Il germe dell’immortalità – Angelo Rendo

È venuto a trovarmi; convinto io gli abbia beneficato il figlio. Ci scambiamo una stretta di mano.

Nel frattempo, non ci sarà nulla da dire, penso. Mi illudo che al nulla debba esser concesso lo spazio che comunemente è della lode. Magnificarlo, poi, cos’altro sarebbe se non gentilezza?

Il vecchio uomo, invece, trasferisce lesto le sue maliziose parole in quell’androne molto trafficato. Lì vorrebbe trattenermi.

Me ne esco. Riflettendo ad alta voce sul germe dell’immortalità, il peggiore.

L’uomo, vecchio, appunto, ma tenero d’intendimento, mi ascolta. Rimane zitto, saluta e se ne va. Come nei sogni i morti.

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