PUH, SPARATU! – Angelo Rendo

Stretti improperi, gonfi regimi del senso il dialetto porta in dote. È il caso del violento e sorvegliato aplomb in “Puh, sparatu!’, che s’impone quando i dormienti vogliono continuare a dormire. Ognuno col proprio reddito universale, a dormire, o col tempo nel tempo per sempre presente.

Un ottativo (“Possa tu morire sparato, e sputato!”) per un uomo che mal si sopporta, o del quale risibile è la verve nel presidiare la grande fortezza egotica. O finanche può condurre alla chiara, legale presa visione dei tanti fori nell’anima, riversa a faccia all’aria e ferita; più adatta alla compassione che alla ferocia, ché di questa pienezza è l’ambasciatrice più seria.

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