Ho scritto SUCA sulla sabbia – Angelo Rendo

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Nel tardo pomeriggio di ieri ho corso per tre quarti d’ora sulla spiaggia di Playa Grande. Sono arrivato fino alla foce dell’Irminio, magrissimo fiume.

Lungo il percorso mi sono imbattuto in tre notevoli scritte sulla sabbia e in una altrettanto notevole merda di cane accanto a una di esse, schivata per miracolo e forse più umana che canina. La parola riprodotta era una e una sola.

Bisillabo perentorio, che nulla concede alla stilizzazione e pare esser stato scritto e gridato da uno Stentore: Suca.

L’inebetita strafottenza della noia, il rovello di un represso, il tic di una sensibilità esacerbata, il tramonto color tuorlo del dialogo.

Chissà – mi chiedevo – quando è stato che questo imperativo è divenuto la ragione della Sicilia.

Avrei voluto scrivere la stessa cosa; così, per dar man forte all’idiozia. Sono stato trattenuto da un fremente tronco paratosi dinanzi. Stanco, vecchio, sensuale, spiritato.

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