Parlo in dialetto – Angelo Rendo

Non mi sono mai concesso di parlare l’italiano, nel mio paese, Scicli, o nei centri vicini, o nella mia isola. Mio, mia, miei per modo dire, ché più avanzi meno possiedi.

Quasi sempre sono qui. E quasi sempre parlo in dialetto, mentre punteggio in una lingua senza nomi, senza inflessioni, una lingua assente, che non ricordo di aver mai conosciuto prima del suo affioramento ma che, in tutta evidenza, invece, è pronta all’uso, una volta abbandonato il consorzio umano.

È il motivo per cui mi sento estraneo alle lingue d’occorrenza e consortili, appunto. Di esse beneficiano professionisti, alti e borghesi od estimatori degli uni e degli altri. Che nell’ordine mimetico sguazzano, per non cadere preda.

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