Dentro un’anfora (Camarina) – Angelo Rendo

Di Camarina, fondata da Siracusa nel 600 a.C., non esiste più nulla; le mura hanno ceduto alla spinta erosiva del mare, gli avanzi sono stati digeriti dal ClubMed – sorto a est del sito negli anni Ottanta – e da un vivaio a ridosso; il porto di Scoglitti a ovest ha stretto la morsa.

Rimangono miseri resti: i resti della casa dell’Iscrizione, della casa del Mercante, le rovine del tempio di Atena, in parte inglobate nel Museo, i resti della casa dell’Altare con pavimento a mosaico, l’Agorà, nella quale sono state individuate due stoà (N ed O) e quattro basi.

Il sito versa in condizioni di grave abbandono, è prospero di zecche e sempre fresche sono le visite dei tombaroli, il cui accesso è facilitato dai lunghi tratti di recinzione divelta sulla Santa Croce Camerina – Scoglitti.

Nel camminamento che dall’acropoli conduce all’agorà, infatti, sia che ci si volga verso il mare sia che si volga lo sguardo verso la provinciale strisce di frasche paiono coprire e al tempo stesso svelare: il terreno è costellato di buche di talpa.

Sei milioni di euro, i fondi europei per Camarina, intanto, si avviano a riprendere, proprio in questi giorni, la strada di Bruxelles; stanno per scadere i tempi utili per la presentazione di un piano realizzativo.

Ci rifacciamo col museo. L’ordinamento è cronologico, e assai degni di nota sono il Relitto dell’Elmo corinzio e quello dell’Elmo attico-etrusco, un tesoro di tremila monete del III sec. d.C., delle statuette dedicate a Persefone, un’arula con figura di Gorgone e il padiglione delle anfore su due livelli, più di mille anfore del VI sec. a.C. (corinzie, ionico-marsigliesi, greco-orientali, samie, attiche, chiote, lesbie, etrusche, fenicio-puniche, laconiche), delle quali almeno cinquecento riutilizzate come sepoltura a enchytrismos di neonati e bambini, provenienti dalla necropoli del Rifriscolaro (il fiume Oanis). Una collezione così ricca mette in luce l’importanza di questo scalo marittimo; gli scambi commerciali erano orientati verso la Grecia continentale, insulare e dell’Asia Minore, nonché verso il mondo fenicio-punico ed etrusco.

Gran parte del tempo dedicato alla visita del museo l’ho trascorso nel padiglione delle anfore, nella fattispecie al secondo livello, dove, al centro, strette fra due file d’anfore giacciono le epigrafi: il lapidario.

L’irreprensibilità, la saggezza, la bontà, l’unicità, la giustizia sono qualità mortuarie. Stavo per rimanere chiuso dentro un’anfora. Per fortuna è arrivata Adriana.

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