ASPETTANDO IL MIO TURNO AL GABINETTO – Angelo Rendo

Aspettavo. Aspetto
che non avvenga nulla che non sia
già arrivato e dove sono?

Quando libereremo il pensiero
dalle grinfie degli avvoltoi quando
ogni poeta aspetterà la sua fine?

Per dire io
non l’ho mai conosciuto mai
me l’hanno presentato.

Nel gabinetto
di un ristorante del paese

pensieroso e altero,
alto quanto me. Più cattivo

della sua opera.

Entravo. Usciva.

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