L’uomo che prega – Angelo Rendo

Come se fosse forte l’impellenza, agitato, mi chiede dove sistemarsi. In bagno? No, si corregge, bagno sporco. Qui, sull’ammattonato, fuori dal mio bunker, ma ci ripensa, e decide per il piazzale, lontano, e aperto al verde, dopo essere giunto improvviso col suo mezzo.
Quindi, tira fuori un tappetino nero, e, rivolto a nord-est, stretto da superstizione subitanea, in ritardo sull’ora del tramonto, e su tutto, acchiappa per i capelli la divinità, che lesta fugge via sulla sua Focus, prima che felice, coi denti in vista, mi saluti, e ringrazi, il dolce pakistano.

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