Demiurgia – Angelo Rendo

Dispongo di parole illeggibili. Le tiro fuori dalle nocche di mezzo della mano destra, fino a che quelle estreme della sinistra non giungono rabbiose e di soprassalto a sfondare la diga demiurgica.

Eccone una, ad esempio, grassa e nuda, seduta sotto un masso, custodito da due piccole pietre, le quali inducono al sonno un’altra parola, matura e grondante sudore. Questa è, nella parte bassa del palmo, difesa da scarti acuminati e preziosi di ossa, nella punta delle dita da lisce pietre in stato di quiete.

La prima saluta le seconde – tutte intente nella guardiania – l’altra è catturata da una sottile e ostinata polvere.

Ognuna di loro bisogna che scenda dall’alto verso il basso su un piano inclinato.

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