Congruità – Angelo Rendo

La nozione di “congruità” parte dall’alto, e non può sovrapporsi senza rischio alle necessità del caso. Che sono sempre incongrue al processo di imitazione.

L’aggettivo ‘congruo’ ha preso a perseguitarmi ieri sera, mentre rispondevo a una ragazza che aveva scelto un periodo alquanto petroso, e l’aveva fatto suo senza rendersi conto che la parola non è mai un’occasione a buon mercato. Allora, ho dovuto riprenderla, e dirle che, appunto, non era congruo il suo investimento rispetto al testo che aveva davanti.
Poi, ‘congruo’ è ritornato, terrifico, nella corrispondenza dei fratelli Weil, con André completamente fuori misura, stonato, e incongrua Simone nei riguardi del fratello.

Una forza premeva verso Gondi, l’altra verso Galiani con la supervisione di Nietzsche. Quest’ultimo dalla prima aborrito, dal secondo condotto a ragione.

Napoli non ha prodotto che “vili intriganti” come politici scrive la Weil, il Weil carica sottolineando quanto contorta sia la mente del meridionale. (Altra cosa i fiorentini col loro “spirito semplice e grande”.)
Solo l’abate napoletano Galiani – più profondo di Voltaire, quindi meno loquace, l’uomo più profondo, più acuto e più sporco del suo secolo scriveva Nietzsche e assentisce André – si salva.

Nelle corrispondenze – come nelle chat – ci si lascia andare al pettegolezzo, diventando incongrui all’arte e alla scienza. Troppa umana cosa. E come tale congrua alla mimesi del razzismo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...