Oralità Analità Infamità – Angelo Rendo

Imperterrito continuava a scrivere “la luce che acceca”. Non certo un buon motivo per apparire ciechi. Era infatti la ragione – che spegneva la facoltà oracolare – ad accecare per fortuna la luce.

Per prendere alle spalle, s’era costruito un credito, sperando gliene avanzasse il giorno in cui se ne fosse trovato senza. Lo perse strada facendo per uso massiccio di grama ironia. Quest’insana interlocutrice passa, infatti, per essere una donna fascinosa. Non lo è. Fa la vittima. Ricopre di spesse coltri le menti che agguanta e ritaglia ruoli su misura.

Le fedine politiche come adagio e il ritrovarsi della specie fanno ressa. È l’infamità: che viene, si siede e non si spiega, prova col lumicino a far breccia negli angoli più bui. Si perde nel fosso, s’alza, saluta e se ne va. Senza cibo, senza fama, senza vita.

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