Neonato – Angelo Rendo

Lo coglievo al petto, nel punto in cui è cucita la griffe, e subito gli cascavano una dopo l’altra le zeppe incastrate fra un mattoncino e l’altro. Sgusciavano dalla culla e gli si riannodavano alla coda. Piangeva e rideva; tremava: una testa piena di dottrina bavosa, un alito fetido per troppo calcolo. L’occhio a terra.

Un lungo e largo mantello ricopriva istanti, pensieri e terre emerse da giorni e subitaneamente riassorbite. Andava così. Una idea fissa che non garantiva più la lealtà, o il riguardo. Sarebbe stato troppo facile, troppo difficile tenersi a caldo un posto a vita. Guardavo chi mi esponeva il suo sistema come un neonato le ombre.

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