Quel che se ne va – Angelo Rendo

Si guardò allo specchio, e non si riconobbe. È proprio così che l’uomo che se ne va cade nelle mani infiacchite di chi segue e non vede. Se vi è un mancato carico, il proposito non dista dalla chiacchiera che una manciata di millimetri. Nello spazio intercorrente si alza sempre la voce. Non un dialetto senza pretese o di contrabbando, o un’affilata, analitica koinè di primitivismi emozionali, ma una superiore lingua, che compone bruscoli di memoria in tornita ceramica.

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