Il richiamo dell’esergo – Angelo Rendo

Ogni autore di poco consistere mette in esergo alla propria opera una frase nitida, distillata, o due versi, di cui vuole lordare l’onore. A seguire, le sue parole. Che sono fosche, torbide, irrisolte: un organismo che si muove a scatti, e cigola, azzoppato dalla martellante regola. La quale desidera fare la sua parte. E prendere piede.

Alla nascita, il padre gli ha mangiato le orecchie, tagliato il naso, chiuso gli occhi, aperto la bocca a dismisura.

Che andrebbe bene in esergo, non fosse che al centro può dar conto all’uno e agli altri, e a nessuno.

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