Alba Talietti, o del tatuaggio – Angelo Rendo

All’improvviso compare davanti alla porta un uomo: Buongiorno, mi dicissi una cosa dove è Marina di Ragusa? Ah. E il castello di Donnalucata? Donnafugata. Ah. Dice che lì c’è un ristorante e si mangia bene. Ah. E mi dicissi un’altra cosa che c’è uno che fa tatuaggi a Marina di Ragusa, quanto mi ha detto che dista? 5 km. Ah. No, non c’è, per quanto ne so. Si deve fare un tatuaggio? No, me lo devo fare correggere. L’uomo viaggia in camper, è catanese, è panzutissimo e indossa una felpa nera con la scritta “Meglio un giorno da leone che cento da pecora”. Se la tira in alto di colpo: È questo – esclama. Mi lascia il tempo di interpretarlo. Una donna a seno nudo –  Alba sta scritto sopra la testa – che lui mi dice essere la Parietti, si mira in uno specchio, girato però verso chi guarda; alle sue spalle un mare slavato e appunto davanti lo specchio, a lato del quale leggo Talietti (“guardati” in siciliano). Se ne va senza salutare.

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