QUANDO ZIO SANTO MORÌ – Angelo Rendo

Con voce assai flebile mi disse di dargli il tovagliolo di carta appoggiato sul comodino. Glielo porsi.

Di fronte, la collina di San Matteo, che tutta si mostrava agli infermi.

Quel tovagliolo, conservato ora da qualche parte, servì quattro segni morenti, veloci.

Era la tarda estate del 2005, lo zio stava morendo, ed io lo assistevo.

L’ospedale Busacca ha una posizione invidiabile, accoglie luce da ogni parte, e fedelmente resta alla collinetta che guarda il colle San Matteo, e il centro tutto idealmente abbraccia.
Per chi muore la vista è lancinante e impagabile.

Leggevo, lui ritto mirava, fino a che non si fece prendere da un sussulto, e mi invitò a guardar bene il colle. Vedi la zattera? E vedi la libertà che guida il popolo? Balbettò Delà, Gericò, di lì a poco fu libero. Lasciò la zattera sul pezzo di carta. Entrò nella chiesa sconsacrata.

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