Da Sortino a Ferla – Angelo Rendo

Entrammo in una conchiglia, nera e dura all’esterno, tre volte concava; molle dentro. E subito venne che, senza resistenza, una donna, mal seduta su un banco, ci si mostrò dinnanzi, incurante non sapessimo che dire, a viva e gran voce discorrendo con un’amica delle minchie o minchiate di paese, somma della gratuità.
Prima, Gioseffo Bruna e Salvatore Motta – dal 1636 l’uno, dal 1838 l’altro lì, a San Sebastiano, giacenti – ci avevano soffiato trombe, polvere ed ossame sugli occhi, presto divenuti preda dei cherubini del fercolo. A Ferla.
A Sortino, invece, il conturbante pizzolo, uno dei migliori prodotti della panificazione siciliana; un monumento culinario, al quale la Matrice tenta da sempre di offrire le colonne tortili, come altrove nei paesi iblei del siracusano, ma nulla può. La dura pietra non comunica che alle stelle, le spighe alla pancia.

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