Maestro, Principale, Buonuomo – Angelo Rendo

Tre sono gli esordi distintivi di un cliente all’arrivo: maestro, principale e buonuomo.

Maeeesro, il primo dei tre appellativi, è il meno formale, agguanta l’officiante del rito strapazzando la parola “maestro”. Il nesso consonantico -str- suona retroflesso -sr-, tutta la parola gonfia in bocca, prima di levarsi la lingua al palato ed esser cacciata via. E stranamente è un prendere confidenza che non riconosce ruoli, la bocca non trattiene la coscienza.

Arà principali…”Principale” è il più neutro, e come tale neutralizza gli umori. Di solito sono le nature più scontate e servili – quelle il cui principio sbatte contro la fine nel tempo di due secondi – a farne uso.

Infine buonuomo, “Buonuomo, cortesemente, mi mette…”. La sufficienza compassionevole che serpeggia in quest’ultimo caso, invece, è pericolosa. Carica com’è di turpe nonchalance, accende le polveri, risveglia i morti.

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