SERPENTI, MANGUSTE, INCANTATORI DI SERPENTI E ALTRE COSE DEL GENERE – MARIANNE MOORE (Trad. Angelo Rendo)

Ho un amico che pagherebbe oro
per quelle lunghe dita tutte uguali
per quegli orribili artigli d’uccello,
per quell’aspide esotico, per la man-
gusta:
animali del paese in cui tutto è
duro lavoro, il paese di chi cerca l’erba,
di chi porta la torcia, del cane col suo servo,
del messaggero-portatore, dell’uomo santo.

Assorto in questo distinto verme
selvaggio, feroce quasi
come il giorno in cui fu preso,

egli lo fissa

come chi guarda qualcosa senza esserci.

“La piccola serpe che rapida guizza nell’erba,
la mite tartaruga dal dorso screziato,
il camaleonte che passa dal rametto
alla pietra, dalla pietra alla paglia”,

lo accendevano rapinosamente prima,
ora, invece, la sua ammirazione è ferma.

Grosso, non pesante, sbuca dal cesto,
l’essenzialmente greco, il plastico animale
tutto d’un pezzo dal naso alla coda;
si è costretti a guardarlo come le ombre delle Alpi
che imprigionano nelle loro pieghe, come mosche
nell’ambra, i ritmi della pista di pattinaggio.

Questo animale, importante sin dai tempi più antichi,
raffinato per i suoi adoratori – perché è stato inventato?
A dimostrare che l’intelligenza nella sua forma pura,
avventuratasi sul treno del pensiero improduttivo,
tornerà indietro?
Non lo sappiamo; la sola cosa positiva è la sua forma;
ma perché protestare?
La passione di drizzare le persone è di per sé preoccupante,
una malattia.
Meglio il disgusto, che a sé non chiama alcun onore.

SNAKES, MONGOOSES, SNAKE-CHARMERS, AND THE LIKE

I have a friend who would give a price for those long fingers all/of one length—
those hideous bird’s claws, for that exotic asp and the mongoose—
products of the country in which everything is hard work, the country of the grass-getter,
the torch-bearer, the dog-servant, the messenger-bearer, the holy-man.
Engrossed in this distinguished worm nearly as wild and as fierce as the day it was caught,
he gazes as if incapable of looking at anything with a view to analysis.
“The slight snake rippling quickly through the grass,
the leisurely tortoise with its pied back,
the chameleon passing from twig to stone, from stone to straw,”
lit his imagination at one time; his admiration now converges upon this.
Thick, not heavy, it stands up from its traveling-basket,
the essentially Greek, the plastic animal all of a piece from nose to tail;
one is compelled to look at it as at the shadows of the alps
imprisoning in their folds like flies in amber, the rhythms of the skating-rink.
This animal to which from the earliest times, importance has attached,
fine as its worshipers have said—for what was it invented?
To show that when intelligence in its pure form
has embarked on a train of thought which is unproductive, it will come back?
We do not know; the only positive thing about it is its shape; but why protest?
The passion for setting people right is in itself an afflictive disease.
Distaste which takes no credit to itself is best.

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