Alzheimer, figlio di Dio – Angelo Rendo

Guarda come si soffia con la coda, e guarda, persino laggiù ci sono altre code e stanno tutte insieme, può servirsi anche di quelle. Dal sedile passeggero così parlava rivolto a me e al suo accompagnatore. E ci mostrava il mio cane che, seduto, in sensi ci guardava; e si spingeva fino all’erba della Pampas alla sua destra coi suoi alti e sensuosi ciuffi, a cinque metri da Rok. E, in un a parte, a bassa voce diceva alla sua guida Mi sono emozionato. E subito riprendeva a declamare osando: …il grollo che si incastra da ambo le parti. Con pollice e indice di una mano che affondavano nell’anello dell’altra.

Lo saluto, prima che vadano via, e mi fa sciogliere con un Oh carissimo, da tanto che non ci vediamo! Quindi, ripartono; e mi grida dal finestrino aperto Tanti auguri.

Le malattie entrano dalle fessure della porta. Io credo in Dio. Ha passo lento e gambe pesanti, ma arriva, e tutto sistema – il Galletto, il giorno prima, alla stessa ora di questa mattina aveva cantato, del resto.

Non ricordo.

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