La lucentezza del marmo sepolcrale – Angelo Rendo

Succede una volta tanto, non sempre, quasi mai, mai, succede che un poeta abbia in sorte di non chiedere, trasvolando sull’ambita e noiosa corresponsione strofica: la dialettica intellettuale imbelle e costituita, l’approdo ultimo di ogni fine. Non accade quasi mai. Che non scelga di non fare danno e rimestare nel turbinoso altorilievo del cosiddetto reale. L’ uomo. Non il poeta.
E quando miracolosamente avviene che qualche pezzo di cibo intatto rimanga sospeso nell’orizzonte ultimo, di tutto quel bolo digestivo ogni più alta forma di espressione non potrà che restituire la lucentezza del marmo sepolcrale.

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