Sirio – Angelo Rendo

Guardavo il dorso. Il titolo, il nome e il cognome. E ridevo, quando le lettere davano Angelo Rendo.

Le avanguardie son spesso baldanzose e proterve. Il lavoro, come il dolore, è un filtro attraverso cui passano i più grandi dispiaceri della storia.

In sostanza, le parole, quelle letterine là sopra nel cielo, non sono che nubi. L’ha scritto e cantato – verifico – persino Alex Britti, oltre a chissà quanti altri. Velano ciò che da sempre è manifesto.
Quanto è irrilevante, dunque, dibattersi dentro il vaso, se il sigillo – come per ogni azione non voluta – nasce e muore impresso nell’aria col suo mutevole odore.

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