggetti e situazioni strettamente connessi all’espressione delle proprie radici; un folto gruppo di piccoli disegni sul tema della preghiera; due installazioni dal sapore ludico; una scultura a forma di Madonna interamente ricoperta di cioccolato e decorata con praline di zucchero colorate; un video dal titolo Gaudium et Spes sul tema della famiglia. Infine una performance enigmatica intitolata Natività allo shangai, una sorta di presepe contemporaneo allegorico in cui la figura del Bambino Gesù è stata sostituita da un accrocchio di bastoncini (il gioco dello Shangai) posti a simbolo dell’avvento di un futuro incerto, caotico e casuale.

Lacrimogeni è una mostra complessa in cui si ritrovano accanto ai temi maggiormente indagati dall’artista e ai soggetti più conosciuti, nuovi spunti di riflessione sulla condizione attuale della famiglia, sulla malattia, sulla morte e sul dolore, sui concetti filosofici di nascita e destino. Alla rappresentazione ambigua di certa cultura religiosa cattolica, radicata nel vissuto e nella memoria personale dell’artista, si aggiunge la riflessione sul tempo presente, sullo svuotamento di significato di antichi riti e sull’affermazione di nuovi miti legati al consumismo e all’intrattenimento. In questo senso, la mostra si configura come “viaggio dentro l’uomo di oggi”.
Lacrimogeni – scrive Francesco – è una mostra per occhisenzasonno, è una lezione di economia esistenziale, una lotta contro lo spreco emotivo, un’occasione per vivere l’essenziale.” Ma Lacrimogeni è anche una mostra piena di poesia, venata di malinconica speranza, ironica e dissacrante, capace di fare riflettere non soltanto sulla condizione attuale dell’individuo nella società globalizzata ma anche sul ruolo dell’artista e sul rapporto fra realtà e rappresentazione della stessa.

Catalogo con testi di Gabriella Serusi e Francesco Lauretta disponibile in Galleria

Francesco Lauretta è nato ad Ispica (RG) nel 1964. Vive e lavora a Firenze.
Fra le mostre personali recenti, ricordiamo nel 2008 Wherever, centro ricreativo di quartiere, Galleria La Veronica, Modica; nel 2007 e nel 2004 quelle intitolate Privato e Le metafisiche presso la galleria Colombo di Milano; nel 2007, Scuola di pittura alla Galleria Civica di Trento e nel 2005 Finisterre a Palazzo Bricherasio, Torino; sempre nel 2005, Bubble Gum, presso la Galleria Carbone.to, Torino. Fra le mostre collettive recenti: nel 2008, XIII Biennale d’Arte Sacra Contemporanea, Museo Stauros, Santuario di S. Gabriele, Teramo; Immagine la vita, Spazio Gerra, Reggio Emilia; nel 2007, Premio Agenore Fabbri, Museo della Permanente, Milano/Stadtgalerie, Kiel/Kunstlerhaus, Graz, a cura della Fondazione VAF; nel 2006 videoREPORT ITALIA 04_05, Galleria Comunale di Monfalcone (GO); La donna Oggetto, Miti e metamorfosi al femminile 1900-2005, Castello Sforzesco, Vigevano (PV).



Galleria Allegretti Contemporanea

Apertura: dal martedì al sabato dalle 15:00 alle 19:00
Via San Francesco d’Assisi n. 14 – 10122 Torino

Tel. 011.50.69.646 – Fax. 011.55.38.799

info@allegretticontemporanea.ithttp://www.allegretticontemporanea.it

Gioielli di famiglia (20/12/2008 – 24/01/2009) – La Veronica arte contemporanea

locandina

La Galleria La Veronica Arte contemporanea cambia sede. Da sabato 13 dicembre la Galleria diretta da Corrado Gugliotta si trasferirà nei nuovi e più ampi locali di Via Grimaldi 55 (Modica, RG), di fronte la sede “storica” inaugurata nell’aprile 2007. La nuova sede sarà presentata al pubblico il 13 dicembre alle ore 21.

A poco più di un anno dall’apertura, dunque, la Galleria La Veronica cresce e si rinnova, aprendo una prestigiosa sede espositiva nel cuore del centro storico. Cento mq di superficie, due sale ampie e luminose con vista sul Corso Umberto, per venire incontro alle rinnovate esigenze espositive della Galleria, ma sopratutto per offrire al pubblico e agli amanti del settore una vetrina più ampia sull’arte contemporanea, con mostre temporanee ma anche con la rotazione delle opere della collezione permanente.

La Galleria La Veronica, peraltro, si rinnova nel segno della continuità. Non solo perché mantiene la location (la nuova sede dista pochi passi dalla precedente) e il suo ruolo di crocevia di idee tra gli artisti e il pubblico, ma anche perché restano inalterate le scelte di fondo che l’hanno imposta all’attenzione degli esperti, dei collezionisti e della stampa specializzata, basate sulla valorizzazione di artisti emergenti e sulla presentazione di alcuni protagonisti del panorama artistico internazionale, senza trascurare gli autori del luogo o che hanno avuto legami di varia natura con la nostra terra.

In linea con questa filosofia, per l’inaugurazione della nuova sede sarà allestita una collettiva dal titolo “Gioielli di famiglia”, con opere di Davide Bramante, Adelita Husni-Bey, Nicholas Jeffrey, Francesco Lauretta e Maya Quattropani.

La mostra vuol essere un omaggio agli artisti che sono stati protagonisti degli eventi organizzati dalla Galleria contribuendo al suo successo, ma anche l’occasione per tracciare un bilancio artistico di questi venti mesi di attività. La mostra potrà essere visitata dal 13 dicembre al 24 gennaio, tutti i giorni (escluso il lunedì) dalle ore 15,30 alle 22,30.