Una sirena – Angelo Rendo

Mi fa cenno di no con la mano, che no, non deve rifornirsi, si mette di lato e scende, pesante, incespicando nel predellino.
Da un paio di mesi che non lo vedevo, d’estate si aggira spesso da queste parti; di lui non sapevo nemmeno il nome, è stata una punta d’ingegno a spingermi, poco prima che il nostro incontro finisse.
Non ha più nel suo malconcio camper l’impianto a gas, va a metano. È venuto a salutarmi, perché finiremo di vederci. Ma si faccia vivo, quando si troverà lungo la marina, mi raccomando.
È un viandante, ce l’ha avuta col mondo intero, da qualche anno è diventato un’autorità marziana. Veste sempre di nero, bisunto e lercio in ogni parte del corpo, le unghie ripostigli di mali e anatemi. Occhiali da sole lo coprono e una bandana al collo. Corpulento, a stento entra negli abiti, porta un cappello nero, a falde larghe da signora, di paglia.
Ma prima di diventare uomo, l’uomo è stato sirena, e l’utero il mondo intero, rimasto in sorte alla donna, quale vile memoria.

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