Lavoro, identità e cittadinanza – Angelo Rendo

Un individuo che non sa più dove sta di casa, ne cerca una. In tanti non ne hanno più una. I pochi che ce l’hanno, e bella bella, parlano di cittadinanza, si infervorano, sanno. Chi non ce l’ha, di identità. Quando, però, l’identità diventa una ossessione, il vincolo democratico è rotto. Tanti piccoli io soli e lontani, ghermiti dal ratto della tolleranza.
Se pensiamo che tutto debba essere conosciuto, senza tenere in conto le reali ubbie del quotidiano, pronta è la via dispotica. A colpi d’identità si innalza il muro della distinzione. Ma la durata è nel solido, nell’indistinzione. E al centro c’è il lavoro, a cui tutti siamo chiamati, nessuno escluso.
Lavoro: parola nobile che disintermedia le sue più scontate connotazioni. Tutti chiedono diritti, ma l’inclusività passa per il dovere. Il dovere dell’uguaglianza.

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