Governanti, poeti e moralisti – Angelo Rendo

Per scrivere di un luogo, ci vuole molta prudenza. Sui volatili che trascorrono da un capo all’altro del quartiere cosa vuoi dire, stai a guardarli più del previsto. Così passano i governanti come i poeti. Gli uni e gli altri trascendono le stagioni della vita, calcolando a mente le distanze che intercorrono fra il sentimento e la ragione secca, o fra la ragione nociva e il sentimento secco.

Poi, certo, c’è qualcos’altro ancora, motivo ricorrente, chiodo fisso, allorché ci si sposta dal mare alla città: il moralista, a pezzi, con le ascelle sudate e la bocca asciutta; in quei pochi chilometri i filtri vengono a lui; e non c’è verso di illuminare la sua bella tana aperta. (Ho scritto motivo, sì, è il pensiero inetto che trasla la lingua in territori non suoi, sì, avrei dovuto dire, come faccio ora, è uno stativo, uno stativo ricorrente.)

Quando un essere umano giunge alla propria abitazione, è oltremodo chiaro che non capisce più nulla. Potrebbe trovare tentazioni di ogni sorta, ma nulla da fare, l’impiantito ideologico non riesce a rompersi, più facile cada un dente; si ha sempre troppa cura della casa.

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