Dipingere in punta di piedi (per Marco Bettio) – Angelo Rendo

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Non è concepibile si stenda il colore temendo; ogni minimo tocco uno svarione, mai sia. Perciò la paura, quel controllo che la scioglie e la rende necessaria, superba.

Quando, infine, l’opera è compiuta, la mano appare decisa, tagliata, la scena sapientemente elementare – ammantata da tanta gentilezza e da una fedeltà primigenia alla geomanzia – e dalle estremità della tela, e da ciò che il colore cela, emerge come spettro silente, dimentico della propria origine, e del proprio destino il pittore.

‘Prima dell’annunciazione. L’apparizione dell’angelo’ (nella foto) di Marco Bettio è a casa mia. Un dono.

Solo il cielo senza incertezze e la luce marina possono accogliere le triangolazioni che si involano sulla tela e la finiscono: astrazione temeraria, azzardo rosso aragosta, fondo che inizia a tremare.

L’angelo è in croce. O è una libellula senza testa o uno di quegli artigianali ombrelloni di legno da spiaggia o un ragno.
Non è concepibile che dalla terra ferace inizi la metamorfosi. Che sia subumana. Eppure quell’ombrellone, venuto fuori dalla sabbia, spinge dal fondo per annunciare nulla che si sappia, nulla che non si apra.

Lo scheletro anticipa il paesaggio, e la pittura.

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